Vendite su ebay non dichiarate: accertamento solo per quelle andate a buon fine


Le transazione effettuate tramite ebay possono essere oggetto di accertamento se andate a buon fine, ossia se si sono concretizzate in vendite alle quali sono seguiti ricavi tassabili non dichiarati (Corte di Cassazione – ordinanza n. 26987/2019).

Il chiarimento arriva direttamente dalla Corte di Cassazione che si è espressa sull’accertamento induttivo del reddito prodotto dalle vendita di beni tramite aste online su ebay, precisando che relativamente a tale fattispecie, l’accertamento può essere fondato solo sulle transazioni andate a buon fine, per le quali vengono consegnati i beni, tenendo conto del fatto che nelle vendite online la consegna della merce è successiva al pagamento del prezzo.
Solo in tali circostanze, quindi, è da ritenersi legittimo l’accertamento in caso di omessa dichiarazione dei redditi. In tal caso, l’ufficio dell’Amministrazione finanziaria può procedere all’accertamento induttivo del reddito imponibile anche sulla base di presunzioni prive dei requisiti della gravità, precisione e concordanza, le quali hanno il valore autonomo di prova della pretesa fiscale e producono l’effetto di spostare sul contribuente l’onere della prova contraria.
È errato quindi sostenere che sia l’ufficio dell’Amministrazione a dover dimostrare che le transazioni effettuate dal contribuente si siano concretizzate in vendite, alle quali sono seguiti ricavi tassabili.


Nessuna modifica al regime forfetario


Il CNDCEC comunica che in sede di ultima stesura della manovra di bilancio, Governo e forze di maggioranza hanno evitato le inizialmente previste penalizzazioni per le partite IVA sotto 65.000 euro di fatturato. (CNDCEC – Comunicato 22 ottobre 2019).

Nessuna modifica prevede la prossima legge di bilancio al regime forfetario di determinazione del reddito d’impresa o di lavoro autonomo, è quanto afferma il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti.
Rimane, in ogni caso, l’impossibilità di fruire delle agevolazioni anche da parte di chi svolge l’attività in forma associata, impossibilità che si trasforma in un incentivo implicito alla disgregazione, in un contesto che invece richiederebbe incentivi alle aggregazioni.

Corrispettivi telematici: buoni pasto tra i corrispettivi non riscossi

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che nel caso in cui il cliente fornisca il controvalore in buoni pasto come pagamento del corrispettivo, ai fini della memorizzazione e trasmissione dei dati alla stessa Agenzia, l’importo va indicato nel documento commerciale emesso per certificare l’operazione, ma tra i corrispettivi non riscossi. In seguito, con l’emissione della fattura elettronica alla società di emissione dei buoni pasto, il corrispettivo parteciperà alla liquidazione IVA del periodo (Risposta a interpello n. 419 del 2019).

Qualora il cliente decida di pagare in parte con il buono pasto (cartacei o elettronici) e in parte in contanti o altro pagamento elettronico, deve essere rilasciato uno scontrino fiscale che riporta l’importo totale della consumazione, l’indicazione della quota relativa all’IVA a debito e le due diverse modalità di pagamento ricevute.
Ai fini della memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate il controvalore del buono pasto va considerato come “non riscosso”.
La somministrazione di alimenti e bevande, resa al cliente titolare del buono pasto in ragione della sua presentazione, viene poi remunerata dalla società emittente il buono – al netto degli sconti praticati – con la cadenza contrattualmente fissata.
Al momento del pagamento (rimborso del buono) da parte della società emittente si verifica, quindi, l’esigibilità dell’IVA – salva emissione anticipata della fattura che documenta l’operazione – e la necessità di farla concorrere nella liquidazione di tale periodo.
Dunque, nel caso di corrispettivi non riscossi ma per i quali il cliente ha fornito il controvalore in buoni pasto, nel documento commerciale si può riportare, a titolo puramente figurativo, l’aliquota IVA propria di ciascun prodotto, sebbene tale IVA non rappresenti l’imposta effettiva sulla singola transazione, ma sarà meramente figurativa (nel caso di buono pasto, trattandosi di servizio sostitutivo di mensa, si applica l’aliquota propria della somministrazione di alimenti bevande).

