CCNL Vetro e Lampade: istruzioni operative per il versamento al Fondo Fasie



Trasmessa dal Fondo Fasie, la prassi da seguire per una corretta comunicazione con il Fondo Sanitario per le aziende che applicano il CCNL Vetro e Lampade


Le tariffe annue per il 2020 sono riassunte nella seguente tabella:





QUOTA AZIENDA € 156,00



























QUOTA LAVORATORE

Quota annua

Quota mensile

VETRO E LAMPADE € 36,00

€ 228,00 lavorarore con 1


familiare


€ 324,00 lavorarore con 2


o più familiari

€ 3,00

€ 19,00


€ 27,00

OPZIONE STANDARD € 189,00 € 15,75
OPZIONE STANDARD

con iscrizione del/dei familiari

€ 198,00 per ogni familiare

€ 384,00 per ogni convivente

€ 16,50 per ogni familiare

€ 32,00 per ogni convivente

OPZIONE EXTRA € 339,00 € 28,25
OPZIONE EXTRA

 con iscrizione del/dei familiari

€ 198,00 per ogni familiare

€ 384,00 per ogni convivente

€ 16,50 per ogni familiare

€ 32,00 per ogni convivente

OPZIONE PLUS € 867,00 € 72,25


Il contributo a carico dell’Azienda, pari a 156,00 € per singolo dipendente iscritto al Fondo,sarà versato un’unoca soluzione entro il mese di gennaio 2020.


Il contributo a carico del dipendente, sia per la propria quota che per la quota di eventuali familiari e / o conviventi iscritti al Fondo come paganti, dovrà essere versato al Fondo su base mensile entro il giorno 16 del mese successivo di competenza.
Il Conto corrente a cui effettuare i versamenti è il seguente:
IBAN: IT87D0832703211000000005743
Intestato a:
FASIE – Fondo assistenza sanitaria integrativa BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI ROMA

Il compimento di atti gestione societaria non esclude la subordinazione dell’accomandante di SAS


In tema di società di persone, nello specifico una SAS, il compimento di atti di gestione o la partecipazione alle scelte societarie da parte del socio accomandante, non escludono in senso assoluto la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato, laddove si fornisca prova che l’attività lavorativa è prestata sotto il controllo gerarchico di un altro socio munito di poteri di supremazia (Corte di Cassazione, sentenza 22 gennaio 2020, n. 1396)


