I beni strumentali nuovi in comodato d’uso rientrano nel “bonus investimenti 4.0”


È possibile beneficiare del bonus investimenti 4.0, in relazione all’acquisto di beni agevolabili, collocati fisicamente presso terzi (fornitori) in comodato d’uso, a condizione che: siano”strumentali” ed “inerenti” alla propria attività; siano utilizzati dal comodatario nell’ambito di un’attività strettamente funzionale all’esigenza di produzione del comodante; cedano le proprie utilità anche all’impresa proprietaria/comodante. (Agenzia delle Entrate – Risposta 15 ottobre 2021, n. 718)

La questione esaminata dall’Agenzia delle Entrate riguarda la spettanza del credito d’imposta per l’acquisto di beni materiali strumentali nuovi 4.0 (“investimenti 4.0” in strumenti di stampaggio), nell’ipotesi in cui tali beni siano installati presso soggetti terzi (fornitori) e da questi utilizzati, per mezzo di contratti di comodato, per produrre componenti in plastica per la comodante e, quindi, nell’ambito di un’attività strettamente funzionale alle esigenze aziendali della stessa.


In base alla disciplina agevolativa, è riconosciuto un credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali nuovi ricompresi nell’allegato A annesso alla Legge di Bilancio 2017 (Beni funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo il modello “Industria 4.0”). In particolare, per i suddetti investimenti:


A) effettuati dal 1° gennaio 2020 e fino al 31 dicembre 2020, ovvero entro il 30 giugno 2021, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2020 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione, il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del:
– 40% del costo, per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
– 20% del costo, per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro, e fino al limite massimo di costi complessivamente ammissibili, pari a 10 milioni di euro.


B) effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021, ovvero entro il 30 giugno 2022, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2021 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione, il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del:
– 50% del costo, per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
– 30% del costo, per la quota di investimenti superiori a 2,5 milioni e fino a 10 milioni di euro;
– 10% del costo, per la quota di investimenti superiori a 10 milioni di euro e fino al limite massimo di costi complessivamente ammissibili pari a 20 milioni di euro.


C) effettuati a decorrere dal 1° gennaio 2022 e fino al 31 dicembre 2022, ovvero entro il 30 giugno 2023, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2022 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione, il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del:
– 40% del costo, per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
– 20% del costo, per la quota di investimenti superiori a 2,5 milioni di euro e fino a 10 milioni di euro;
– 10% del costo, per la quota di investimenti superiori a 10 milioni di euro e fino al limite massimo di costi complessivamente ammissibili pari a 20 milioni di euro.


La sussistenza dei requisiti tecnici richiesti per l’inclusione degli investimenti tra i suddetti beni agevolabili può essere verificata tramite richiesta di un parere tecnico (interpello) al Ministero dello Sviluppo Economico.

Con riferimento all’ambito oggettivo dell’agevolazione, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che nell’ipotesi di beni concessi in comodato d’uso a terzi il comodante può beneficiare del credito d’imposta, a condizione che i beni in questione siano “strumentali” ed “inerenti” alla propria attività.
A tal proposito, ha evidenziato che, nell’ipotesi di comodato, il bene – anche se fisicamente non collocato nel luogo di ordinario svolgimento dell’attività e anche se non utilizzato in maniera diretta – può considerarsi parte integrante del complesso di beni organizzati dall’imprenditore ai fini del raggiungimento delle finalità dell’impresa qualora favorisca il consolidamento e lo sviluppo dei rapporti commerciali con il comodatario e la diffusione sul mercato dei prodotti commercializzati, costituendo un “mezzo” per il raggiungimento del “fine” della società comodante, che è quello della produzione di ricavi.
Pertanto, i beni devono essere utilizzati dal comodatario nell’ambito di un’attività strettamente funzionale all’esigenza di produzione del comodante e gli stessi devono in ogni caso cedere le proprie utilità anche all’impresa proprietaria/comodante.
Ai fini dell’agevolazione, dunque, relativamente ai beni agevolabili concessi in comodato, il comodante deve essere in grado di dimostrare, in sede di verifica, la sussistenza delle suddette condizioni, in particolare, di trarre utilità dalla stipula dei contratti di comodato con i fornitori.

Approvato il DL Fiscale


Il Consiglio dei Ministri ha approvato le misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili (PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI – Comunicato 15 ottobre 2021, n. 41)

In considerazione degli effetti economici derivanti dall’emergenza Covid-19, sono adottate alcune norme volte a tutelare i contribuenti maggiormente in difficoltà. In particolare:


– È previsto il differimento del versamento delle rate delle definizioni agevolate dei carichi affidati alla riscossione (cosiddetti “rottamazione-ter” e “saldo e stralcio”) originariamente in scadenza a decorrere dal 2020. In particolare, potranno essere versate entro il 30 novembre 2021 le rate in scadenza nel 2020 e in scadenza dal 28 febbraio al 31 luglio 2021.


– Viene prolungato a 150 giorni dalla notifica, in luogo di 60, il termine per l’adempimento spontaneo delle cartelle di pagamento notificate dal primo settembre al 31 dicembre 2021. Fino allo scadere del termine dei 150 giorni non saranno dovuti interessi di mora e l’agente della riscossione non potrà agire per il recupero del debito.


