Cause di rifiuto di fatture elettroniche PA

Con il Decreto 24 agosto 2020, n. 132, il Ministero delle Economia e delle Finanze, al fine di assicurare che non si verifichino rigetti impropri delle fatture elettroniche da parte delle Amministrazioni pubbliche, ha individuato in modo specifico le cause che possono consentire il rifiuto delle fatture elettroniche da parte delle amministrazioni pubbliche destinatarie.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha modificato il regolamento in materia di emissione, trasmissione e ricevimento della fattura elettronica da applicarsi alle amministrazioni pubbliche, introducendo le cause che consentono alle amministrazioni destinatarie di rifiutare le fatture elettroniche e le relative regole tecniche.

Le PA non possono rifiutare le fatture elettroniche al di fuori dei seguenti casi:
a) fattura elettronica riferita ad  una  operazione  che  non  è stata posta in essere  in  favore  del  soggetto  destinatario  della trasmissione;
b) omessa o errata indicazione del Codice identificativo di  Gara (CIG) o del Codice unico di Progetto (CUP);
c) omessa o errata indicazione del codice di repertorio di cui al decreto del Ministro della salute 21 dicembre 2009, per gli acquisti di dispostivi medici;
d) omessa o errata indicazione del codice di Autorizzazione all’immissione in commercio (AIC) e del corrispondente quantitativo, per gli acquisti di farmaci;
e) omessa o errata indicazione del numero e data della determinazione dirigenziale d’impegno di spesa per le fatture emesse nei confronti delle Regioni e degli enti locali;
In ogni caso, le PA non possono rifiutare la fattura nei casi in cui gli elementi informativi possono essere corretti mediante le procedure di variazione di cui all’articolo 26 del Decreto IVA.

Il rifiuto della fattura elettronica deve essere comunicato dalla PA destinataria al cedente/prestatore attraverso il sistema di notifiche dello SDI.
Le ricevute ed i messaggi di notifica sono predisposti secondo un formato XML la cui struttura rispetti le specifiche tecniche stabilite dal regolamento in materia di emissione, trasmissione e ricevimento della fattura elettronica PA (D.M. 3 aprile 2013, n. 55).
In particolare, nel caso di notifica del rifiuto della fattura elettronica PA deve essere indicata la causa del rifiuto riportando i casi suindicati.

Stazioni di ricarica di veicoli elettrici: iva rimborsabile sull’acquisto


Le colonnine di ricarica, in quanto beni non integrati con il suolo costituiscono beni strumentali ammortizzabili e, di conseguenza, l’Iva assolta per il loro acquisto, incluse le spese accessorie necessarie per il funzionamento delle stesse, è rimborsabile ai sensi degli artt. 30, co. 2, lett. c) e 38, co. 2 del Decreto Iva (Agenzia Entrate – risposta 23 ottobre 2020, n. 497).

Nel caso di specie, la Società ha affermato di:


– acquistare, per lo svolgimento della propria attività economica, le infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici (EVC) con le relative componenti accessorie nonché taluni servizi necessari per configurare e gestire ciascun impianto di ricarica;


– installare le stazioni di ricarica, principalmente, su beni di terzi (suolo pubblico o aree private ad accesso pubblico), ma con modalità tali da non essere integrate irreversibilmente al suolo, potendo essere spostate o riallocate in funzione della domanda di mercato nonché dell’evoluzione tecnologica dei cespiti.


Pertanto, le EVC rappresentano dei beni non integrati irreversibilmente al suolo e costituiscono per la società beni strumentali ammortizzabili ai sensi dell’articolo 102 del TUIR.


L’IVA assolta in relazione all’acquisizione delle EVC, comprese le spese accessorie, necessarie per il funzionamento delle stesse, è rimborsabile in forza dell’articolo 30, secondo comma, lettera c), del Decreto IVA e, conseguentemente, del successivo articolo 38-bis, secondo comma, al ricorrere delle condizioni richieste.