Una Corte di appello territoriale, confermando la sentenza del Giudice di prime cure, aveva rigettato la domanda proposta da un socio accomandante di una SAS per l’accertamento della natura subordinata del rapporto di lavoro intercorso con la società, titolare di una farmacia, nella quale il ricorrente aveva svolto funzioni di direttore.
In base ai riscontri effettuati dal primo giudice, la società convenuta era proprietaria di tre farmacie e il ricorrente aveva acquisito una quota sociale ed assunto la carica di direttore responsabile; in concomitanza con tale ruolo, la società gli aveva rilasciato una procura speciale per la gestione amministrativa della farmacia. Orbene, a fronte di tale ruolo di primaria importanza, il ricorrente non aveva provato la sussistenza di una etero-direzione, intesa come assoggettamento al potere direttivo e disciplinare del datore di lavoro. Viceversa, dalla documentazione era emerso che la farmacia era gestita in assoluta autonomia ed erano carenti i requisiti presuntivi della sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato.
In appello, poi, il lavoratore aveva fatto leva sulla carente disamina del rapporto sociale con i soci accomandatari, che dovevano essere considerati datori di lavoro, oltre che amministratori. La Corte di merito, però, aveva rigettato la censura, argomentando che nelle società di persone un rapporto di natura subordinata è ravvisabile sempre che le prestazioni del socio non integrino un conferimento previsto al contratto sociale e che l’attività lavorativa sia prestata sotto il controllo gerarchico di un altro socio munito di poteri di supremazia. Nel caso in esame, invece, la prestazione del ricorrente “integrava un conferimento previsto dal contratto sociale”, poiché, ai sensi della normativa di riordino del settore farmaceutico (L. n. 362/1991), nell’ipotesi in cui una società di persone abbia come oggetto esclusivo la gestione di farmacie, i soci sono farmacisti iscritti all’Albo e la direzione della farmacia gestita dalla società deve essere affidata ad uno dei soci che ne è responsabile (art. 7).
Ricorre così in Cassazione il lavoratore, che contesta l’argomentazione della sentenza secondo cui l’apporto era qualificabile come conferimento del socio d’opera, desumendo tale qualità dalla assunzione della direzione della farmacia.
Per la Suprema Corte, il ricorso presenta profili di inammissibilità, il cui rilievo ha carattere pregiudiziale.
In punto di diritto, invece, la sentenza ha correttamente richiamato l’orientamento interpretativo di legittimità secondo cui, con riguardo alle società di persone, è configurabile un rapporto di lavoro subordinato tra la società e uno dei soci sempreché la prestazione del socio non integri un conferimento previsto dal contratto sociale e l’attività lavorativa sia prestata sotto il controllo gerarchico di un altro socio munito di poteri di supremazia. Il compimento di atti di gestione o la partecipazione alle scelte più o meno importanti per la vita della società non sono, in linea di principio, incompatibili con la suddetta configurabilità, sicché, anche quando essi ricorrano, è comunque necessario verificare la sussistenza delle suddette due condizioni (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza n. 23129/2010).
Il ricorso, di contro, evoca la tesi dottrinale secondo cui un socio accomandante non può essere socio d’opera, perché l’art. 2322 c.c. presuppone la fungibilità del conferimento, il che non è ammissibile per la prestazione d’opera. Muovendo da tale assunto, la prestazione fornita, non potendo costituire un conferimento d’opera, inammissibile in capo al socio accomandante, dovrebbe necessariamente configurare una prestazione di lavoro subordinato, avendo i soci accomandatari il potere direttivo della società di persone.
Orbene, la sentenza, nel richiamare l’orientamento in tema di società di persone, ne ha valorizzato anche il passaggio secondo cui, pur in presenza di atti di gestione o di partecipazione alle scelte societarie, non incompatibili in senso assoluto con la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato, è comunque necessario verificare che l’attività lavorativa sia prestata sotto il controllo gerarchico di un altro socio munito di poteri di supremazia. Ma il ricorrente, secondo la valutazione compiuta dalla Corte di merito, sottratta al sindacato del giudice di legittimità, non ha fornito elementi probatori circa la condizione di assoggettamento al potere direttivo-disciplinare del datore di lavoro ed anzi era emerso che la farmacia era gestita in assoluta autonomia dal ricorrente.

Siglata ipotesi di rinnovo del CCNL Tessili Confapi

Firmata l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto Pmi Uniontessile-Confapi 2019-2023 dei lavoratori delle piccole e medie imprese del settore tessile, della moda e affini.

L’ipotesi di rinnovo del CCNL Pmi Uniontessile-Confapi 2019-2023, prevede un aumento medio di 80 euro sui minimi (al 3° livello super) distribuito in 3 tranche: 30 euro dal 1° febbraio 2020, 25 euro dal 1° gennaio 2021 e i restanti 25 euro dal 1° febbraio 2022. Il montante contrattuale sui minimi è pari a 2.605 euro.
Considerato, per la prima volta nel settore, l’istituito dell’elemento perequativo, pari a 110 euro annui, che verrà erogato annualmente a tutti i dipendenti in forza, indipendentemente dalla situazione economica individuale, nelle aziende che non fanno contrattazione per i premi di partecipazione. Nel caso in cui siano accordi aziendali che prevedono erogazioni di importo inferiori ai 110 euro, dovrà essere corrisposta ai lavoratori una integrazione, fino al raggiungimento della cifra concordata. L’elemento perequativo va ad aggiungersi alla garanzia retributiva, già esistente, che prevede 240 euro annui per tutte quelle aziende che non fanno la contrattazione di 2° livello.
In merito al “welfare contrattuale”, è previsto l’aumento dello 0,10% del contributo destinato al fondo di previdenza integrativa “Fondapi” a favore di tutti i lavoratori iscritti.
Viene confermato il versamento al fondo integrativo sanitario “Enfea Salute”, di 120 euro annue per ogni dipendente, totalmente a carico delle aziende.