Nuovi aggiornamenti nel modello di dichiarazione di successione


Il modello di dichiarazione di successione e le relative istruzioni e specifiche tecniche sono state aggiornate tenendo conto di tutte le novità normative introdotte dopo l’approvazione dell’ultimo modello (Agenzia Entrate – provvedimento 21 ottobre 2019, n. 728796).

Oggetto di aggiornamento è il precedente modello di dichiarazione di successione e domanda di volture catastali, nonché le relative istruzioni per la compilazione e le specifiche tecniche per la trasmissione telematica, anche se ancora utilizzabile fino al 19 dicembre 2019.


Le novità nel modello, nello specifico, tengono conto delle disposizioni agevolative previste:


– per gli immobili inagibili a causa di eventi calamitosi (Disposizioni urgenti per la città di Genova, la sicurezza della rete nazionale delle infrastrutture e dei trasporti, gli eventi sismici del 2016 e 2017, il lavoro e le altre emergenze);


– in materia di Terzo Settore;


– per i terreni agricoli e montani.

Paga l’IRAP lo studio associato


Costituisce ex lege presupposto d’imposta l’attività esercitata dalle società e dagli enti, comprese quindi le società semplici e le associazioni senza personalità giuridica costituite fra persone fisiche per l’esercizio in forma associata di arti e professioni (CORTE DI CASSAZIONE – Sez. VI civ. – Ordinanza 21 ottobre 2019, n. 26848)

Nel caso esaminato dalla Suprema Corte, la CTR della Lombardia Lazio ha accolto l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di uno studio associato per la riforma della sentenza di primo grado della CTP di Milano che aveva invece accolto il ricorso del contribuente avverso il silenzio – rifiuto dell’Ufficio sull’istanza di rimborso che lo studio professionale aveva presentato per l’Irap versata negli anni dal 2009 al 2012. Avverso la pronuncia della CTR il contribuente ha proposto ricorso per cassazione, affidato a un motivo. L’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.
Il contribuente denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 2 del d.lgs. n. 446/1997 – Decreto IRAP – , in relazione all’art. 360, 1° comma, n. 3 c.p.c., nella parte in cui la sentenza impugnata ha affermato la sussistenza del presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione riguardo a uno studio associato.
Il ricorso viene però rigettato, in quanto, la Corte afferma il principio secondo cui “presupposto dell’imposta regionale sulle attività produttive è l’esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata diretta alla produzione e allo scambio ovvero alla prestazione di servizi; ma quando l’attività è esercitata dalle società e dagli enti, che siano soggetti passivi dell’imposta a norma dell’art. 3 del d.lgs. 15 dicembre 1997, n. 446 – comprese quindi le società semplici e le associazioni senza personalità giuridica costituite fra persone fisiche per l’esercizio in forma associata di arti e professioni – essa, in quanto esercitata da tali soggetti, strutturalmente organizzati per la forma nella quale l’attività è svolta, costituisce ex lege, in ogni caso, presupposto d’imposta, dovendosi perciò escludere la necessità di ogni accertamento in ordine alla sussistenza dell’autonoma organizzazione”.


Ristrutturazione di fabbricati in leasing: costi ammortizzati secondo la durata del contratto

In tema di imposte sui redditi, con riferimento all’ammortamento delle migliorie su beni altrui ai fini della determinazione del reddito di impresa, la Corte di Cassazione ha affermato che i costi sostenuti per la ristrutturazione di fabbricati detenuti in leasing devono essere ammortizzati in funzione della durata del contratto di leasing (Ordinanza 16 ottobre 2019, n. 26122)