Stop cartelle fino al 31 dicembre 2020: le Faq dell’Agenzia delle entrate-Riscossione


L’Ente ha aggiornato sul proprio sito internet le risposte alle domande più frequenti (Faq) con le novità introdotte dal Decreto Legge n. 129/2020, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 260 del 20 ottobre 2020, recante “Disposizioni urgenti in materia di riscossione esattoriale”. (AGENZIA DELLE ENTRATE RISCOSSIONE – Comunicato 21 ottobre 2020)

Misure previste dal nuovo provvedimento:


– il differimento al 31 dicembre 2020 del termine di sospensione per la notifica e il pagamento delle cartelle, precedentemente fissato al 15 ottobre 2020 dal “Decreto Agosto”, lasciando invariata la sola scadenza riferita al pagamento delle rate 2020 della Definizione Agevolata;
– viene prorogata l’agevolazione relativa al maggior termine di decadenza delle rateizzazioni presentate entro il 31 dicembre 2020, consistente nel mancato pagamento di dieci rate, anche non consecutive, invece delle cinque rate ordinariamente previste;
– in considerazione del protrarsi della situazione di emergenza epidemiologica da Covid-19, i cittadini possono utilizzare i servizi online presenti sul sito www.agenziaentrateriscossione.gov.it e sull’app Equiclick, e ricevere assistenza rivolgendosi al Contact Center al numero 060101;
– rimangono disponibili gli indirizzi di posta elettronica attivati dall’Agenzia appositamente per le situazioni urgenti e ai quali è possibile inviare la richiesta semplicemente allegando un documento di riconoscimento. Tali canali di assistenza, con il perdurare dell’emergenza sanitaria, sono preferibili rispetto agli sportelli che rimangono comunque aperti su appuntamento.

Faq


– Sospesi i pagamenti di cartelle e avvisi
Il Decreto Legge n. 129/2020 estende l’arco temporale degli interventi agevolativi già contenuti nel Decreto “Cura Italia” (DL n. 18/2020) e nei successivi Decreto Rilancio (DL n. 34/2020) e Decreto Agosto (DL n. 104/2020). È stata quindi disposta la sospensione fino al 31 dicembre 2020 del versamento di tutte le entrate tributarie e non tributarie derivanti da cartelle di pagamento, avvisi di addebito e avvisi di accertamento affidati all’Agente della riscossione dall’8 marzo. I pagamenti dovranno essere effettuati entro il mese successivo alla scadenza del periodo di sospensione e, dunque, entro il 31 gennaio 2021.


– Stop a notifiche e pignoramenti
È stata estesa fino al 31 dicembre 2020 anche la sospensione delle attività di notifica di nuove cartelle, degli altri atti di riscossione nonché degli obblighi derivanti dai pignoramenti presso terzi effettuati prima della data di entrata in vigore del decreto Rilancio (19/5/2020), su stipendi, salari, altre indennità relative al rapporto di lavoro o impiego, nonché a titolo di pensioni e trattamenti assimilati. Fino al 31 dicembre 2020, le somme oggetto di pignoramento non devono essere sottoposte ad alcun vincolo di indisponibilità e il soggetto terzo pignorato (ad esempio il datore di lavoro) deve renderle fruibili al debitore (ciò anche in presenza di assegnazione già disposta dal giudice dell’esecuzione). Cessati gli effetti della sospensione, e quindi a decorrere dal 1° gennaio 2021, riprenderanno a operare gli obblighi imposti al soggetto terzo debitore (e quindi la necessità di rendere indisponibili le somme oggetto di pignoramento e di versamento all’Agente della riscossione fino alla copertura del debito).