Riders e impresa di delivery: obbligo assicurativo


L’Inail fornisce le prime istruzioni utili per la corretta applicazione delle disposizioni che hanno esteso l’obbligo assicurativo – a decorrere dal 1° febbraio 2020 – ai lavoratori autonomi che svolgono attività di consegna di beni per conto altrui, in ambito urbano e con l’ausilio di velocipedi o veicoli a motore, attraverso piattaforme anche digitali (c.d. riders), rinviando alla successiva circolare in corso di adozione la trattazione più approfondita del nuovo regime assicurativo (Nota n. 866/2020).


L’articolo 1 del decreto-legge 3 settembre 2019, n.101, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 novembre 2019, n. 128, ha modificato il decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, con l’inserimento dell’art. 47-septies che ha esteso l’obbligo assicurativo Inail ai lavoratori autonomi che svolgono attività di consegna di beni per conto altrui, in ambito urbano e con l’ausilio di velocipedi o veicoli a motore attraverso piattaforme anche digitali. In virtù di tale disposizione, la tutela assicurativa Inail è estesa, dal 1° febbraio 2020, ai lavoratori autonomi che svolgono la predetta attività di consegna anche secondo tipologie contrattuali di lavoro autonomo occasionale, posto che essa era già operante per i lavoratori dipendenti e i lavoratori parasubordinati che prestano la medesima attività.
Nel dettaglio, il committente e, cioè, l’impresa di delivery (consegna) che utilizza la piattaforma anche digitale è tenuto agli specifici adempimenti posti a carico del datore di lavoro, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n.1124. Il soggetto, ove non già titolare di codice ditta e di specifica posizione assicurativa territoriale Inail, deve trasmettere all’Istituto, mediante modalità telematiche, contestualmente alla data d’inizio delle attività (1° febbraio 2020) o prima di tale data, la denuncia di iscrizione, fornendo le informazioni utili alla valutazione del rischio e al calcolo del premio assicurativo, per tutte le attività svolte, tra le quali l’attività di consegna dei beni per conto altrui.
Qualora, invece, l’impresa di delivery sia già titolare di codice ditta e di posizione assicurativa territoriale, la stessa è tenuta a presentare la denuncia di variazione delle attività, comunicando le successive modificazioni di estensione e di natura del rischio rispetto a quello già coperto dall’assicurazione, entro 30 giorni dalla data di decorrenza dell’obbligo assicurativo, con riferimento all’attività di consegna di beni per conto altrui avvalendosi di lavoratori autonomi precedentemente non denunciati.
La violazione dei termini indicati configura evasione dell’obbligo assicurativo, con applicazione delle sanzioni civili previste dalla vigente normativa.


Nelle denunce di esercizio o di variazione il soggetto assicurante deve dichiarare la lavorazione svolta dai lavoratori autonomi in questione, indicando anche il tipo (o i tipi) di mezzi utilizzati dai riders per effettuare le consegne. Nelle denunce dovrà, altresì, essere indicata la stima della percentuale delle consegne dei beni in relazione ai diversi mezzi di trasporto utilizzati, compresa la modalità a piedi.
A norma del decreto interministeriale 27 febbraio 2019, l’attività esercitata dai lavoratori autonomi che svolgono attività di consegna di beni per conto altrui, in ambito urbano e con l’ausilio di velocipedi o veicoli a motore, attraverso piattaforme anche digitali, è classificata alla voce 0721 delle Nuove Tariffe dei premi Inail, che esplicitamente prevedono, in detta voce, il Servizio di consegna merci in ambito urbano svolto con l’ausilio di veicoli a due ruote o assimilabili effettuato a sé stante, nel cui ambito rientra anche la consegna senza mezzi di trasporto.
Ai fini del calcolo dell’importo del premio, il premio di assicurazione INAIL è determinato ai sensi dell’articolo 41 del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 1124 del 1965, in base al tasso di rischio corrispondente all’attività svolta. Ai fini del calcolo del premio assicurativo, si assume come retribuzione imponibile, la retribuzione convenzionale giornaliera di importo corrispondente alla misura del limite minimo di retribuzione giornaliera in vigore per tutte le contribuzioni dovute in materia di previdenza e assistenza sociale, rapportata ai giorni di effettiva attività.
La retribuzione giornaliera convenzionale, pari per l’anno 2019 a Euro 48,74, è annualmente rivalutata in relazione all’aumento dell’indice medio del costo della vita accertato dall’Istat.
Il premio, in fase di avvio dell’assicurazione, è calcolato sulle retribuzioni presunte indicate dalla medesima impresa di delivery che utilizza la piattaforma nella denuncia di esercizio o di variazione, salvo successivo conguaglio (regolazione) da effettuare con l’autoliquidazione successiva.
Successivamente alla presentazione della denuncia di iscrizione o di variazione, l’azienda riceverà, via PEC, a seconda della diversa fattispecie di denuncia, il certificato di assicurazione e conteggio dei premio, oppure il certificato di variazione e conteggio del premio, con l’indicazione dell’importo del premio anticipato da versare per il 2020 tramite F24 entro la scadenza indicata nel certificato stesso.
Per gli anni successivi al primo, il committente liquiderà direttamente i premi relativi alla regolazione dell’anno precedente e alla rata anticipata per l’anno in corso, sulla base del numero complessivo delle giornate effettivamente lavorate da tutti i riders.


