Incentivi allo Smart Working nelle micro e piccole imprese friulane



Fino al 29/10/2021 è possibile richiedere i contributi per lo sviluppo di modalità di lavoro agile (smart working) nelle micro e piccole imprese friulane, per la definizione di piani aziendali, la formazione del personale e l’acquisto di adeguata strumentazione informatica – annualità 2020.


La Regione Friuli Venezia Giulia finanzia lo sviluppo di modalità di lavoro agile (smart working) nelle micro e piccole imprese, attraverso contributi a fondo perduto per la definizione di piani aziendali, la formazione del personale e l’acquisto di adeguata strumentazione informatica.
Possono beneficiare dei contributi di cui al presente bando:
– MICRO IMPRESE: 0-9 occupati, fatturato massimo 2ML
– PICCOLE IMPRESE: 10-49 occupati, fatturato massimo 10ML
– LAVORATORI AUTONOML
– COOPERATIVE E LORO CONSORZI
Ogni operazione prevede le seguenti tipologie d’attività:

AZIONE A
servizio di consulenza e formazione finalizzato alla definizione, adozione e sperimentazione di un Piano straordinario di smart working (in coerenza con le esigenze di distanziamento sociale per evitare il contagio del COVID-19;

AZIONE B
– acquisto di “strumenti tecnologici” funzionali all’attuazione del piano di smart working.
– hardware: notebook (i.e. computer portatile); tablet;
– software funzionali allo svolgimento della prestazione lavorativa in modalità smart working.

Ai fini dell’ammissibilità a finanziamento, l’Azione A è obbligatoria e l’Azione B è facoltativa.
E’ ammissibile a finanziamento la presentazione di un’unica operazione per soggetto proponente. Sono ammissibili le operazioni realizzate esclusivamente all’interno del territorio della Regione Friuli Venezia Giulia.

Sicurezza sul lavoro: approvato il nuovo DL


Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge recante “misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili”. (PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI – Comunicato 15 ottobre 2021, n. 41)

Il decreto interviene con una serie di misure sul mondo del lavoro, a cominciare dalla sicurezza sui luoghi di lavoro: le norme approvate consentiranno infatti di intervenire con maggiore efficacia sulle imprese che non rispettano le misure di prevenzione o che utilizzano lavoratori in nero.
L’obiettivo è quello di incentivare e semplificare l’attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro e di un maggiore coordinamento dei soggetti competenti a presidiare il rispetto delle disposizioni per assicurare la prevenzione. Pertanto il provvedimento interviene, in primo luogo, con modifiche al Decreto legislativo 81/2008 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Cambiano anche le condizioni necessarie per l’adozione del provvedimento cautelare della sospensione dell’attività imprenditoriale interessata dalle violazioni: 10% e non più 20% del personale “in nero” presente sul luogo di lavoro. Non è più richiesta alcuna “recidiva” ai fini della adozione del provvedimento che scatterà subito a fronte di gravi violazioni prevenzionistiche. La nuova disciplina del provvedimento cautelare prevede altresì l’impossibilità, per l’impresa destinataria del provvedimento, di contrattare con la pubblica amministrazione per tutto il periodo di sospensione.
Nel caso in cui vengano accertate gravi violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza del lavoro, è prevista – come detto – la sospensione dell’attività, anche senza la necessità di una reiterazione degli illeciti.
er poter riprendere l’attività produttiva è necessario non soltanto il ripristino delle regolari condizioni di lavoro, ma anche il pagamento di una somma aggiuntiva di importo variabile a seconda delle fattispecie di violazione. L’importo è raddoppiato se, nei cinque anni precedenti, la stessa impresa ha già avuto un provvedimento di sospensione.
Sono estese le competenze di coordinamento all’INL – Ispettorato Nazionale del Lavoro – negli ambiti della salute e sicurezza del lavoro.
All’estensione delle competenze attribuite all’INL si accompagneranno un aumento dell’organico – è prevista l’assunzione di 1.024 unità – e un investimento in tecnologie di oltre 3,7 milioni di euro nel biennio 2022/2023 per dotare il nuovo personale ispettivo della strumentazione informatica necessaria a svolgere l’attività di vigilanza.
Previsto anche l’aumento del personale dell’Arma dei Carabinieri dedicato alle attività di vigilanza sull’applicazione delle norme in materia di diritto del lavoro, legislazione sociale e sicurezza sui luoghi di lavoro, che passerà dalle attuali 570 a 660 unità dal 1° gennaio 2022.
Viene rafforzata la banca dati dell’INAIL, il Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione nei luoghi di lavoro (SINP), per il quale si punta a una definitiva messa a regime e a una maggiore condivisione delle informazioni in esso contenute. Gli organi di vigilanza sono tenuti ad alimentare un’apposita sezione della banca dati, dedicata alle sanzioni applicate nell’ambito dell’attività di vigilanza svolta nei luoghi di lavoro. Mentre l’INAIL dovrà rendere disponibili alle Aziende sanitarie locali e all’Ispettorato nazionale del lavoro i dati relativi alle aziende assicurate e agli infortuni denunciati.
Con riferimento all’emergenza Covid è previsto il rifinanziamento per le misure adottate al fine dell’equiparazione della quarantena per Covid 19 alla malattia.
I lavoratori dipendenti o autonomi genitori di minori di 14 anni possono astenersi dal lavoro nel caso in cui sia sospesa l’attività didattica o educativa del figlio per tutta o in parte la durata dell’infezione o per la quarantena disposta dalle autorità competenti.
Inoltre sono state disposte misure di sostegno al reddito per i lavoratori di Alitalia in amministrazione straordinaria.
Il decreto infine ha rifinanziato la Cassa Integrazione prevista per i datori di lavoro che sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi connessi all’emergenza COVID-19; a fronte dell’andamento delle richieste, sono stanziati, per il 2021, 200 milioni di euro per il Reddito di Cittadinanza.