– Rateizzazioni, decadenza a 10 rate
Per i piani di dilazione già in essere alla data dell’8 marzo 2020 e per i provvedimenti di accoglimento delle richieste presentate fino al 31 dicembre 2020, la decadenza del debitore dalle rateizzazioni accordate viene determinata nel caso di mancato pagamento di dieci rate, anche non consecutive, invece delle cinque rate ordinariamente previste. Per i contribuenti decaduti dai benefici della Definizione agevolata (“Rottamazione-ter”, “Saldo e stralcio” e “Definizione agevolata delle risorse UE”), per mancato, insufficiente o tardivo versamento delle rate scadute nel 2019, rimane in vigore la possibilità, introdotta dal DL 34/2020, di chiedere la dilazione del pagamento per le somme ancora dovute.


– Crediti pa, pagamenti senza verifiche
Rimarranno sospese fino al 31 dicembre 2020 anche le verifiche di inadempienza delle Pubbliche Amministrazioni e delle società a prevalente partecipazione pubblica, da effettuarsi, ai sensi dell’art. 48 bis del DPR 602/1973, prima di disporre pagamenti di importo superiore a cinquemila euro. Tutte le verifiche eventualmente già effettuate, anche prima dell’inizio del periodo di sospensione, restano prive di qualunque effetto se l’Agente della riscossione non ha notificato l’atto di pignoramento e le Amministrazioni pubbliche possono quindi procedere con il pagamento in favore del beneficiario.


– Rottamazione e “saldo e stralcio”
Il Decreto Legge n. 129/2020 non è intervenuto sui termini di scadenza della “Rottamazione-ter” e del “Saldo e stralcio”, già oggetto di modifica normativa con il DL 34/2020 (“Decreto Rilancio”). Resta pertanto confermato il termine “ultimo” del 10 dicembre 2020 entro il quale i contribuenti in regola con il pagamento delle rate scadute nell’anno 2019, possono effettuare i pagamenti delle rate in scadenza nel 2020 senza perdere i benefici delle misure agevolative.

Ritenute e compensazioni in appalti e subappalti: disciplina per i “contratti promiscui”

Gli Enti non commerciali, nella qualità di committenti di contratti di appalto “promiscui”, ai fini del calcolo della soglia prevista per l’applicazione degli obblighi in materia di ritenute e compensazioni in appalti e subappalti, moltiplicano il costo annuo dell’appalto per il coefficiente derivante dal rapporto tra i ricavi dell’attività commerciale e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi (Agenzia delle Entrate – Risposta 21 ottobre 2020, n. 492)

In materia di ritenute e compensazioni in appalti e subappalti ed estensione del regime del reverse charge per il contrasto dell’illecita somministrazione di manodopera, è stabilito che i soggetti residenti ai fini delle imposte dirette nello Stato, i quali affidano il compimento di una o più opere o di uno o più servizi di importo complessivo annuo superiore a euro 200.000 a un’impresa, tramite contratti di appalto, subappalto, affidamento a soggetti consorziati o rapporti negoziali comunque denominati caratterizzati da prevalente utilizzo di manodopera presso le sedi di attività del committente con l’utilizzo di beni strumentali di proprietà di quest’ultimo o ad esso riconducibili in qualunque forma, sono tenuti a richiedere all’impresa appaltatrice o affidataria e alle imprese subappaltatrici, obbligate a rilasciarle, copia delle deleghe di pagamento relative al versamento delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, trattenute dall’impresa appaltatrice o affidataria e dalle imprese subappaltatrici ai lavoratori direttamente impiegati nell’esecuzione dell’opera o del servizio. Il versamento delle ritenute di cui al periodo precedente è effettuato dall’impresa appaltatrice o affidataria e dall’impresa subappaltatrice, con distinte deleghe per ciascun committente, senza possibilità di compensazione. (art. 17- bis, del D.Lgs. n. 241 del 1997).
Con riferimento agli Enti non commerciali (pubblici e privati), l’Agenzia delle Entrate chiarisce che gli stessi sono esclusi dall’applicazione di tale disposizione limitatamente all’attività istituzionale di natura non commerciale svolta.
Inoltre, precisa che affinché la stessa trovi applicazione è necessario, tra l’altro, che il contratto di appalto, subappalto, affidamento a soggetti consorziati o rapporti negoziali comunque denominati siano “caratterizzati da un prevalente utilizzo di manodopera”.
In caso di stipula di contratti misti di affidamento del compimento di opere e servizi, nonché ai contratti di affidamento di opere, al fine di determinare la prevalenza, occorre fare riferimento al rapporto tra la retribuzione lorda riferita ai soli percettori di reddito di lavoro dipendente e assimilato (numeratore) e il prezzo complessivo dell’opera o dell’opera e del servizio nel caso di contratti misti (denominatore).
La previsione normativa non si applica qualora le imprese appaltatrici o affidatarie o subappaltatrici comunichino al committente di “aver eseguito nel corso dei periodi d’imposta cui si riferiscono le dichiarazioni dei redditi presentate nell’ultimo triennio complessivi versamenti registrati nel conto fiscale per un importo non inferiore al 10 per cento dell’ammontare dei ricavi o compensi risultanti dalle dichiarazioni medesime”. A tal fine si fa riferimento al rapporto tra i complessivi versamenti effettuati tramite modello F24 per tributi, contributi e premi assicurativi INAIL, al lordo dei crediti compensati, nel corso dei periodi d’imposta cui si riferiscono le dichiarazioni dei redditi presentate nell’ultimo triennio (numeratore) e i ricavi o compensi complessivi risultanti dalle dichiarazioni presentate nel medesimo triennio (denominatore).
Per quanto concerne i criteri di determinazione dei redditi degli enti non commerciali residenti, l’Agenzia delle Entrate osserva che le spese e gli altri componenti negativi relativi a beni e servizi adibiti promiscuamente all’esercizio di attività commerciali e di altre attività, sono deducibili per la parte del loro importo che corrisponde al rapporto tra l’ammontare dei ricavi e altri proventi che concorrono a formare il reddito d’impresa e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi.