L’impresa di delivery che utilizza la piattaforma anche digitale ha l’obbligo di effettuare le denunce di infortunio sul lavoro e di malattia professionale, nei termini e nelle modalità previste dagli articoli 53 e 54 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124 e successive modificazioni.
Ai fini degli adempimenti della impresa di delivery, uno specifico obbligo è posto a carico del lavoratore autonomo ex art. 47-septies il quale è obbligato, ai sensi dell’articolo 52 del citato DPR, a dare immediata notizia al committente che utilizza la piattaforma anche digitale di qualsiasi infortunio gli accada, anche se di lieve entità, o a denunciare la malattia professionale. Per assolvere a tale obbligo, il lavoratore autonomo deve fornire alla rispettiva impresa il numero identificativo del certificato medico di infortunio, la data di rilascio e i giorni di prognosi indicati nel certificato stesso.
I lavoratori in oggetto, in caso di infortunio o di malattia professionale, riconosciuti dall’Istituto, hanno diritto, per effetto dell’estensione della copertura assicurativa Inail, alle medesime prestazioni previste in favore della generalità dei lavoratori dipendenti, quali l’indennità per inabilità temporanea assoluta, le prestazioni per danno permanente in capitale e in rendita, comprese quelle per eventi mortali, nonché le prime cure e le prestazioni protesiche e riabilitative, oltre alle altre prestazioni sanitarie integrative riconosciute dall’Istituto alla generalità dei lavoratori dipendenti e parasubordinati assicurati.
I lavoratori sono assicurati per tutti gli eventi infortunistici avvenuti in occasione di lavoro, nonché per l’infortunio in itinere ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo 23 febbraio 2000, n. 38 e successive modificazioni.

Impianti di videosorveglianza illegittimi: il consenso preventivo del lavoratore non esclude il reato


Il consenso del lavoratore all’installazione di un’apparecchiatura di videosorveglianza, in qualsiasi forma prestato, anche scritta, non vale a scriminare la condotta del datore di lavoro che abbia installato i predetti impianti in violazione delle prescrizioni normative che richiedono l’accordo sindacale o in subordine l’autorizzazione amministrativa (Corte di Cassazione, sentenza 17 gennaio 2020, n. 1733)