– Per i piani di rateizzazione già in essere prima dell’inizio del periodo di sospensione della riscossione, viene esteso da 10 a 18 il numero delle rate che, se non pagate, determinano la decadenza dalla rateizzazione concessa.


Sono previsti alcuni correttivi alla disciplina al credito di imposta in Ricerca e Sviluppo al fine di superare alcune incertezze interpretative connesse all’originaria formulazione della misura. Inoltre sono previste semplificazioni della disciplina della patent box.


CFP “Sostegni-bis” per le attività con ricavi elevati: pronte le modalità di presentazione delle domande


Definite le regole per accedere ai contributi a fondo perduto introdotti dal decreto Sostegni-bis (art. 1, co. 30-bis, D.L. n. 73/2021) a favore degli operatori Iva, esercenti attività d’impresa, di lavoro autonomo e di reddito agrario, danneggiati dal protrarsi dell’epidemia, che nel 2019 hanno conseguito compensi o ricavi compresi fra i 10 e i 15 milioni di euro. I soggetti interessati, o gli intermediari delegati, possono trasmettere le domande per fruire dei benefici tramite i canali telematici dell’Agenzia, a partire dal 14 ottobre e fino al 13 dicembre 2021 (Agenzia entrate – provvedimento 13 ottobre 2021, n. 268440).

La domanda per accedere al contributo a fondo perduto deve essere inviata utilizzando il modello approvato dall’Agenzia delle Entrate e deve essere predisposta in modalità elettronica mediante procedure di mercato che rispettino i requisiti definiti nelle specifiche tecniche pubblicate sul sito internet dell’Agenzia delle entrate o mediante il software di compilazione reso disponibile gratuitamente dall’Agenzia delle entrate.
I criteri per la determinazione dei ricavi/compensi relativi al secondo periodo di imposta antecedente a quello di entrata in vigore della legge di conversione del DL Sostegni-bis, per la determinazione dell’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi relativi alle operazioni effettuate nell’anno 2019 e 2020, nonché per la determinazione dell’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dei periodi 1° aprile 2019 – 31 marzo 2020 e 1° aprile 2020 – 31 marzo 2021, sono contenuti nelle istruzioni al modello dell’Istanza.


L’ammontare dei contributi è determinato come segue:


– per i soggetti che intendono beneficiare del contributo a fondo perduto del DL Sostegni (art. 1, D.L. n. 41/2021, conv, con modif, dalla L. n. 69/2021, compilando solo la prima sezione dei requisiti contenuta nell’Istanza, se l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 risulta inferiore di almeno il 30% dell’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2019, al valore di tale differenza si applicherà la percentuale del 20%, fermo restando il riconoscimento del contributo minimo qualora superiore (1.000 euro per le persone fisiche e 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche). In tal caso sarà erogato anche il contributo di cui ai commi 1-3 dell’art. 1, D.L. n. 73/2021, qualora ne ricorrano le condizioni ivi previste.
Per i soggetti che hanno attivato la partita IVA a partire dal 1° gennaio 2019:
– nel caso in cui la differenza tra l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 e l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2019 risulti positiva o pari a zero, il contributo è pari a quello minimo (1.000 euro per le persone fisiche e 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche);
– nel caso in cui la differenza tra l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 e l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2019 risulti negativa, a tale differenza si applicherà la percentuale del 20%, fermo restando il riconoscimento del contributo minimo qualora superiore.
Qualora il soggetto richiedente abbia attivato la partita IVA nel corso del 2019, ai fini del calcolo della media mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2019 e dell’anno 2020, rilevano i mesi successivi a quello di attivazione della partita IVA;


– per i soggetti che intendono beneficiare del contributo di cui ai commi da 5 a 13 dell’art. 1, D.L. n. 73/2021 e che richiedono anche il contributo di cui al punto precedente, compilando entrambe le sezioni dei requisiti contenute nell’Istanza, se l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi del periodo 1° aprile 2020 – 31 marzo 2021 risulta inferiore di almeno il 30% dell’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi del periodo 1° aprile 2019 – 31 marzo 2020, al valore di tale differenza si applicherà la percentuale del 20%. In tal caso non verrà riconosciuto il contributo di cui ai commi 1-3 dell’art. 1, D.L. n. 73/2021. Qualora il soggetto richiedente abbia attivato la partita IVA tra il 1° aprile 2019 e il 31 marzo 2020, ai fini del calcolo della media mensile del fatturato e dei corrispettivi del medesimo periodo, rilevano i mesi successivi a quello di attivazione della partita IVA;


– per i soggetti che intendono beneficiare del contributo di cui ai commi da 5 a 13 dell’art. 1, D.L. n. 73/2021 e che non richiedono il contributo di cui al punto 1, compilando solo la seconda sezione dei requisiti contenuta nell’Istanza, se l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi del periodo 1° aprile 2020 – 31 marzo 2021 risulta inferiore di almeno il 30% dell’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi del periodo 1° aprile 2019 – 31 marzo 2020, al valore di tale differenza si applicherà la percentuale del 30%.


L’importo di ogni singolo contributo riconosciuto non può in ogni caso superare 150.000 euro.