Sulla base di tali considerazioni, dunque, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che nell’ipotesi di contratti “promiscui”, ovvero di contratti di appalto riferiti all’acquisto di servizi generali, comuni sia all’attività istituzionale sia a quella commerciale, ai fini del calcolo della soglia di euro 200.000 annui, è necessario porre in relazione il costo dell’appalto con la quota proporzionale di ricavi riferiti all’attività commerciale.
In altri termini, gli obblighi in materia di ritenute e compensazioni in appalti e subappalti trovano applicazione qualora il rapporto tra l’ammontare dei ricavi e altri proventi relativi all’attività commerciale (numeratore) e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi (denominatore), moltiplicato per il costo annuo pattuito per l’affidamento all’impresa del compimento di servizi generali funzionali sia all’attività istituzionale sia a quella commerciale, risulti di importo complessivo superiore ad euro 200.000. Tale rapporto va determinato con riferimento ai ricavi del periodo d’imposta precedente a quello di inizio di esecuzione del contratto promiscuo.
Resta fermo che, al superamento della soglia come sopra determinata, gli obblighi in esame si applicheranno con riferimento a all’intero contratto.

Superbonus 110%: le check list dei controlli


Pubblicato il documento “Il “Superbonus” del 110%: le check list per il visto di conformità sugli interventi per l’efficienza energetica e la riduzione del rischio sismico” (Fondazione Commercialisti – Comunicato 21 ottobre 2020).

Il Decreto “Rilancio” ha incrementato al 110% la detrazione d’imposta per le spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021 per specifici interventi di efficientamento energetico o di riduzione del rischio sismico (c.d. “Superbonus”).
La Fondazione dei Commercialisti, nel documento “Il “Superbonus” del 110%: le check list per il visto di conformità sugli interventi per l’efficienza energetica e la riduzione del rischio sismico”, presenta due check list dei controlli che devono essere effettuati ai fini dell’apposizione del visto di conformità sull’apposita comunicazione da inoltrare all’Agenzia delle entrate per attestare la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione, nei casi di opzione per la cessione del credito d’imposta o per lo sconto in fattura, in alternativa alla fruizione diretta della detrazione.