Un datore di lavoro veniva dichiarato colpevole nel giudizio di primo grado e condannato alla pena di 3.000,00 euro di ammenda, per aver installato un sistema di videosorveglianza, idoneo a controllare l’attività dei dipendenti, in difetto di accordo con le rappresentanze sindacali (art. 4, L. n. 300/1970). Il medesimo propone così ricorso in Cassazione, deducendo la mancanza di motivazione nel provvedimento impugnato. Il Tribunale, cioè, si sarebbe limitato ad una formale ed astratta affermazione di principi giurisprudenziali, senza esaminare la vicenda concreta e, in particolare, la documentazione prodotta in atti, ovvero: l’accordo formale sottoscritto dal ricorrente ed i dipendenti e le trascrizioni delle deposizioni rese dalle dipendenti nel corso del giudizio di primo grado. Questa censura concernerebbe anche il profilo soggettivo del reato, da escludere in ragione della piena condivisione con i dipendenti circa l’installazione dell’impianto, volto soltanto a prevenire furti nel negozio.
Per la Suprema Corte, il ricorso è infondato.
Come correttamente affermato dal Tribunale, l’accordo scritto con i dipendenti, preventivo all’installazione dell’impianto di videosorveglianza, non costituisce esimente della responsabilità penale. Al riguardo, infatti, secondo il prevalente e più recente indirizzo di legittimità, la fattispecie incriminatrice dell’installazione di un sistema di videosorveglianza potenzialmente in grado di controllare a distanza l’attività dei lavoratori, risulta integrata anche quando, in mancanza di accordo con le rappresentanze sindacali aziendali e di provvedimento autorizzativo dell’autorità amministrativa, la stessa sia stata preventivamente autorizzata per iscritto da tutti i dipendenti (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza n. 38882/2018).
Secondo quanto prescritto dall’articolo 4 della L. n. 300/1970, l’installazione di apparecchiature da impiegare esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale, ma dalle quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, deve essere sempre preceduta da una forma di codeterminazione (accordo) tra il datore di lavoro e le rappresentanze sindacali dei lavoratori. Laddove, poi, l’accordo (collettivo) non sia raggiunto, il datore di lavoro deve far precedere l’installazione dalla richiesta di un provvedimento autorizzativo da parte dell’autorità amministrativa (Ispettorato territoriale del lavoro). In mancanza, l’installazione è sempre illegittima e penalmente sanzionata.
Tale procedura trova la sua ratio nella considerazione dei lavoratori come soggetti deboli del rapporto di lavoro subordinato e giustifica la scelta specifica di affidare l’assetto della regolamentazione di tali interessi alle rappresentanze sindacali o, in ultima analisi, ad un organo pubblico. La diseguaglianza di fatto, e quindi l’indiscutibile e maggiore forza economico-sociale dell’imprenditore, rispetto a quella del lavoratore, rappresenta la ragione per la quale la procedura codeterminativa sia da ritenersi inderogabile e sia esclusa la possibilità che i lavoratori, “uti singuli”, possano autonomamente provvedere al riguardo.

Accesso ai servizi online Inps con la Carta di Identità Elettronica


Al fine di ampliare e semplificare sempre più le modalità di accesso ai servizi online dell’INPS, l’Inps informa che, oltre che con il PIN, le credenziali SPID e la CNS, è possibile accedere a tutti i servizi online anche con la nuova Carta di Identità Elettronica 3.0 (CIE) quale strumento per attestare la propria identità (Messaggio Inps n. 227/2020).


La Carta di identità elettronica è l’evoluzione del documento di identità in versione cartacea. Contrassegnata da un numero serialestampato sul fronte in alto a destra, la Carta ha le dimensioni di una carta di credito ed è caratterizzata da: un supporto in policarbonato personalizzato mediante la tecnica del laser engraving con la foto e i dati del cittadino e corredato da elementi di sicurezza e da un microprocessore a radio frequenza.
La Carta di identità elettronica è principalmente un documento di identificazione che consente di comprovare in modo certo l’identità del titolare, tanto sul territorio nazionale quanto all’estero, ad esclusione della verifica delle impronte per la lettura delle quali è necessario il rilascio dell’autorizzazione da parte del Ministero dell’Interno.


L’accesso ai servizi online dell’INPS con la Carta di Identità Elettronica è consentito – dal 22 gennaio 2020 – attraverso l’Identity Provider del Ministero dell’Interno, cliccando sul link “CIE” nella maschera di accesso ai servizi online.
Le modalità di utilizzo previste sono due:
– l’utente può utilizzare la propria CIE da una postazione desktop dotata di un lettore NFC (tipicamente collegato tramite interfaccia USB) e installando il “Software CIE” scaricabile dal sito: https://www.cartaidentita.interno.gov.it;
– oppure l’utente può utilizzare uno smartphone Android dotato di interfaccia NFC, installando l’App denominata “Cie ID” dallo store Android.