L’invio dell’Istanza è effettuato mediante i canali telematici dell’Agenzia delle entrate e può essere trasmessa direttamente dal richiedente o tramite un intermediario con delega di consultazione del Cassetto fiscale del richiedente, ovvero al servizio “Consultazione e acquisizione delle fatture elettroniche o dei loro duplicati informatici” del portale “Fatture e Corrispettivi”.
La trasmissione dell’Istanza può essere effettuata a partire dal giorno 14 ottobre 2021 e non oltre il giorno 13 dicembre 2021. In tale periodo è possibile, in caso di errore, presentare una nuova Istanza, in sostituzione dell’Istanza precedentemente trasmessa. L’ultima Istanza trasmessa sostituisce integralmente tutte quelle precedentemente inviate per le quali non è stato già eseguito il mandato di pagamento dei contributi ovvero non sia stato comunicato il riconoscimento dei contributi nel caso di scelta di utilizzo degli stessi come credito d’imposta. È possibile, inoltre, presentare una rinuncia all’Istanza precedentemente trasmessa, da intendersi come rinuncia totale ai contributi.


La rinuncia può essere trasmessa anche oltre il 13 dicembre 2021.
A seguito della presentazione dell’Istanza è rilasciata una prima ricevuta che ne attesta la presa in carico, ai fini della successiva elaborazione, ovvero lo scarto a seguito dei controlli formali dei dati in essa contenuti. Successivamente alla ricevuta di presa in carico l’Agenzia delle entrate effettua dei controlli sulle informazioni contenute nell’Istanza e, in caso di superamento degli stessi, comunica l’avvenuto mandato di pagamento dei contributi (ovvero il riconoscimento dei contributi nel caso di scelta di utilizzo degli stessi come crediti d’imposta) nell’apposita area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi” – sezione “Contributo a fondo perduto – Consultazione esito”, accessibile al soggetto richiedente ovvero ad un suo intermediario delegato.
Nella medesima area riservata, in caso di mancato superamento dei controlli, l’Agenzia delle entrate comunica l’eventuale scarto dell’Istanza, evidenziando i motivi del rigetto.
Nel caso in cui l’Istanza sia stata accolta ai fini del pagamento o del riconoscimento del credito d’imposta non è possibile trasmettere ulteriori istanze, mentre è consentita la presentazione di una rinuncia.
Successivamente alla comunicazione, nell’apposita area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi”, dell’avvenuto mandato di pagamento (ovvero del riconoscimento dei contributi nel caso di scelta di utilizzo degli stessi come credito d’imposta), viene rilasciata una seconda ricevuta.
In aggiunta, qualora l’Istanza è trasmessa da un intermediario, l’Agenzia delle entrate trasmette al richiedente che lo ha delegato una comunicazione contenente l’informazione che è stata trasmessa una Istanza o una rinuncia ad una Istanza precedentemente presentata. Tale comunicazione è inviata mediante messaggio di posta elettronica certificata all’indirizzo presente nell’Indice Nazionale degli indirizzi PEC delle imprese e dei professionisti (INI-PEC) istituito presso il Ministero dello Sviluppo economico. Successivamente all’accoglimento dell’Istanza, la medesima informazione è, altresì, messa a disposizione del richiedente nella sezione “Contributo a fondo perduto – Consultazione esito” del portale “Fatture e Corrispettivi”.

Erogazione dei contributi

L’importo dei contributi da erogare viene determinato in base ai valori indicati sull’Istanza o in relazione al minor importo eventualmente indicato nel riquadro “Minor importo richiesto”, da compilare a seguito della dichiarazione di non superamento dei limiti degli aiuti di Stato per effetto dei contributi stessi.


L’erogazione dei contributi di cui al punto precedente è effettuata mediante specifici accrediti, per ogni singolo contributo spettante, sul conto corrente identificato dall’IBAN indicato nell’Istanza, intestato al codice fiscale del soggetto, persona fisica ovvero persona diversa dalla persona fisica, che ha richiesto i contributi.


Anche al fine di evitare storni e anomalie nella fase di pagamento dei contributi, l’Agenzia delle entrate verifica che il conto sul quale erogare i bonifici, identificato dal relativo codice IBAN, sia intestato o cointestato al codice fiscale del soggetto richiedente. La predetta verifica è effettuata mediante un servizio realizzato da PagoPa S.p.A. con la quale l’Agenzia delle entrate stipula specifico accordo.


I contributi, su specifica scelta irrevocabile del richiedente, possono essere riconosciuti, nella loro totalità, come crediti di imposta, da utilizzare esclusivamente in compensazione mediante la presentazione del modello F24 attraverso i servizi telematici resi disponibili dall’Agenzia delle entrate. I predetti crediti di imposta saranno fruibili solo a valle dei controlli degli esiti dell’istanza e successivamente alla comunicazione di riconoscimento dei contributi riportata nell’area riservata di consultazione degli esiti del portale “Fatture e Corrispettivi”.


Successivamente all’erogazione dei contributi, l’Agenzia delle entrate procede al controllo dei dati dichiarati ed effettua ulteriori controlli anche in relazione ai dati fiscali delle fatture elettroniche e dei corrispettivi telematici, ai dati delle comunicazioni di liquidazione periodica IVA, nonché ai dati delle dichiarazioni IVA e redditi.