Federterziario: indicazioni Inps sulle deleghe contributi Federterziario

Con circolare Inps n. 153/2021 sono state fornite alcune indicazioni in materia di gestione delle deleghe, riscossione e trasferimento alla Confederazione Italiana del Terziario, dei Servizi, del Lavoro Autonomo e della Piccola Impresa Industriale, Commerciale, Artigiana, Agricola, del Lavoro Professionale, delle Libere Professioni e del lavoro Autonomo in Generale (FEDERTERZIARIO), dei contributi associativi degli imprenditori agricoli e dei coltivatori diretti.

Lo scorso 21 luglio 2021 è stata sottoscritta una convenzione con la Confederazione Italiana del Terziario, dei Servizi, del Lavoro Autonomo e della Piccola Impresa Industriale, Commerciale, Artigiana, Agricola, del Lavoro Professionale, delle Libere Professioni e del lavoro Autonomo in Generale (FEDERTERZIARIO), per la riscossione dei contributi associativi dovuti dagli associati imprenditori agricoli e coltivatori diretti
Tale convenzione ha validità fino al 31 dicembre 2023 ed è rinnovabile, previa verifica dei requisiti necessari per la stipula, per una sola volta, per un ulteriore triennio, su specifica richiesta dell’Associazione sindacale.
Detta richiesta deve pervenire all’Istituto a mezzo posta elettronica certificata (PEC) almeno sei mesi prima della data di scadenza. Alla data di scadenza, in mancanza di tale richiesta, la convenzione cesserà di essere valida ed efficace e l’Istituto interromperà l’esecuzione del servizio di riscossione delle quote associative senza necessità di ulteriori comunicazioni.
E’ comunque fatta salva la facoltà, in capo a ciascuna delle parti, di recedere dalla convenzione con apposita comunicazione scritta da far pervenire all’altra a mezzo PEC.
La riscossione del contributo associativo è effettuata dall’Istituto, a favore dell’Associazione medesima, purché in regola con gli obblighi contributivi, unitamente alla riscossione dei contributi obbligatori dovuti per legge dagli associati all’INPS, e sarà operata con le medesime modalità e la medesima periodicità.
Sull’avviso di pagamento, che l’Istituto rende disponibile ai contribuenti, sarà evidenziato, unitamente all’importo dovuto a titolo di contributi obbligatori, l’importo della quota associativa e l’Associazione destinataria dello stesso. Tali dati saranno consultabili dal contribuente nel “Cassetto previdenziale Autonomi in agricoltura”.
La circostanza che l’esazione del contributo avvenga unitamente a quella dei contributi obbligatori non altera la natura volontaria del contributo associativo.
È pertanto escluso per l’Istituto qualsiasi obbligo di esazione coattiva del contributo associativo stesso.
Per la richiesta del servizio di riscossione delle quote associative, l’Associazione, tramite il servizio “Agricoltura – gestione deleghe sindacali”, inoltra, in formato digitale, la delega acquisita e la copia di un documento d’identità dell’associato in corso di validità.
La delega alla riscossione deve essere rilasciata utilizzando l’apposito modulo predisposto dall’Istituto e deve essere debitamente sottoscritta dall’associato e riportare gli estremi di un documento di riconoscimento valido. Il responsabile della struttura territoriale dell’Associazione, o l’operatore dallo stesso delegato, attesta la conformità della copia della documentazione trasmessa apponendo la firma in modalità digitale a tutti i documenti allegati.