Con la Carta di Identità Elettronica, così come per SPID e per la CNS, l’utente potrà accedere a tutti i servizi online INPS.
Al fine di garantire pieno accesso a tutti i canali di servizio, come già avviene per le credenziali SPID e CNS, anche con la CIE è possibile generare il “PIN telefonico” per accedere ai servizi personali INPS tramite Contact Center (vd. messaggio Hermes n. 1081 del 15/03/2019).

Vantaggi della piattaforma BeProf negli Studi Professionali

Disponibili servizi aggiuntivi in favore dei Professionisti che si registrano alla nuova piattaforma digitale BeProf.

In favore dei Professionisti che si registrano alla nuova piattaforma digitale BeProf, oltre a tutti i servizi, agli strumenti e alle opportunità di crescita, aggiornamento e interscambio di informazioni, per agevolare l’attività degli Studi Professionali, sono disponibili:
– le coperture volontarie principali Base e Premium,
– l’upgrade alla Premium,
– le coperture integrative per incrementare il massimale della copertura infortuni previsto dalla copertura principale,
– combinazioni di coperture per soddisfare le esigenze di ciascuno e per realizzare in un click un sistema di welfare di studio.
I titolari del Piano possono usufruire delle prestazioni previste, in base alla copertura attiva, in strutture convenzionate di eccellenza presenti su tutto il territorio nazionale, a costi contenuti e limitati tempi di attesa:
– visite specialistiche con massimale fino a 1.000 euro all’anno;
– check up annuale Base o Premium;
– accertamenti diagnostici e terapie fino a 7.000 euro all’anno;
– diaria per inabilità temporanea a seguito di malattia o di infortuni pari a 50 euro al giorno fino a 10 giorni all’anno;
– pacchetto maternità per le spese sostenute in gravidanza sia presso strutture convenzionate sia non convenzionate sia presso il SSN, fino a 1.000 euro all’anno per evento, senza scoperti e senza franchigie;
– trattamenti fisioterapici riabilitativi a seguito di infortunio fino a 400 euro all’anno;
– accertamenti diagnostici ulteriori post prevenzione con massimale fino a 500 euro all’anno (riservati ai titolari di piano Premium)
– copertura infortuni fino a 50.000 euro
– copertura per lo studio: 180 euro per evento;
– monitor salute, per il monitoraggio a distanza di malattie croniche e ulteriore massimale di 300 euro all’anno per visite ed esami inerenti la patologia cronica;
– servizi di consulenza medica ed assistenza anche in caso di emergenze allo studio, tutti i giorni dell’anno h24.
Il contributo previsto per acquistare le coperture è annuale e consente di attivare la copertura desiderata per 12 mesi, rinnovabile annualmente:
– Copertura Base: 48 euro;
– Copertura Premium: 72 euro;
– Upgrade alla copertura Premium, per i titolari di copertura automatica Base: 24 euro;
– Integrazione copertura infortuni: 156 o 311 euro per integrare di 250.000 o 500.000 euro il massimale previsto dal Piano;
– Infortuni & Welfare Avvocati, dedicata in particolare ai giovani Avvocati per ottenere una copertura Base oltre ad un massimale per la copertura infortuni di 130.000 euro: 70 euro.
Acquistando le coperture da BeProf le stesse si attivano dal 1° giorno del 2° mese successivo all’acquisto.

CCNL Gas Acqua: istruzioni operative per il versamento al Fondo Fasie



Fornite, dal Fondo Fasie, le indicazioni operative alle aziende che applicano il CCNL Gas – Acqua


 circa le tariffe valide per il 2020


Le tariffe annue per il 2020 sono riassunte nella seguente tabella:





QUOTA AZIENDA € 130,00



























QUOTA LAVORATORE

Quota annua

Quota mensile

OPZIONE BASE € 139,00 € 11,58 (€ 11,62 a dicembre)
OPZIONE STANDARD € 227,00 € 18,91 (€ 18,99 a dicembre)
OPZIONE STANDARD

con iscrizione del/dei familiari

€ 198,00 per ogni familiare

€ 384,00 per ogni convivente

€ 16,50 per ogni familiare

€ 32,00 per ogni convivente

OPZIONE EXTRA € 377,00 € 31,41 (€ 31,49 a dicembre)
OPZIONE EXTRA

 con iscrizione del/dei familiari

€ 198,00 per ogni familiare

€ 384,00 per ogni convivente

€ 16,50 per ogni familiare

€ 32,00 per ogni convivente

OPZIONE PLUS € 928,00 € 77,33 (€ 77,37 a dicembre)