IL CASO


L’Agenzia delle Entrate ha ripreso a tassazione i costi di ristrutturazione sostenuti su beni di terzi (fabbricati), acquisiti in locazione finanziaria, dedotti annualmente in funzione dei piani di ammortamento della durata di cinque anni, sostenendo che tali costi dovessero essere invece dedotti in funzione della durata dei sottostanti contratti di leasing, pari ad otto anni.
I giudici tributari, a fronte del piano di ammortamento predisposto dalla contribuente entro un periodo di cinque anni, hanno affermato che deve farsi riferimento alla disciplina civilistica, secondo la quale i costi di impianto ed ampliamento devono essere ammortizzati entro un periodo non superiore a cinque anni, ritenendo quindi il comportamento della società accertata corretto, oltre che dal punto di vista civilistico, anche dal punto di vista fiscale.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


La Corte di Cassazione, riformando la decisione dei giudici tributari, ha osservato che in tema di ammortamento delle migliorie su beni altrui, ai fini della determinazione del reddito di impresa imponibile, la deducibilità delle spese relative a più esercizi è subordinata all’indicazione di specifici criteri cui commisurare la durata dell’utilità del bene, al fine di stabilirne la quota di costo imputabile a ciascun esercizio.
I giudici della Suprema Corte hanno precisato che a differenza dell’ammortamento per i beni materiali, con riferimento alle spese relative a più esercizi la normativa non prevede una tipizzazione dei criteri di esposizione di tali componenti negativi del reddito, con la conseguenza che la ripartizione pluriennale non può aver luogo semplicemente applicando i criteri legali stabiliti per gli ammortamenti, ma l’impresa ha l’onere di indicare criteri specifici commisurati alla durata dell’utilità del bene, al fine di stabilire la quota di costo imputabile a ciascun esercizio.
Nel caso di specie, la Cassazione ha affermato che le spese per manutenzione e riparazioni, nonché per opere e migliorie (in particolare il rifacimento di impianti elettrici ed idraulici degli immobili condotti in locazione), aventi natura straordinaria e sopportati dal conduttore in vista della relativa utilità pluriennale, possono (previo consenso del Collegio Sindacale, ove esistente) essere iscritti nell’attivo, anziché essere imputati in conto economico come componenti negativi del reddito di esercizio in cui sono sostenuti, ove l’impresa ritenga, in base ad una scelta fondata su criteri di discrezionalità tecnica, di capitalizzarli in vista di un successivo ammortamento pluriennale anziché far gravare i costi interamente sull’esercizio in cui sono stati sostenuti, a condizione che siano indicati specifici criteri, commisurati alla durata dell’utilità del bene, al fine di stabilire la quota di costo imputabile a ciascun esercizio.
D’altra parte, precisa la Corte, in presenza di un piano di ammortamento redatto in relazione alla durata contrattuale della locazione deve tenersi allora conto soltanto della prima scadenza, e non anche del periodo di rinnovo, in quanto commisurata alla possibilità di utilizzazione delle opere eseguite.


Rottamazione-ter e Saldo e stralcio delle cartelle: in arrivo le risposte


L’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha inviato le comunicazioni in risposta ai contribuenti che hanno presentato domanda per aderire al “Saldo e stralcio” e alla “Rottamazione-ter” delle cartelle (Agenzia Entrate-Riscossione – comunicato 18 ottobre 2019).

Le comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione sono rivolte a tutti coloro che hanno presentato la domanda per il “Saldo e stralcio”, ma anche per i ritardatari della “Rottamazione-ter” che hanno usufruito della riapertura dei termini fino al 31 luglio 2019 e informano gli interessati sull’esito della richiesta con l’indicazione dell’importo dovuto e delle modalità di pagamento.
L’invio è effettuato via Pec, per coloro che nella domanda hanno indicato un indirizzo di posta elettronica certificata, mentre a tutti gli altri mediante lettera raccomandata.


Le tipologie di comunicazioni sono due:
– la Comunicazione delle somme dovute relativa alle definizione per estinzione dei debiti in risposta alle dichiarazioni presentate per il Saldo e stralcio;
– la Comunicazione delle somme dovute per la definizione agevolata in risposta alle domande di adesione alla rottamazione-ter nella fase di riapertura.