L’Associazione sindacale che acquisisce la delega alla riscossione della quota associativa, per consentire le eventuali verifiche da parte dell’INPS deve custodire, in ossequio alla normativa vigente in materia di conservazione sostitutiva e fino a concorrenza dei termini ordinari di prescrizione, l’originale della delega sottoscritta dall’associato e copia del documento d’identità.
Le parti riconoscono che il rapporto associativo intercorre esclusivamente tra l’associato e l’Associazione sindacale. Conseguentemente, ogni eventuale comunicazione dell’associato attinente a detto rapporto deve essere inoltrata all’Associazione stessa.
L’associato può comunicare direttamente all’INPS la sua volontà di revocare la delega per la riscossione della quota associativa, indicando l’Associazione sindacale revocata e allegando copia di un documento di riconoscimento in corso di validità. L’Istituto provvederà entro 30 giorni all’elaborazione della richiesta e alla comunicazione all’Associazione sindacale competente tramite procedura informatica.
Per il servizio di riscossione delle quote associative di cui alla convenzione in esame l’Associazione corrisponde all’Istituto i corrispettivi di seguito indicati:
a) Euro 5.300,00 una tantum, per il finanziamento degli oneri connessi all’attivazione della convenzione, da corrispondere prima della stipula della convenzione medesima;
b) Euro 1.100,00 annui, per il finanziamento dei costi fissi;
c) Euro 3,31 annui per la gestione delle nuove deleghe ed emissione codeline (una tantum annuale);
d) Euro 3,07 annui per la gestione e revoca deleghe sindacali;
e) Euro 0,31 trimestrale per la gestione singolo modello F24.
La convenzione prevede in favore dell’Istituto la facoltà di recedere unilateralmente dalla convenzione in caso di mancato rispetto degli obblighi nella stessa previsti a carico dell’Associazione, nonché in tutti i casi in cui sorgano contestazioni sull’uso della denominazione, dell’acronimo, del logo dell’Associazione sindacale, sul legittimo esercizio dei poteri statutari o qualora intervengano disposizioni normative e/o regolamentari per le quali non sia possibile applicare le disposizioni della convenzione e che rendano opportuna o necessaria, nell’interesse dell’INPS, l’adozione di un nuovo testo convenzionale, nonché qualora il servizio di riscossione diventi troppo oneroso per l’INPS a seguito del verificarsi di eventi straordinari e imprevedibili (cfr. l’art. 1467 c.c.), che necessitino di rilevanti interventi di natura procedurale e/o gestionale. In tale ultimo caso sarà data tempestiva comunicazione al Ministero vigilante.

Cassa Edile di Ravenna: Contributi in vigore dall’1/10/2021



La Cassa Edile della Provincia di Ravenna, pubblica il riepilogo dei Contributi in vigore dall’1/10/2021 per le aziende che applicano CCNL Industria e il CCNL PMI, del settore dell’Edilizia


RIEPILOGO CONTRIBUTI CCNL INDUSTRIA – PMI
(CONTRIBUZIONE IN VIGORE DAL 1/10/2021)







