Detrazione per interessi passivi su mutui: termini posticipati dall’emergenza covid-19

In considerazione dei divieti e dei blocchi negli spostamenti delle persone imposti dalle misure anti-Covid19, deve ritenersi prorogato di un corrispondente periodo, il termine di un anno per adibire l’immobile ad abitazione principale, ai fini del riconoscimento della detrazione degli interessi passivi sul mutuo ipotecario contratto per l’acquisto (Agenzia delle Entrate – Risposta 19 ottobre 2020, n. 485)

QUESITO

Il caso posto all’esame dell’Agenzia delle Entrate riguarda l’acquisto di un’unità immobiliare adiacente alla propria abitazione principale da accorpare a quest’ultima.
Per tale acquisto è stato contratto mutuo ipotecario.
A causa dell’emergenza epidemiologica da covid-19 i lavori di accorpamento hanno subito dei ritardi, tali da non poterlo rendere possibile entro il termine di un anno dall’acquisto stabilito ai fini del riconoscimento della detrazione fiscale degli interessi passivi pagati per il mutuo ipotecario.
Viene posto il quesito circa la possibilità di applicare al caso di specie la sospensione dei termini, nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 31 dicembre 2020, stabilita dal cd. “Decreto liquidità” (art. 24, DL n. 23 del 2020) per gli adempimenti previsti ai fini del mantenimento del beneficio “prima casa”, ammettendo che i lavori di accorpamento siano conclusi entro il 30 dicembre 2020.

DISCIPLINA AGEVOLATIVA

La disposizione che disciplina la detrazione IRPEF degli interessi passivi su mutui ipotecari (art. 15, co. 1, lett. b) del TUIR) stabilisce che il beneficio è riconosciuto per gli interessi passivi e relativi oneri accessori pagati in dipendenza di mutui ipotecari contratti per l’acquisto dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto stesso.
In caso di lavori di ristrutturazione edilizia sull’immobile acquistato, comprovata dalla relativa concessione edilizia o atto equivalente, la detrazione spetta a decorrere dalla data in cui l’unità immobiliare è adibita a dimora abituale, e comunque entro due anni dall’acquisto.
Il mancato rispetto dei suddetti termini, determina la decadenza dal beneficio, salvo che ricorra una causa di forza maggiore, vale a dire quando si verifica e sopravviene un impedimento oggettivo non prevedibile e tale da non poter essere evitato. In altri termini, un ostacolo all’adempimento dell’obbligazione, caratterizzato da non imputabilità alla parte obbligata, inevitabilità e imprevedibilità dell’evento.

PARERE DEL FISCO

L’Agenzia delle Entrate esclude l’applicabilità della sospensione dei termini delle agevolazioni prima casa, prevista dal cd. “Decreto liquidità”, poiché la norma non include i termini in materia di detrazioni IRPEF, bensì solo quelli previsti da altre disposizioni agevolative in materia di imposta di registro. Trattandosi di una norma eccezionale e come tale di stretta interpretazione, non è estensibile oltre i casi e i tempi in essa considerati.
Tuttavia, riconosce comunque una causa di impossibilità a rispettare il termine non dipendente da volontà del contribuente, né dallo stesso prevedibile.