Qualora dai predetti controlli emerga che i contributi siano in tutto o in parte non spettanti, anche a seguito dei successivi riscontri di regolarità antimafia, l’Agenzia delle entrate procede alle attività di recupero della parte dei contributi non spettanti, irrogando le sanzioni (art. 13, co. 5, D.Lgs. n. 471/1997) e gli interessi dovuti (art. 20, D.P.R. n. 602/1973).


Il soggetto che ha percepito i contributi in tutto o in parte non spettanti, anche a seguito della rinuncia, può regolarizzare l’indebita percezione, restituendo spontaneamente i contributi ed i relativi interessi, e versando le relative sanzioni mediante ravvedimento operoso (art. 13, D.Lgs. n. 472/1997).


I versamenti sono effettuati mediante compilazione del modello F24 con specifici codici tributo e indicazioni forniti con la risoluzione n. 24 del 12 aprile 2021.

IRAP: professionista con due segretarie part-time


La circostanza di avere alle proprie dipendenze due lavoratori non implica il presupposto di autonoma organizzazione previsto per l’applicazione dell’Irap alle attività di lavoro autonomo professionale. Il giudice deve valutare la natura delle mansioni e la tipologia di contratto applicato. La Corte di Cassazione ha escluso l’applicazione dell’imposta nei confronti del commercialista che impieghi due segretarie part-time, riconoscendo il rimborso dell’Irap pagata (Ordinanza 14 ottobre 2021, n. 28112).

La controversia ha origine dal diniego opposto dall’Agenzia delle Entrate all’istanza di rimborso dell’IRAP versata dal contribuente in relazione all’attività libero professionale di dottore commercialista.
Il ricorso del professionista è stato respinto dai giudici tributari, che hanno ritenuto non adempiuto dallo stesso l’onere probatorio dell’assenza di autonoma organizzazione e, in particolare che le due impiegate dello studio svolgessero compiti meramente esecutivi e non di supporto integrativo e complementare rispetto all’attività. Anche con riferimento ai compensi per gli incarichi di consigliere di amministrazione, sindaco e componente di organismo di vigilanza di società ed enti, i giudici hanno ritenuto non fornita la prova necessaria per lo scorporo di redditi assoggettati ad Irap rispetto a quelli che ne sono esenti.
La decisione è stata impugnata dal professionista.


La Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari, richiamando la loro attenzione sulla valutazione delle deduzioni e degli elementi di prova forniti dal contribuente.
La Corte Suprema ha osservato che:
– il presupposto per l’applicazione dell’IRAP è l’esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi;
– la Corte costituzionale, con sentenza n. 156 del 2001, ha ritenuto legittima l’imposta in quanto non colpisce il lavoro autonomo in sé, ma la capacità produttiva che deriva dalla «autonoma organizzazione», non coincidente con l’autorganizzazione ma intesa come elemento impersonale ed aggiuntivo rispetto all’apporto del professionista.
Secondo l’orientamento consolidato in giurisprudenza il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente:
a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;
b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.
A tal fine, la nozione di autonoma organizzazione si definisce come «contesto organizzativo esterno», diverso ed ulteriore rispetto al mero ausilio dell’attività personale e costitutivo di un quid pluris che secondo il comune sentire, del quale il giudice di merito è portatore ed interprete, sia in grado di fornire un apprezzabile apporto al professionista.
In proposito, la Corte di Cassazione ha chiarito che, in tema di IRAP, il presupposto dell’autonoma organizzazione non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il minimo indispensabile all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive.
Inoltre, non integra il presupposto impositivo dell’IRAP, l’attività di sindaco o di componente degli organi di amministrazione e di controllo di enti e società svolta dal professionista, gravando tuttavia su quest’ultimo, in caso di richiesta di rimborso, l’onere di provare la separatezza dei compensi di cui si chieda lo scorporo e attribuibili all’attività di organo di una compagine terza.


Nel caso in esame, la Corte di Cassazione ha rilevato la violazione dei suddetti principi laddove i giudici tributari hanno ravvisato:
– la sussistenza del presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione, senza valutare adeguatamente le specifiche deduzioni del contribuente, concernenti la circostanza di essersi avvalso di una segretaria con mansioni generiche per circa sei ore al giorno e di altra segretaria impiegata per poco meno di tre ore al giorno (quest’ultima solo per sette mesi nell’anno d’imposta in considerazione);
– l’insussistenza dei presupposti di operatività dello scorporo dei compensi percepiti dal professionista per l’esercizio di attività di consigliere di amministrazione, sindaco e componente di organismo di vigilanza di società ed enti, senza valutare adeguatamente il riepilogo, fornito dal contribuente, delle fatture emesse per le attività in questione.

Fisco: nuove precisazioni sul Superbonus


In materia di Superbonus, forniti chiarimenti sulla realizzazione di intervento di ricostruzione, con criteri antisismici, del muro di contenimento che circonda un’unità residenziale indipendente, svolti congiuntamente ad altri interventi antisismici e di riqualificazione energetica (Agenzia delle entrate – Risposta 14 ottobre 2021, n. 706).