CONTRIBUTI

IMPRESA

LAVORATORE

Contributo Cassa Edile 1,875% 0,375%
Contributo Gratifica Mal./Inf. 0,50%  
Contributo Assistenze e Mutualità Territoriali 0,50%  
Q.te Nazionali Servizio 0,20% 0,20%
Q.te Territoriali Servizio 0,25%  
Contributo ISPER-CPT 1,20%  
Contributo fondo prepensionamenti 0,20%  
Contributo ISPER-CPT INTERINALI 0,20%  
Contributo agg.vo lavori temporanei INTERINALI 4,17%  












Versamenti previdenza complementare Somma dei versamenti contrattuali e di adesione eseguiti dalle imprese e dai lavoratori ai fondi di Previdenza Complementare Prevedi o Fondapi – Il contributo contrattuale mensile è pari a euro 10,00 (su base 100, riparametrato). Per gli impiegati è dovuto su 14 mensilità.
Contributi APE Tale contributo viene versato dalle imprese nella misura del 5,70% dove applicabile lo sgravio contributivo di cui all’art. 15 del Contratto Integrativo Territoriale e nella misura del 7,70% se non applicabile lo sgravio contributivo.
RLST Tale contributo è dovuto dalle imprese nella misura dello 0,35% – Se il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) è stato eletto all’interno dell’azienda con unità produttiva fino a 15 dipendenti è ridotto allo 0,15% – Se il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) è stato eletto all’interno dell’azienda con unità produttiva oltre 15 dipendenti è ridotto allo 0,25%
























Quota associativa ANCE Territoriale 0,50% Tale contributo è dovuto dalle imprese associate all’ANCE con sede legale nelle province di Ravenna e Rimini
Quota associativa ANCE Fuori provincia 1,30% Tale contributo è dovuto dalle imprese associate all’ANCE con sede legale fuori dalle province di Ravenna e Rimini
Contributo Fondo Incentivo Occupazione 0,10% Tale contributo è dovuto dalle imprese e calcolato sui seguenti elementi della retribuzione: minimo in vigore, contingenza, edr, its sulle sole ore lavorate
Contributo Fondo Sanitario Operai 0,60% Tale contributo è dovuto dalle imprese e calcolato sui seguenti elementi della retribuzione: minimo in vigore, contingenza, edr, its e da versare su un minimo di 120 ore lavorate.
Contributo Fondo Sanitario Impiegati 0,26% Tale contributo è dovuto dalle imprese e calcolato sui seguenti elementi della retribuzione: minimo in vigore, contingenza, edr, its. Nel caso di lavoratori a tempo parziale il contributo è riproporzionato sulla base del minor orario di lavoro effettuato.

Estensione della copertura ai familiari degli iscritti al Fondo Sanifonds Trentino

Fino al 15 novembre è possibile iscrivere, al Fondo sanitario del Trentino Sanifonds, i propri familiari

Sanifonds è il Fondo sanitario integrativo del Trentino, costituito dalla Provincia autonoma di Trento, Associazione artigiani e piccole imprese della provincia di Trento, Associazione albergatori e imprese turistiche della provincia di Trento, Confcommercio-Imprese per l’Italia Trentino, Confesercenti del Trentino, Cooperazione Trentina, Confindustria Trento, CGIL del Trentino, USR CISL del Trentino C.S.R. UIL di Trento, CISPEL-Federservizi Trentino-Alto Adige.
Il Fondo, in base ai propri documenti regolamentari, è aperto a tutti i dipendenti pubblici e privati del Trentino.
Il Fondo comunica che, per i dipendenti comunicati a Sanifonds per la prima volta dopo il 1° maggio 2021, dal 1° ottobre al 15 novembre 2021 è possibile estendere la copertura Sanifonds ai propri familiari, per le spese dal 1° luglio 2021 al 31 dicembre 2023.

Indicazioni sullo sgravio contributivo alternativo alla CIG


L’Inps ha fornito indicazioni per i datori di lavoro che intendano esercitare la sopra illustrata facoltà di rinunciare alla frazione di esonero richiesto e non goduto di cui all’articolo 12, comma 15, del DL n. 137/2020.