Per ciascuna delle due tipologie di comunicazioni sono previste cinque differenti lettere:
– AT “Accoglimento totale della richiesta”:comunica che tutti i debiti contenuti nella dichiarazione di adesione presentata sono definibili e riporta il calcolo di quanto dovuto;
– AP “Accoglimento parziale”: riguarda quei contribuenti che hanno una parte degli importi da pagare in forma agevolata ma hanno anche debiti non rottamabili;
– AD, è riservata alle adesioni con tutti i debiti definibili per i quali nessun importo risulta ancora dovuto;
– AX, si riferisce ai contribuenti che hanno una parte degli importi definibili per i quali non devono pagare nulla, mentre hanno un debito residuo da pagare per i debiti non rottamabili;
– RI, riguarda le adesioni alla Rottamazione-ter o al Saldo e stralcio che vengono rigettate in quanto i debiti indicati nella comunicazione non rientrano in nessuno dei due istituti e quindi l’importo deve essere pagato senza agevolazioni.


Nel caso in cui il contribuente abbia presentato più di una dichiarazione di adesione, l’Agente della riscossione invierà, per ciascuna, una specifica lettera.


La comunicazione contiene inoltre i bollettini di pagamento in base alla scelta effettuata in fase di adesione (per il saldo e stralcio fino a 5 rate in tre anni, per la “rottamazione-ter” fino a 17 rate in cinque anni).


Fatturazione elettronica del ciclo passivo per i commercialisti


Si provvede ad implementare la piattaforma informatica HUB B2B per la gestione del ciclo passivo per gli Ordini territoriali, già in uso per la gestione delle fatture elettroniche da parte del commercialista e dei propri clienti verso e da qualunque tipo di soggetto, sia esso B2B, B2C o Pubblica Amministrazione. (Consiglio nazionale dottori commercialisti e degli esperti contabili – Nota 18 ottobre 2019, n. 88).

La nuova funzionalità consentirà anche agli Ordini territoriali di utilizzare la piattaforma informatica HUB B2B per la ricezione e la gestione delle fatture passive. Il Consiglio Nazionale fornirà a ciascun Ordine un plafond complessivo (per l’intero periodo) di 4000 fatture attive e passive con conservazione a norma decennale per le prime 4000 fatture intermediate. Il servizio prevede anche la conservazione a norma dei registri giornalieri di protocollo.
Il servizio andrà a sostituire quello attualmente reso per conto del Consiglio Nazionale dalle Società Bluenext e ITWorking i cui contratti sono scaduti senza possibilità di ulteriori proroghe. Il nuovo servizio avrà durata fino al 14.12.2023.
Il servizio di Unimatica garantisce l’accesso al portale per la visualizzazione delle fatture gestite per 10 anni dal versamento.
In considerazione di quanto sopra, l’Ordine potrà decidere se attivare il servizio fornito dal Consiglio Nazionale attraverso Unimatica o se proseguire a proprie spese il servizio con le Società Bluenext e ITWorking o con altro fornitore.
Nel primo caso l’Ordine dovrà, seguendo la sequenza indicata:
1) attivare il servizio attraverso la compilazione dell’apposito modulo di censimento clienti che Unimatica invierà via PEC ad ogni singolo Ordine entro il 25 ottobre 2019. L’Assistenza di Unimatica sarà a disposizione per un eventuale supporto ai seguenti riferimenti: numero di telefono: 051.41.95.195 – Lun/Ven dalle ore 09:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 18:00; compilare il modulo di Delega al servizio di Conservazione, sottoscriverlo e ricaricarlo nell’opportuna sezione del portale Unimatica;
2) inviare entro il 31 ottobre 2019 alle Società Bluenext e ITWorking la scheda di disdetta a far data dal 1° dicembre 2019 del servizio di conservazione a norma, chiedendo alle Società Bluenext e ITWorking di versare al sistema di conservazione Unimatica i pacchetti di archiviazione e gli indici strutturati secondo lo standard UNI 11386:20101 e di non cancellare i dati conservati di proprietà dell’Ordine sino al completamento del processo di migrazione e senza preventiva autorizzazione alla cancellazione definitiva dei dati da parte del titolare;
3) autorizzare Unimatica ad accettare il versamento: attraverso il servizio di Assistenza di Unimatica (cndcec-tr@unimaticaspa.it) l’Ordine dovrà richiedere l’attivazione del servizio di importazione del pregresso al costo riservato di € 70 di start up e € 0,032 per ogni documento versato (anche in questo caso il servizio di Unimatica garantisce l’accesso al portale per la visualizzazione delle fatture gestite per 10 anni dal nuovo versamento);
4) in aggiunta, come ipotesi facoltativa e non necessaria quindi alla migrazione dei dati conservati, richiedere alle Società Bluenext e ITWorking la produzione e la consegna su DVD dei dati trasmessi nell’ambito del servizio di conservazione sostitutiva. L’attuale contratto con il Consiglio Nazionale non prevede alcun costo a carico del Consiglio stesso o degli Ordini per la consegna di supporti informatici contenenti i dati trasmessi in conservazione;
5) modificare e configurare sul portale IPA (Indice Pubblica Amministrazione) il nuovo canale di trasmissione scelto dall’Ente (URI) per ricevere dallo SdI le fatture elettroniche, PEC, SPCOOP, SDIFTP;
6) modificare i parametri di interfaccia delle fatture XML con il software di contabilità in uso presso l’Ordine che attualmente consente l’automazione dell’import. Il servizio di Assistenza di Unimatica è a disposizione per fornire le informazioni necessarie e per supportare il personale dell’Ordine nell’integrazione del portale delle fatture con il proprio gestionale.