Nel caso di specie, il contribuente è proprietario di una casa indipendente sulla quale sono in programma interventi di riqualificazione energetica e risanamento sismico.
Il terreno costituente il basamento dell’immobile è contenuto a valle da un muro, avente funzione sia di contenimento che di sostegno del terreno, con evidenti segni di cedimento e conseguente abbassamento della quota del terreno in sua prossimità.
L’Istante, in base alle indagini geologiche effettuate, ritiene che il cedimento di detto muro possa altresì causare il cedimento del terreno di fondazione dell’immobile di proprietà ed è intenzionato a consolidare il muro di contenimento dell’immobile, ricostruendolo con criteri antisismici, al fine di garantire un adeguato confinamento del terreno di fondazione; pertanto, chiede se l’intervento possa rientrare tra quelli ammessi alla detrazione fiscale c.d. Superbonus.
In merito al suesposto quesito, l’Agenzia chiarisce che l’eventuale riconducibilità dell’intervento consolidamento del muro di contenimento dell’immobile, e ricostruzione dello stesso con criteri antisismici, al fine di garantire un adeguato confinamento del terreno di fondazione ed evitarne i cedimenti, ai fini del Superbonus, deve essere valutata dal professionista incaricato di asseverare l’efficacia dello stesso per la riduzione del rischio sismico.


Imprese agricole innovative: fondo attivato


Il Mise ha fornito le modalità attuative connesse all’utilizzo delle risorse del «Fondo per gli investimenti innovativi delle imprese agricole» destinato a favorire la realizzazione, da parte delle imprese agricole, di investimenti in beni materiali e immateriali nuovi, strumentali allo svolgimento dell’attività (MISE – Decreto 30 luglio 2021)

Con il decreto in oggetto viene attivato presso il Ministero dello Sviluppo economico il Fondo per gli investimenti innovativi delle imprese agricole con una dotazione di 5 milioni di euro.


Il Fondo si rivolge alle micro, piccole e medie imprese agricole attive nel settore della produzione agricola primaria, della trasformazione e della commercializzazione di prodotti agricoli che effettuano investimenti per innovare i sistemi produttivi.


Le agevolazioni saranno concesse, nell’ambito delle spese ammissibili, nella forma di contributo a fondo perduto per l’acquisto e l’installazione di nuovi beni strumentali, materiali e immateriali, che dovranno essere utilizzati esclusivamente nelle sedi o negli stabilimenti dell’imprese situate sul territorio nazionale.


Le modalità e i termini di presentazione delle domande per richiedere l’agevolazione saranno definiti con successivo provvedimento ministeriale.

Stock option sostitutive assegnate a ex dipendenti dalla capogruppo: obblighi sostitutivi


In caso di assegnazione, da parte della capogruppo, di proprie azioni ad ex dipendenti di una società del gruppo, in sostituzione di precedenti piani di stock option di quest’ultima, deve ritenersi escluso qualsiasi obbligo di sostituzione da parte dell’ex datore di lavoro. Qualora la Capogruppo non abbia una stabile organizzazione in Italia, anch’essa non è tenuta ad operare come sostituto d’imposta al momento dell’assegnazione delle azioni. Sarà cura dei singoli beneficiari adempiere gli obblighi fiscali in sede di dichiarazione dei redditi. (Agenzia delle Entrate – Risposta 14 ottobre 2021, n. 707).

Il Caso


La questione esaminata dall’Agenzia delle Entrate riguarda gli eventuali obblighi di sostituzione d’imposta derivanti dall’assegnazione di azioni per la partecipazione a piani di Restricted Stock Units (RSU) da parte della Capogruppo ad ex dipendenti di società controllata italiana.
In particolare, a seguito dell’acquisizione della controllante da parte di una società estera che ha assunto il ruolo di capogruppo, sono state cancellate le azioni della vecchia controllante incluse in piani di stock option sottoscritti anche dai dipendenti della controllata italiana. Quindi, la Capogruppo ha riconosciuto ai dipendenti già beneficiari di tali piani la possibilità di ricevere l’assegnazione di Restricted Stock Units (di seguito “RSU”) della stessa “in sostituzione del valore – non attribuito – delle azioni non ancora maturate e cancellate a seguito dell’acquisizione”.
Con riferimento ai lavoratori che al momento della conversione delle RSU in azioni non risultano più dipendenti della società, ma sono alle dipendenze di altra società del gruppo, si chiede se restino in capo all’ex datore di lavoro gli obblighi di sostituto d’imposta in relazione alle azioni assegnate dalla Capogruppo.