In favore dei datori di lavoro del settore privato, con esclusione di quello agricolo, che non richiedano i nuovi trattamenti di integrazione salariale, l’art. 12, co. 5, DL n. 137/2020 ha prevsto un esonero dal versamento dei contributi previdenziali a loro carico. Il successivo comma 15 dispone che: “I datori di lavoro privati che abbiano richiesto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali ai sensi dell’articolo 3, del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, possono rinunciare per la frazione di esonero richiesto e non goduto e contestualmente presentare domanda per accedere ai trattamenti di integrazione salariale di cui al presente articolo. La facoltà di cui al periodo precedente può essere esercitata anche per una frazione del numero dei lavoratori interessati dal beneficio”.
In assenza di una definizione normativa del concetto di “frazione” di esonero a cui l’azienda debba rinunciare, al fine di accedere alle misure previste dal DL n. 137/2020, tale requisito deve ritenersi soddisfatto anche in caso di rinuncia alla quota di esonero relativa a un solo lavoratore.
Al fine di procedere alla restituzione della quota di esonero di cui all’articolo 3 del DL n. 104/2020, i datori di lavoro interessati che non abbiano già provveduto all’invio di flussi regolarizzativi, valorizzeranno all’interno di <DenunciaIndividuale>, <AltreADebito>:
– nell’elemento <CausaleADebito> il nuovo codice causale “M903”, che assume il significato di “Restituzione quota Sgravio Articolo 3 del decreto legge n.104/2020”;
– nell’elemento <ImportoADebito>, indicheranno il relativo importo.
Il codice di restituzione sopra indicato può essere esposto unicamente dai datori di lavoro contraddistinti dal codice di autorizzazione “2Q” e sulle denunce di competenza dei mesi da settembre 2021 a dicembre 2021.

Contributo per i genitori disoccupati o monoreddito con figli con disabilità


In arrivo le modalità di presentazione delle domande di contributo e di erogazione in favore di uno dei genitori disoccupati o monoreddito facenti parte di nuclei familiari monoparentali con figli a carico aventi una disabilità riconosciuta in misura non inferiore al 60 per cento, un contributo mensile per un importo massimo di 500 euro netti (MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI – Decreto 11 ottobre 2021)

Per genitore disoccupato si intende la persona priva di impiego oppure la persona il cui reddito da lavoro dipendente non superi le 8.145 euro all’anno o 4.800 euro annui da lavoro autonomo. Per genitore monoreddito si intende un individuo che ricava tutto il proprio reddito esclusivamente dall’attività lavorativa, sia pure prestata a favore di una pluralità di datori di lavoro ovvero sia percettore di un trattamento pensionistico previdenziale. A tal fine non si tiene conto della percezione di eventuali altri trattamenti assistenziali. Si prescinde, in ogni caso, dall’eventuale proprietà della casa di abitazione.
Per nuclei familiari monoparentali si intendono quelli caratterizzati dalla presenza di uno solo dei genitori con uno o più figli con disabilità a carico. Per figli a carico aventi una disabilità riconosciuta in misura non inferiore al 60 per cento si intendono quelli che non essendo economicamente indipendenti continuano ad essere mantenuti dal proprio genitore. In particolare, per restare a carico del genitore un figlio deve avere un reddito non superiore a 4.000 euro fino a 24 anni e non superiore a 2.840,51 euro se ha un’età maggiore di 24 anni.
Il decreto in oggetto disciplina i criteri per l’individuazione dei destinatari e le modalità di presentazione delle domande di contributo e di erogazione in favore di uno dei genitori disoccupati o monoreddito facenti parte di nuclei familiari monoparentali con figli a carico aventi una disabilità riconosciuta in misura non inferiore al 60 per cento, un contributo mensile per un importo massimo di 500 euro netti.
La misura corrisposta non concorre alla formazione del reddito ai fine delle imposte ed è cumulabile con il reddito di cittadinanza.
Il beneficio è corrisposto dall’INPS, su domanda del genitore, con cadenza mensile, per un importo pari a 150 euro ed è riconosciuto dal mese di gennaio e per l’intera annualità. Nel caso di ammissione al contributo qualora il genitore abbia due o più figli a carico con una disabilità riconosciuta in misura non inferiore al 60 per cento, l’importo riconosciuto a norma del presente decreto sarà pari rispettivamente a 300 euro e a 500 euro mensili complessivi.
La domanda per l’ottenimento del beneficio deve essere presentata annualmente dal genitore secondo le modalità e le scadenze definite con circolare per via telematica secondo i modelli predisposti dal medesimo Istituto. La domanda dovrà essere corredata dalla dichiarazione del genitore interessato, rilasciata ai sensi del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 sotto la propria responsabilità del possesso dei requisiti sopra indicati. Ai fini dell’attribuzione del beneficio l’INPS, verificata la regolarità dell’istanza, provvederà ad erogarlo all’interessato.
Il riconoscimento del beneficio presuppone il possesso cumulativo, al momento della presentazione della domanda, dei seguenti requisiti:
a) essere residente in Italia;
b) disporre di un valore dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) in corso dì validità non superiore a 3.000 euro; nel caso di nuclei familiari con minorenni, l’ISEE è calcolato ai sensi dell’articolo 7 del medesimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013;
c) essere disoccupato o, monoreddito e facente parte di nucleo familiare monoparentale;
d) fare parte di un nucleo familiare, come definito ai fini ISEE, in cui siano presenti figli a carico aventi una disabilità riconosciuta in misura non inferiore al 60 per cento.