In particolare, l’Agenzia delle Entrate osserva che nel caso in esame l’immobile risulta acquistato a luglio 2019, mentre non risulta una concessione edilizia o atto equivalente che consenta di applicare il maggior termine di due anni per adibire l’immobile ad abitazione principale. Di conseguenza, secondo la norma sopra indicata, l’immobile avrebbe dovuto essere adibito a dimora abituale entro luglio 2020.
Di fatto, però, l’accorpamento all’abitazione principale già posseduta è risultato impossibile, a causa dei ritardi dei lavori causati dall’emergenza epidemiologica di Covid-19.
Secondo l’Agenzia delle Entrate, l’emergenza da covid-19 si configura come causa di forza maggiore che non esclude, in linea di principio, la spettanza della detrazione.
In altri termini, detta causa di forza maggiore è idonea a impedire la decadenza dall’agevolazione se accaduta in pendenza del termine entro cui stabilire la dimora abituale nell’immobile.
Più precisamente, tenuto conto che la destinazione dell’immobile a dimora abituale deve essere effettiva e richiede l’espletamento di attività (ad es. trasloco mobili, acquisto mobili, spostamento difficoltoso di persone), e che i divieti e i blocchi negli spostamenti delle persone imposti dal 23 febbraio al 2 giugno 2020 dalle misure di contenimento dell’epidemia da Covid-19 hanno reso impossibili tali attività, l’Agenzia delle Entrate ritiene possibile fruire della detrazione per gli interessi passivi sul mutuo ipotecario, a condizione che l’immobile sia adibito a dimora abituale entro un tempo pari a un anno dal rogito, maggiorato del periodo sopra indicato.
Nella caso in esame, tenuto conto che la causa di forza maggiore si è verificata in pendenza del termine entro cui stabilire la residenza nell’immobile, l’istante potrà fruire di una proroga del termine per un tempo corrispondente alla durata della causa di forza maggiore (dal 23 febbraio al 2 giugno 2020) che ha impedito o rallentato le attività propedeutiche alla destinazione dell’immobile a dimora abituale.


La notifica è valida anche se la firma è illeggibile

In caso di notifica a mezzo posta, la firma illeggibile del consegnatario sull’avviso di ricevimento non rende invalida la notifica, bensì costituisce presunzione di avvenuta consegna al destinatario, salvo querela di falso (Corte di Cassazione – Ordinanza 16 ottobre 2020, n. 22514)

IL CASO

La controversia trae origine dal provvedimento di iscrizione ipotecaria eseguita dal concessionario della riscossione sull’immobile di proprietà del contribuente, per crediti tributari iscritti a ruolo, oggetto di precedenti cartelle di pagamento non pagate, né impugnate.
Il ricorso, con il quale il contribuente ha eccepito l’omessa notifica delle cartelle di pagamento, è stato accolto dai giudici tributari, i quali hanno ritenuto invalida la notifica delle cartelle esattoriali presupposte all’iscrizione ipotecaria.
L’irregolarità della notifica, secondo i giudici, risultava dalla non intelligibilità della firma apposta sugli avvisi di ricevimento dalla persona alla quale gli atti erano stati consegnati dall’ufficiale postale e dalla mancata identificazione del consegnatario attraverso le caselle apposte sugli avvisi anzidetti.
Su ricorso del concessionario della riscossione, però, la Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Secondo le disposizioni che disciplinano la notifica delle cartelle di pagamento (art. 26, DPR n. 602 del 1973), la stessa può essere notificata dagli ufficiali della riscossione o da altri soggetti abilitati dal concessionario nelle forme previste dalla legge ovvero, previa eventuale convenzione tra comune e concessionario, dai messi comunali o dagli agenti della polizia municipale.
La notifica può essere eseguita anche mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento. In tal caso, la cartella è notificata in plico chiuso e la notifica si considera avvenuta nella data indicata nell’avviso di ricevimento sottoscritto dal destinatario o da persone di famiglia o addette alla casa, all’ufficio o all’azienda.