Soluzione


L’Agenzia delle Entrate osserva che al fine di individuare il periodo di imposta in cui si considera prodotto il reddito in natura rappresentato dal valore dei titoli, occorre avere riguardo al momento in cui le RSU si convertono in azioni, non rilevando l’effettiva consegna del titolo o le annotazioni contabili successive.
D’altra parte, considerato che le azioni sono assegnate da un soggetto estero, ai fini della tassazione, occorre tenere presente la disciplina convenzionale prevista dal Modello OCSE, secondo la quale “i salari, gli stipendi e le altre remunerazioni analoghe che un residente di uno Stato contraente riceve in corrispettivo di un’attività dipendente sono imponibili soltanto in detto Stato (i.e. Stato della residenza), a meno che tale attività non venga svolta nell’altro Stato contraente. Se l’attività è quivi svolta, le remunerazioni percepite a tale titolo sono imponibili in questo altro Stato (i.e. Stato della fonte)”.
L’Agenzia delle Entrate ha evidenziato che nella nozione di “salari, stipendi e altre remunerazioni analoghe”, sono annoverati anche i redditi in natura, quali le stock options (a cui possono essere equiparate, nel caso di specie, le Restricted Stock Units). La potestà impositiva dello Stato della fonte è subordinata alla condizione che tali compensi in natura derivino da un’attività di lavoro dipendente svolta in detto Stato, non rilevando l’eventuale diverso momento in cui il reddito è corrisposto e la circostanza che la tassazione avvenga in un periodo d’imposta successivo, in cui il dipendente non lavora più in detto Stato. Inoltre, al fine di stabilire se, e in che misura, una stock option sia ricollegabile ad attività di lavoro dipendente svolta in un dato Stato occorre valutare gli elementi rilevanti e correlati all’attività lavorativa (ad esempio, le condizioni contrattuali del piano).
Nella fattispecie la Capogruppo ha previsto l’assegnazione ad alcuni dipendenti di RSU in sostituzione del valore – non attribuito – delle azioni di precedenti piani di azionariato non ancora maturate e che, a seguito dell’acquisizione, sono state cancellate. Le RSU attribuiscono al possessore il diritto a ricevere, al termine di un periodo prefissato, un certo numero di azioni della Capogruppo senza il pagamento di alcun corrispettivo, ma condizionato al mantenimento del rapporto di lavoro dipendente con una delle società del gruppo.
Secondo l’Agenzia delle Entrate, sulla base di tali elementi, il collegamento con il territorio italiano deve considerarsi sussistente se nel periodo di maturazione del diritto, il dipendente abbia svolto attività di lavoro nel nostro Paese. Qualora sussista tale collegamento, il relativo reddito rileverà fiscalmente in Italia.


Per quanto riguarda gli obblighi fiscali da sostituto d’imposta, l’Agenzia delle Entrate precisa che essi gravano sulle società non residenti solo nell’ipotesi in cui corrispondano redditi di lavoro dipendente attraverso stabili organizzazioni in Italia, ovvero siano obbligati alla presentazione della dichiarazione dei redditi nel nostro Paese. In altri termini, gli obblighi di sostituzione sono ascrivibili solo a quei soggetti non residenti che abbiano una stabile organizzazione nel nostro Paese, dal cui reddito deducono come costo del lavoro il reddito di lavoro dipendente assoggettato a ritenuta.
Inoltre, il presupposto per cui sia applicata la ritenuta è che i soggetti corrispondano somme e valori in relazione al rapporto di lavoro. In particolare, qualora la corresponsione di somme e valori da parte di terzi venga effettuata in ragione di un qualunque collegamento (es. accordo o convenzione) esistente con il datore di lavoro-sostituto d’imposta, è quest’ultimo che deve effettuare le ritenute a titolo di acconto con riferimento a tutte le somme e i valori che il lavoratore dipendente percepisce, anche se taluni di questi sono corrisposti da soggetti terzi.
Nel caso di specie la Società, in relazione ai beneficiari del piano che non abbiano più in essere alcun rapporto di lavoro subordinato e/o collaborativo con la stessa, non è tenuta ad assolvere gli obblighi di sostituzione d’imposta in quanto non è il soggetto che assegna le azioni e i lavoratori destinatari di tali “valori” non sono più suoi dipendenti.
Inoltre, in considerazione del fatto che la Capogruppo non ha una stabile organizzazione in Italia, la stessa non è tenuta ad operare come sostituto d’imposta al momento dell’assegnazione delle azioni. Pertanto, sarà cura dei singoli ex dipendenti presentare la dichiarazione dei redditi in Italia nel periodo d’imposta in cui esercitano l’opzione relativamente ai redditi che sono soggetti a tassazione in Italia e, conseguentemente, versare le imposte dovute all’Erario italiano.

Iva ordinaria per la Publishing fee


La publishing fee, ossia la quota annuale che il committente italiano versa all’editore per vedersi garantita la possibilità di pubblicare un determinato numero di articoli in open access a un costo predeterminato, è soggetta all’aliquota Iva ordinaria (Agenzia Entrate – risposta 12 ottobre 2021, n. 701).

Il chiarimento arriva direttamente dall’Agenzia delle Entrate, intervenuta sul trattamento IVA, in termini di aliquota applicabile, della publishing fee, ossia della quota annuale che un committente italiano versa all’editore per vedersi garantita la possibilità di pubblicare un determinato numero di articoli in open access a un costo predeterminato, che varia in base allo stock di articoli prescelto.


Il caso portato all’Agenzia delle Entrate riguarda un contratto stipulato fra una società editoriale estera e un committente italiano, in base al quale quest’ultimo ha la possibilità di accedere a banche dati e consultare testi scientifici e fornire articoli per riviste a libero accesso.


L’accordo prevede la corresponsione di una somma relativa alla letture delle riviste e alla pubblicazione degli articoli in open access.