Al fine di consentire la tempestiva erogazione della misura sono considerate inammissibili le istanze prive di tali indicazioni e quelle presentate fuori dai termini stabiliti dalla circolare.
Il beneficio è riconosciuto nel limite di spesa di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021-2023. Qualora le risorse non fossero sufficienti ad esaurire le domande, si darà la priorità ai richiedenti con ISEE più basso. A parità di reddito ISEE sarà data priorità ai richiedenti appartenenti a nuclei con figli minori non autosufficienti. A seguire sarà data priorità ai richiedenti appartenenti a nuclei con figli con disabilità di grado grave e, infine, a seguire ai richiedenti con figli con disabilità di grado medio. Il beneficio sarà assegnato secondo i criteri individuati che costituiscono titolo di preferenza.
Il riconoscimento del beneficio decade qualora venga meno uno dei requisiti sopra richiesti. Decade altresì qualora si verifichi una delle seguenti cause:
a) decesso del figlio;
b) decadenza dall’esercizio della responsabilità genitoriale;
c) affidamento del figlio a terzi.
Il genitore ha l’obbligo di comunicare tempestivamente all’INPS l’eventuale verificarsi di una delle cause di decadenza. Nel caso in cui in esito a verifiche e controlli emerga il mancato possesso dei requisiti, il beneficio è immediatamente revocato, ferma restando la restituzione di quanto indebitamente percepito e le sanzioni previste a legislazione vigente.
L’INPS interrompe l’erogazione dell’assegno a partire dal mese successivo a quello in cui si è verificata una delle cause di decadenza.
Nel caso di temporaneo ricovero del figlio con disabilità presso istituti di cura di lunga degenza o presso altre strutture residenziali a totale carico dello Stato o di altra amministrazione pubblica, il beneficiario ha l’obbligo di informare tempestivamente l’INPS che provvederà a sospendere l’erogazione del contributo per tutto il periodo di ricovero.

Inattività lavorativa: spettanza assegno invalidità

L’INPS fornisce chiarimenti sul requisito di inattività lavorativa ai fini della liquidazione dell’assegno mensile di invalidità di cui all’articolo 13 della legge 30 marzo 1971, n. 118.

La Corte di Cassazione, con diverse pronunce, è intervenuta sul requisito dell’inattività lavorativa di cui all’articolo 13 della legge 30 marzo 1971, n. 118, come modificato dall’articolo 1, comma 35, della legge 24 dicembre 2007, n. 247, affermando che il mancato svolgimento dell’attività lavorativa integra non già una mera condizione di erogabilità della prestazione ma, al pari del requisito sanitario, un elemento costitutivo del diritto alla prestazione assistenziale, la mancanza del quale è deducibile o rilevabile d’ufficio in qualsiasi stato e grado del giudizio.
La giurisprudenza di legittimità, quindi, è costante nel ritenere che lo svolgimento dell’attività lavorativa, a prescindere dalla misura del reddito ricavato, preclude il diritto al beneficio di cui all’articolo 13 della legge n. 118/1971 (cfr. Cass. n. 17388/2018; n. 18926/2019).
Alla luce di tale consolidato orientamento, a fare data dal 14/10/2021, l’assegno mensile di assistenza di cui all’articolo 13 della legge n. 118/1971, sarà pertanto liquidato, fermi restando tutti i requisiti previsti dalla legge, solo nel caso in cui risulti l’inattività lavorativa del soggetto beneficiario.