Il contributo a carico dell’Azienda, pari a 130,00 € per singolo dipendente iscritto al Fondo,sarà versato in rate mensili di 10 Euro (e nei mesi di giugno e dicemnre una contribuzione aggiuntiva di 5 Euro).
Il contributo a carico dell’azienda può essere versato anche in un’unoca soluzione ad inizio anno (previa comunicazione a Fasie).
Il contributo a carico del dipendente, sia per la propria quota che per la quota di eventuali familiari e / o conviventi iscritti al Fondo come paganti, dovrà essere versato al Fondo su base mensile entro il giorno 16 del mese successivo di competenza.
Il Conto corrente a cui effettuare i versamenti è il seguente:
IBAN: IT87D0832703211000000005743
Intestato a:
FASIE – Fondo assistenza sanitaria integrativa BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI ROMA

CCNL UNEBA: Proseguono gli incontri tra le parti

Proseguono gli incontri tra le parti firmatarie della pre-intesa Uneba del 10/12/2019 ai fini dell’approvazione del rinnovo contrattuale

Come è noto, il giorno 10/12/2019, tra l’UNEBA e la FP-CGIL, la CISL-FP, la UIL-FPL, la FISASCAT-CISL, la UIL-TUCS, si è sottoscritta la pre-intesa sull’ipotesi di rinnovo del CCNL UNEBA per il triennio 2017/2019, da sottoporre alla consultazione delle lavoratrici e dei lavoratori attraverso le assemblee da svolgersi all’interno dei luoghi di lavoro.
Le parti, successivamente, hanno fermato le consultazioni e si sono incontrate per la riscrittura dell’articolato contrattuale, in quanto risultava privo di alcune parti concordate in sede di trattativa e non inserite nell’elenco condiviso.
Pertanto, a seguito di incontri che si sono avuti nel mese di gennaio 2020, le parti hanno riscritto il testo dell’ipotesi di rinnovo e hanno predisposto l’avvio delle consultazioni che si svolgeranno entro e non oltre il 12 febbraio 2020. Solo successivamente a tale data si potrà avere lo scioglimento della riserva e la sottoscrizione definitiva dell’accordo di rinnovo.

Strumenti welfare per le aziende artigiane venete del trasporto

Le aziende artigiane venete della logistica, trasporto merci e spedizione mettono a disposizione dei propri lavoratori strumenti di welfare del valore di € 196 per l’anno 2020.

In aggiunta agli strumenti di welfare collettivo erogati dalla bilateralità artigiana veneta, l’azienda metterà a disposizione dei propri lavoratori strumenti di welfare del valore di € 196 (pari a € 16,33 mensili per 12 mensilità) per l’anno 2020 entro il mese di novembre.
Hanno diritto a tali strumenti i lavoratori in forza all’1/1/2020 una volta superato il periodo di prova. Oltre agli assunti a tempo indeterminato (ivi compresi gli apprendisti) il diritto al welfare matura anche per i lavoratori assunti con contratto a tempo determinato.
In caso di cessazione del rapporto di lavoro durante l’anno il valore sopra definito (€ 196) sarà erogato in proporzione alla durata del rapporto di lavoro.
Le quote non sono proporzionabili per i lavoratori part time.
Sono esclusi comunque i lavoratori in aspettativa non retribuita né indennizzata nel corso del 2020.
Gli importi di cui sopra sono comprensivi altresì di ogni loro incidenza sugli istituti di retribuzione indiretta e non costituiscono base di computo del trattamento di fine rapporto in ordine al quale le parti ne escludono espressamente l’incidenza ai sensi dell’art. 2120 c.c.. L’erogazione è da effettuarsi esclusivamente in costanza di rapporto di lavoro.
Nel confronto con i lavoratori vanno privilegiati i beni e servizi con finalità di previdenza complementare, educazione, istruzione ed assistenza sociale e sanitaria o di culto.