In base alla previsione dell’art. 7 della Legge n. 890 del 1982, l’operatore postale consegna il piego nelle mani proprie del destinatario, anche se dichiarato fallito.
Se la consegna non può essere fatta personalmente al destinatario, il piego è consegnato, nel luogo indicato sulla busta che contiene l’atto da notificare, a persona di famiglia che conviva anche temporaneamente con lui ovvero addetta alla casa ovvero al servizio del destinatario, purché il consegnatario non sia persona manifestamente affetta da malattia mentale o abbia età inferiore a quattordici anni. In mancanza delle persone indicate al periodo precedente, il piego può essere consegnato al portiere dello stabile ovvero a persona che, vincolata da rapporto di lavoro continuativo, è comunque tenuta alla distribuzione della posta al destinatario.
L’avviso di ricevimento e di documenti attestanti la consegna debbono essere sottoscritti dalla persona alla quale è consegnato il piego e, quando la consegna sia effettuata a persona diversa dal destinatario, la firma deve essere seguita, su entrambi i documenti summenzionati, dalla specificazione della qualità rivestita dal consegnatario, con l’aggiunta, se trattasi di familiare, dell’indicazione di convivente anche se temporaneo. Se il piego non viene consegnato personalmente al destinatario dell’atto, l’operatore postale dà notizia al destinatario medesimo dell’avvenuta notificazione dell’atto a mezzo di lettera raccomandata.
Se il destinatario o le persone alle quali può farsi la consegna rifiutano di firmare l’avviso di ricevimento pur ricevendo il piego, ovvero se il destinatario rifiuta il piego stesso o di firmare documenti attestanti la consegna, il che equivale a rifiuto del piego, l’operatore postale ne fa menzione sull’avviso di ricevimento indicando, se si tratti di persona diversa dal destinatario, il nome ed il cognome della persona che rifiuta di firmare nonché la sua qualità, appone la data e la propria firma sull’avviso di ricevimento che è subito restituito al mittente in raccomandazione, unitamente al piego nel caso di rifiuto del destinatario di riceverlo. Analogamente, la prova della consegna è fornita dall’addetto alla notifica nel caso di impossibilità o impedimento determinati da analfabetismo o da incapacità fisica alla sottoscrizione.

In proposito, la Corte di Cassazione ha chiarito che nel caso di notifica a mezzo del servizio postale, ove l’atto sia consegnato all’indirizzo del destinatario a persona che abbia sottoscritto l’avviso di ricevimento, con grafia illeggibile, nello spazio relativo alla firma del destinatario o di persona delegata, e non risulti che il piego sia stato consegnato dall’agente postale a persona diversa dal destinatario tra quelle indicate dall’art. 7 della Legge n. 890 del 1982, la consegna deve ritenersi validamente effettuata a mani proprie del destinatario, fino a querela di falso, a nulla rilevando che nell’avviso non sia stata sbarrata la relativa casella e non sia altrimenti indicata la qualità del consegnatario.
Tale ipotesi, precisa la Corte Suprema, non integra le ipotesi di nullità della notifica disciplinate dal codice di procedura civile, applicabili agli atti tributari (art. 160 c.p.c.).
In particolare, evidenziano i giudici della Suprema Corte, gli avvisi di ricevimento si palesano suscettibili di provare, fino a querela di falso, la consegna degli atti ove ricorrano le seguenti condizioni:
– gli atti risultino consegnati all’indirizzo del destinatario;
– il consegnatario dell’atto abbia apposto la propria firma (ancorché illeggibile) nello spazio dell’avviso di ricevimento relativo alla firma del destinatario o di persona delegata.

Riscatto agevolato del corso di laurea per dipendenti in esodo


Il Fisco fornisce chiarimenti sul trattamento fiscale dei contributi previdenziali necessari per il riscatto agevolato del corso di laurea versati dal datore di lavoro per conto dei dipendenti in esodo (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposte 21 ottobre 2020, n. 490)

L’incentivo all’esodo, comprensivo della quota destinata a riscattare i periodi d’istruzione universitaria, dovrà essere assoggettato a tassazione separata con l’aliquota applicata al Trattamento di Fine Rapporto.


In relazione al trattamento ai fini IRES dell’emolumento in esame, l’Amministrazione finanziaria invece è dell’avviso che il riconoscimento della somma da destinare al pagamento dei contributi previdenziali necessari per il riscatto agevolato del corso di laurea, configurandosi come una forma di incentivo all’esodo, costituisca una controprestazione per agevolare la risoluzione consensuale del rapporto ed abbia, quindi, una specifica connessione con il rapporto di lavoro, con conseguente deducibilità come componente negativo del reddito di impresa.