Ispettorato: precisazioni sul ricorsi al Comitato per il lavoro


L’Ispettorato nazionale del lavoro fornisce alcuni chiarimenti in merito ai ricorsi amministrativi avverso gli atti di accertamento dell’Ispettorato medesimo e gli atti di accertamento degli Enti previdenziali e assicurativi che abbiano ad oggetto la sussistenza o la qualificazione dei rapporti di lavoro.

In particolare, l’INL precisa che, dalla presentazione tempestiva del ricorso decorrono i 90 giorni concessi al Comitato per decidere e, “decorso inutilmente il termine previsto per la decisione il ricorso si intende respinto”.
Al superamento dei 90 giorni e pur a fronte del “silenzio significativo” è sempre possibile, da parte del Comitato, l’adozione di una decisione espressa purché la stessa intervenga entro un arco temporale ragionevolmente contenuto rispetto alla scadenza del termine. Ciò anche al fine di mantenere pressocché inalterate le tempistiche dettate dalla legge per l’espletamento delle eventuali e successive procedure di carattere sanzionatorio, quali l’emissione dell’ordinanza ingiunzione che, come noto, deve effettuarsi entro il termine prescrizionale previsto.
Inoltre, è necessario gli Uffici di raccordo prestino attenzione alla tempistica di trasmissione delle istruttorie al Comitato (ovvero entro 30 giorni precedenti lo spirare del termine dei 90 giorni per la decisione), tempistica peraltro funzionale a verificare l’eventuale pagamento delle sanzioni in misura ridotta.
Così come in caso di adempimento alla diffida, infatti, anche il pagamento in misura ridotta determinerebbe l’estinzione del procedimento sanzionatorio, con conseguente inammissibilità del gravame amministrativo.
È quindi opportuno assicurare ogni possibile forma di raccordo tra Ufficio istruente e la Segreteria del Comitato, anche successivamente allo spirare del 60° giorno dalla notifica e all’invio della relazione, al fine di aggiornare le informazioni necessarie all’adozione di una corretta decisione da parte del Comitato.

Impiegati Agricoli Friuli Venezia Giulia: tabella salariale vigente



Si riporta la tabella paga Impiegati Agricoli in vigore nella Regione Friuli Venezia Giulia dall’1/7/2021, aggiornata con l’aumento del 2% previsto dall’accordo di rinnovo del CCNL del 7/7/2021


Salari Impiegati Agricoli dall’1/7/2021 (Art. 25 Accordo Nazionale 7/7/2021)



















































Categoria

Minimo mensile conglobato dall’1/1/2019

Integrativo Regionale FVG dall’1/1/2019

Aumento CCNL dall’1/7/2021

Totale lordo stipendio contrattuale dall’1/7/2021

Quadro 1.563,452 665,996 44,588 2.274,036
CONCETTO        
1.a 1.476,327 663,818 42,803 2.182,948
2.a 1.347,150 597,707 38,897 1.983,754
3.a 1.231,694 515,711 34,948 1.782.353
ORDINE        
1.a 1.152,126 447,883 32,000 1.632,009
2.a 1.087,862 361,372 28,985 1.478,219


Una tantum (Art. 25 Accordo Nazionale 7/7/2021)
Ai dipendenti in forza alla data di rinnovo del 7/7/2021, e il cui rapporto di lavoro sia iniziato anteriormente all’1/1/2021, è riconosciuto un importo lordo di euro 225,00 (duecentoventicinque/00) a titolo di una tantum per gli impiegati di Ili categoria, riparametrato come segue:
























Categoria

Una tantum – importo lordo

Quadri 280,00
Impiegati I categoria 264,00
Impiegati II categoria 240,00
Impiegati III categoria 225,00
Impiegati IV categoria 210,00
Impiegati V categoria 200,00
Impiegati Vi categoria 190,00


Gli importi di cui sopra dovranno essere corrisposti a titolo di una tantum con la mensilità relativa a ottobre 2021 e non saranno considerati utili ai fini dei vari istituti contrattuali e nella determinazione del T.F.R.
L’importo una tantum sarà riproporzionato per il personale part-time in relazione alla ridotta prestazione lavorativa.