Doppia tipologia di reddito: Isa solo su quello di impresa

In caso di svolgimento di distinte attività, riconducibili al settore dell’agricoltura, di cui una produttiva di reddito agrario e l’altra produttiva di reddito d’impresa, l’Isa deve ritenersi applicabile esclusivamente a quella d’impresa (Agenzia delle Entrate – Risposta ad interpello n. 418 del 2019)

IL CASO


Il quesito riguarda un’impresa che svolge due distinte attività nel settore ittico di cui, però:
– una è produttiva di reddito agrario, dichiarato nel Modello Redditi compilando i quadri RA e RD;
– l’altra è produttiva di reddito di impresa, dichiarato nel Modello Redditi compilando il quadro RG.
Si chiede se, in tal caso, ricorra la causa di esclusione dell’applicabilità degli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale (cd. “ISA”).

PARERE DEL FISCO


Con la risposta all’interpello n. 418/2019, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale sono istituiti per gli esercenti attività di impresa, arti o professioni; tuttavia il richiamo contenuto nella normativa degli ISA ai ricavi o ai compensi, quale termine di riferimento per individuare i limiti di applicazione, consente di ritenere che gli indici siano applicabili soltanto ai soggetti che dichiarano redditi d’impresa ovvero redditi di lavoro autonomo professionale.
Ne consegue che, nel caso in cui l’attività esercitata sia produttiva di reddito fondiario, per effetto dell’opzione per la determinazione come reddito agrario, la stessa non rientra nel campo di applicazione degli ISA.
Laddove, la medesima impresa eserciti anche una distinta attività, produttiva di reddito di impresa, deve essere applicato il relativo indice sintetico di affidabilità esclusivamente in relazione alla stessa.

Entro il 25 ottobre il mod. 730/integrativo per correggere gli errori



Scade il prossimo 25 ottobre 2019 il termine per presentare il Modello 730/2019 “integrativo”, al fine di correggere eventuali errori nella compilazione della dichiarazione originaria, che comportino un minor debito o un maggior credito.