La publishing fee (alias Quota Publishing, APC Rate o Article Processing Charge) rappresenta il corrispettivo pagato dal committente per acquistare il diritto a pubblicare un numero predeterminato di articoli sulle riviste dell’editore e che va a coprire i seguenti costi di pubblicazione:


– organizzazione e gestione della peer-reviewed;


– produzione di articoli in pdf e altri formati;


– diffusione della pubblicazione in diverse sedi.


Questa fee pertanto non può essere soggetta all’aliquota IVA agevolata del 4% in quanto non rientra tra le fattispecie previste dai nn. 18) e 35) della Tabella A, Parte II, allegata al Decreto IVA.


Di fatto, scopo di queste disposizioni è favorire la diffusione dei prodotti editoriali, agevolandone la commercializzazione, l’acquisto, anche mediante contratto d’opera, appalto e simili, e la realizzazione/produzione degli stessi, limitando nello stesso tempo la formazione di crediti IVA in capo agli operatori del settore.


Nel caso di specie l’editore non acquista nulla dal committente: è di fatto quest’ultimo che acquista una prestazione dall’editore che con il corrispettivo ricevuto finanzia la pubblicazione degli articoli e quindi della rivista.


La publishing fee è pertanto soggetta all’aliquota IVA ordinaria.

Bonus prima casa per gli under 36: tutte le regole per usufruire dell’agevolazione


Pronte le istruzioni per ottenere il bonus “Prima casa under 36” previsto dal Dl Sostegni bis – Dl n. 73/2021. (Agenzia delle entrate – circolare 14 ottobre 2021, n. 12/E)

Possono beneficiarne i giovani con meno di 36 anni e un Isee non superiore 40mila euro che acquistano un’abitazione entro il 30 giugno 2022. La nuova agevolazione punta a favorire l’acquisto della casa di abitazione da parte delle persone più giovani attraverso alcune misure di favore come l’esenzione dal pagamento dell’imposta di registro, ipotecaria e catastale e il riconoscimento di un credito d’imposta in caso di acquisto soggetto a Iva.
In particolare, il nuovo bonus si applica anche alle pertinenze dell’immobile agevolato, come il box ad esempio, e che le imposte di registro, ipotecaria e catastale sono azzerate anche per gli atti soggetti a Iva.
Il bonus “Prima casa under 36”, che vale per gli atti stipulati tra il 26 maggio 2021 e il 30 giugno 2022, prevede inoltre l’esenzione dall’imposta sostitutiva per i mutui erogati per l’acquisto, la costruzione e la ristrutturazione di immobili a uso abitativo.
L’agevolazione non è invece applicabile ai contratti preliminari di compravendita, essendo prevista per i soli atti traslativi o costitutivi a titolo oneroso.

Requisiti per accedere al nuovo bonus


Il bonus è riservato ai soggetti che non hanno ancora compiuto trentasei anni di età nell’anno in cui l’atto è rogitato e con un valore dell’indicatore della situazione economica equivalente (Isee) non superiore a 40mila euro annui. Inoltre, il contribuente, al momento della stipula dell’atto, deve dichiarare di avere un valore Isee non superiore a 40mila euro e di essere in possesso della relativa attestazione in corso di validità (o di aver già provveduto a richiederla in data anteriore o almeno contestuale alla stipula dell’atto).

Vantaggi del bonus


L’agevolazione si estende anche all’acquisto delle pertinenze dell’abitazione principale.
In primo luogo, è prevista l’esenzione dal pagamento dell’imposta di registro, ipotecaria e catastale e, in caso di acquisto soggetto a Iva, è riconosciuto anche un credito d’imposta pari all’imposta pagata per l’acquisto, che potrà essere utilizzato a sottrazione delle imposte dovute su atti, denunce e dichiarazioni dei redditi successivi alla data di acquisto o usato in compensazione tramite F24.
Agevolazioni anche per i finanziamenti collegati all’acquisto, alla costruzione e alla ristrutturazione dell’immobile: con il bonus prima casa under 36, infatti, non è dovuta l’imposta sostitutiva delle imposte di registro, di bollo, ipotecarie e catastali e delle tasse sulle concessioni governative. Per godere dell’esenzione il beneficiario dovrà dichiarare la sussistenza dei requisiti nel contratto o in un documento allegato.

Contratti preliminari di compravendita


I contratti preliminari di compravendita, non possono godere delle nuove agevolazioni in quanto la norma fa riferimento ai soli atti traslativi o costitutivi a titolo oneroso. Resta fermo che, in presenza delle condizioni di legge, successivamente alla stipula del contratto definitivo di compravendita, è possibile presentare formale istanza di rimborso per il recupero dell’imposta proporzionale versata per acconti e caparra.

Aste giudiziarie


Gli immobili acquistati tramite asta giudiziaria possono accedere al beneficio.


Photo shooting: chiarimenti dal Fisco


L’Agenzia delle Entrate con la risposta 12 ottobre 2021, n. 700 ha fornito chiarimenti sul regime fiscale dei compensi corrisposti da società non residente a modelli e testimonials non residenti per l’esecuzione in Italia di sessioni di photo shooting e per i correlati diritti di utilizzazione dell’immagine.