Stop alle cartelle esattoriali fino al 31 dicembre 2020


Pubblicato nella G.U. 20 ottobre 2020, n. 260, il D.L. 20 ottobre 2020, n. 129, recante la proroga della sospensione delle cartelle esattoriali fino al 31 dicembre 2020. La ripresa dell’attività degli Agenti della riscossione slitta al 1° gennaio 2021, fatte salve ulteriori proroghe.

Con la nuova proroga sono sospesi i termini dei versamenti, scadenti nel periodo dall’8 marzo al 31 dicembre 2020, derivanti da cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione, nonché dagli avvisi di addebito emessi dagli enti previdenziali ed assicurativi, atti di accertamento esecutivi emessi dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, atti di accertamento esecutivi emessi dagli enti locali sia per le entrate tributarie che per quelle patrimoniali.
I versamenti oggetto di sospensione devono essere effettuati in unica soluzione entro il mese successivo al termine del periodo di sospensione e non è previsto il rimborso di quanto già versato.


Relativamente ai piani di dilazione in essere alla data dell’8 marzo 2020 e ai provvedimenti di accoglimento emessi con riferimento alle richieste presentate fino al 31 dicembre 2020, la decadenza della rateazione si determina in caso di mancato pagamento, nel periodo di rateazione, di dieci rate, anche non consecutive.


Durante il periodo di sospensione, disposto anche nei confronti delle persone fisiche e non che, alla data del 21 febbraio 2020, avevano la residenza ovvero la sede operativa nel territorio dei comuni individuati nell’allegato 1 al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° marzo 2020, sono prorogati di dodici mesi:
– il termine relativo alla perdita del diritto al discarico delle quote iscritte a ruolo per la mancata notificazione imputabile al concessionario;
– i termini di decadenza e prescrizione in scadenza nell’anno 2021 per la notifica delle cartelle di pagamento.


Infine, viene prorogata fino al 31 dicembre 2020, la sospensione degli obblighi di accantonamento derivanti dai pignoramenti presso terzi effettuati prima di tale ultima data dall’agente della riscossione, aventi ad oggetto le somme dovute a titolo di stipendio, salario, altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, nonché a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione, o di assegni di quiescenza.


Sospesa la formazione in aula dei Commercialisti


Sospensione delle attività formative in aula e prosecuzione delle attività webinar fino al termine del periodo di emergenza epidemiologica da Covid-19. Lo comunica il Consiglio nazionale dei commercialisti agli Ordini territoriali in seguito alle previsioni contenute nel Dpcm del 18 ottobre 2020 che, ai fini del contenimento della diffusione del coronavirus prevede la sospensione di tutte le attività convegnistiche o congressuali, ad eccezione di quelle che si svolgono con modalità a distanza (CNDCEC – Nota 20 ottobre 2020, n. 119).

Lo stesso decreto, inoltre, prevede che tutte le cerimonie pubbliche si svolgano nel rispetto dei protocolli e delle linee guida vigenti e a condizione che siano assicurate specifiche misure idonee a limitare la presenza del pubblico. Nell’ambito delle pubbliche amministrazioni, si legge ancora nel DPCM, le riunioni si svolgono in modalità a distanza, salvo la sussistenza di motivate ragioni, ed è fortemente raccomandato svolgere anche le riunioni private in modalità a distanza.
Per questo motivo, gli Ordini locali e i soggetti autorizzati non potranno realizzare le attività formative in aula e dovranno annullare tutti gli eventi già programmati. Gli Ordini e soggetti autorizzati potranno comunque rendere disponibili le attività formative in videoconferenza con webinar di formazione o su piattaforme e-learning autorizzate.
Infine, il Consiglio nazionale, facendo riferimento anche al DPCM emanato lo scorso 7 ottobre – che proroga al 31 gennaio 2021 lo stato di emergenza -, informa gli Ordini locali e i Soggetti autorizzati che potranno offrire e chiedere l’accreditamento di webinar di formazione al CNDCEC fino al termine del periodo di emergenza epidemiologica, di volta in volta determinato con apposite disposizioni di legge.