INTEGRAZIONE DELLA DICHIARAZIONE CHE COMPORTA UN MAGGIORE CREDITO, UN MINOR DEBITO O UN’IMPOSTA INVARIATA


Se nella dichiarazione originaria non sono stati forniti tutti gli elementi da indicare e l’integrazione e/o la rettifica comportano un maggiore credito o un minor debito (ad esempio, per oneri non indicati nel mod. 730 originario) o un’imposta pari a quella determinata con il mod. 730 originario (ad esempio per correggere dati che non modificano la liquidazione delle imposte), è possibile:
– presentare entro il 25 ottobre 2019 un nuovo modello 730 completo di tutte le sue parti, indicando il codice “1” nella relativa casella “730 integrativo” presente nel frontespizio. Il mod. 730 integrativo deve essere comunque presentato ad un Caf o a un professionista abilitato anche in caso di assistenza precedentemente prestata dal sostituto d’imposta. In sede di presentazione del mod. 730 integrativo deve essere esibita la documentazione necessaria al Caf o al professionista abilitato per il controllo della conformità dell’integrazione che viene effettuata. Se l’assistenza sul mod. 730 originario è stata prestata dal sostituto d’imposta occorre esibire al Caf o al professionista abilitato tutta la documentazione;
– presentare entro il 30 novembre 2019 un modello REDDITI Persone fisiche 2019 (correttiva nei termini), utilizzando l’eventuale differenza a credito e richiedendone il rimborso.


 


INTEGRAZIONE DELLA DICHIARAZIONE IN RELAZIONE ESCLUSIVAMENTE AI DATI DEL SOSTITUTO D’IMPOSTA


Se nella dichiarazione originaria non sono stati forniti tutti i dati per consentire di identificare il sostituto d’imposta che deve effettuare il conguaglio oppure sono stati forniti in modo inesatto, è possibile:
– presentare entro il 25 ottobre 2019 un nuovo modello 730 per integrare e/o correggere tali dati, indicando il codice “2” nella relativa casella “730 integrativo” presente nel frontespizio. Il nuovo modello 730 deve contenere, pertanto, le stesse informazioni del modello 730 originario, ad eccezione di quelle nuove indicate nel riquadro “Dati del sostituto d’imposta che effettuerà il conguaglio”.


 


INTEGRAZIONE DELLA DICHIARAZIONE IN RELAZIONE SIA AI DATI DEL SOSTITUTO D’IMPOSTA SIA AD ALTRI DATI DELLA DICHIARAZIONE DA CUI SCATURISCONO UN MAGGIOR IMPORTO A CREDITO, UN MINOR DEBITO OPPURE UN’IMPOSTA INVARIATA


Se nella dichiarazione originaria non sono stati forniti sia i dati che consentono di identificare il sostituto d’imposta che deve effettuare il conguaglio (o sono stati forniti in modo inesatto), sia gli elementi necessari per cui dall’integrazione e/o rettifica emerge un maggior importo a credito, un minor debito oppure un’imposta pari a quella determinata con il modello 730 originario, è possibile presentare entro il 25 ottobre 2019 un nuovo modello 730 per integrare e/o correggere questi dati, indicando il codice “3”nella relativa casella “730 integrativo” presente nel frontespizio.


 


INTEGRAZIONE DELLA DICHIARAZIONE CHE COMPORTA UN MINOR CREDITO O UN MAGGIOR DEBITO


Se nella dichiarazione originaria non sono stati forniti tutti gli elementi da indicare nella dichiarazione e l’integrazione o la rettifica comporta un minor credito o un maggior debito, deve essere utilizzato il modello REDDITI Persone fisiche 2019 (correttiva nei termini). In tal caso il modello di dichiarazione deve essere presentato entro il 30 novembre 2019.




La presentazione di una dichiarazione integrativa non sospende le procedure avviate con la consegna del modello 730 e, quindi, non fa venir meno l’obbligo da parte del datore di lavoro o dell’ente pensionistico di effettuare i rimborsi o trattenere le somme dovute in base al modello 730.