I compensi erogati a modelli professionisti per l’esecuzione di sessioni di photo shooting e i compensi erogati per i correlati diritti di utilizzazione dell’immagine costituiscono redditi di lavoro autonomo di cui all’art. 53, co. 1, Tuir, in presenza dei requisiti di abitualità e professionalità richiesti.


Entrambe le tipologie di compensi, infatti, sono strettamente riconducibili all’attività professionale di modello, in quanto quest’ultimo, oltre a esercitare l’attività di indossatore nell’ambito di sfilate di moda, presta altresì la propria immagine in campagne pubblicitarie e promozionali.


Con specifico riferimento ai soggetti non residenti, l’art. 23, co. 1, lett. d), del Tuir, prevede che si considerano prodotti nel territorio dello Stato i redditi di lavoro autonomo derivanti da attività esercitate in Italia.


Il criterio di collegamento ai fini dell’attrazione dei predetti emolumenti nella potestà impositiva dello Stato italiano è quindi costituito dalla circostanza che la prestazione lavorativa sia svolta in Italia.


Nel caso di specie, posto che le sessioni di photo shooting sono svolte in Italia e data la precisata natura di redditi di lavoro autonomo sia dei compensi corrisposti dall’Istante ai “modelli” non residenti per le suddette sessioni che dei compensi erogati per i correlati diritti di utilizzazione dell’immagine, i compensi medesimi sono territorialmente rilevanti in Italia ai sensi del cit. art. 23.


Con particolare riferimento ai compensi erogati per i diritti di utilizzazione dell’immagine, l’Agenzia delle Entrate ha avuto già modo di precisare che ai fini territoriali, deve aversi riguardo al luogo di svolgimento dell’attività artistica o professionale cui i proventi medesimi sono correlati e, cioè, l’Italia (luogo di svolgimento delle sessioni di photo shooting), a nulla rilevando il luogo in cui è esercitata l’attività di sfruttamento economico del diritto all’immagine.


Con riguardo ai testimonials che sono celebrities del mondo artistico e dello spettacolo che effettuano sessioni di photo shooting nelle quali la loro immagine o testimonianza è associata a un marchio o a un prodotto per rafforzarne la credibilità, i compensi percepiti per l’esecuzione delle predette sessioni di photo shooting costituiscono redditi di lavoro autonomo di cui all’art. 53, co. 1, del Tuir, in quanto, seppure non strettamente riconducibili all’attività di cantante, attore o influencer dalle stesse svolta per professione abituale, ne sono, tuttavia, connessi, trattandosi pur sempre di compensi relativi ad attività collegate al contesto artistico nel quale si esprime l’attività principale di cantante, attore o influencer esercitata professionalmente e abitualmente dalle celebrities.


Relativamente ai compensi corrisposti a queste ultime per i correlati diritti di utilizzazione dell’immagine, gli stessi, anche se non strettamente riconducibili all’attività artistica o professionale, sono comunque riferibili a quest’ultima essendo correlati alla fama del personaggio, e costituiscano pertanto redditi di lavoro autonomo in base all’art. 54, co. 1-quater, del Tuir.


Detta disposizione, ricomprende, infatti, fra i redditi di lavoro autonomo anche i corrispettivi percepiti a seguito di cessione della clientela o di elementi immateriali comunque riferibili all’attività artistica o professionale.


Per quanto riguarda la rilevanza territoriale in Italia dei predetti compensi, viene nuovamente in considerazione l’art. 23, co. 1, lett. d), del Tuir, in base al quale si considerano prodotti nel territorio dello Stato i redditi di lavoro autonomo derivanti da attività esercitate in Italia.


Nel caso di specie, posto che i compensi percepiti dai testimonials non residenti per le sessioni di photo shooting costituiscono redditi di lavoro autonomo, e che gli stessi sono riconducibili ad attività di lavoro autonomo svolta in Italia (luogo di svolgimento delle sessioni di photo shooting), che detti compensi siano territorialmente rilevanti in Italia ai sensi dell’art. 23, co. 1, lett. d), del Tuir.


Analogamente, anche i compensi corrisposti ai testimonials non residenti per i correlati diritti di utilizzazione dell’immagine, vista la loro qualificazione alla stregua di componenti positivi aggiuntivi del reddito di lavoro autonomo conseguito dal titolare nell’esercizio dell’attività professionale, devono ritenersi territorialmente rilevanti in Italia in base al cit. art. 23.


Anche in tal caso, ai fini territoriali deve aversi riguardo al luogo di svolgimento dell’attività artistica o professionale alla quale i proventi sono correlati e, cioè, l’Italia (luogo di svolgimento delle sessioni di photo shooting), a nulla rilevando il luogo in cui è esercitata l’attività di sfruttamento del diritto all’immagine.


Le società ed enti non residenti che erogano redditi soggetti a ritenuta in Italia, seppur ricomprese, sotto il profilo soggettivo, fra i soggetti che rivestono la qualifica di sostituti d’imposta, ne sono, in linea di principio, oggettivamente escluse in ragione della delimitazione territoriale della potestà tributaria dello Stato.


Tale principio, implica che il soggetto non residente che eroga somme per le quali è previsto un prelievo alla fonte, in assenza di stabile organizzazione in Italia, non è obbligato ad assumere il ruolo di sostituto d’imposta.