Le novità della Legge di bilancio 2021 sul fondo di garanzia PMI


Chiarimenti sulle novità introdotte dalla Legge di bilancio 2021, in relazione alle garanzie su finanziamenti fino a 30 mila euro di cui alla lettera m), comma 1 dell’articolo 13 del DL Liquidità (ABI – Lettera circolare 18 gennaio 2021, n. 94).

La legge 30 dicembre 2020, n. 178 (c.d. “Legge di Bilancio 2021”) ha prorogato al 30 giugno 2021 il termine entro il quale il Fondo di garanzia per le PMI può concedere le coperture previste della lettera m), comma 1 dell’articolo 13 dal decreto-legge 8 aprile 2020, n.23 (c.d. “DL Liquidità”), conformemente a quanto stabilito dalla Comunicazione della Commissione (2020/C 340 I/01), recante la quarta modifica del Quadro temporaneo perle misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19.
Fanno eccezione le garanzie di cui al comma 12-bis dell’articolo 13 del DL Liquidità, comma inserito dalla legge di conversione del 14 agosto 2020, n. 104 e successivamente, così modificato dall’art. 64, comma 3 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104 (c.d. “DL Agosto”), convertito, con modificazioni, dalla Legge 13 ottobre 2020, n. 126, i cui termini di concessione non sono stati prorogati. Pertanto, a far data dallo scorso 1° gennaio, non è più possibile presentare richieste di garanzia per operazioni a favore di Enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, che non siano iscritti nel Registro delle Imprese (non è sufficiente l’iscrizione al REA).
Al comma 213, dell’articolo 1, della Legge di Bilancio 2021 ha peraltro esteso l’ambito soggettivo delle garanzie di cui alla lettera m) prevedendo che anche per le società di agenti in attività finanziaria, le società di mediazione creditizia e le società disciplinate dal TUB, identificate dal codice ATECO K 66.21.00, possano accedervi.
Con la circolare n. 24/2020, il Gestore del Fondo ha inoltre chiarito che l’estensione riguarderà le società che presentano i seguenti codici ATECO:
– 66.19.20 – Attività di promotori e mediatori finanziari;
– 66.19.21 – Promotori finanziari;
– 66.19.22 – Agenti, mediatori e procacciatori di prodotti finanziari;
– 66.21.00 – Attività dei periti e liquidatori indipendenti delle assicurazioni.
Sempre con riferimento alle garanzie di cui alla lettera m), la legge di Bilancio 2021 estende da 10 a 15 anni la durata massima dei finanziamenti garanti (articolo 1, comma 216). Resta invece confermato che il rimborso della quota capitale dei predetti finanziamenti non può iniziare prima di 24 mesi dalla data di erogazione.
Al riguardo, l’ABI evidenzia che dalla data di entrata in vigore della Legge di Bilancio 2021 ai predetti finanziamenti va applicato un tasso di interesse che non può essere superiore allo 0,20 per cento aumentato del valore, se positivo, del tasso del Rendistato con durata analoga al finanziamento coperto dalla garanzia pubblica (comma 218, articolo 1).
Ai sensi del comma 217, il prolungamento della durata può essere richiesto anche in relazione ai finanziamenti già concessi alla data di entrata in vigore della predetta Legge di Bilancio, con il mero adeguamento della componente Rendistato del tasso d’interesse applicato, in relazione alla maggiore durata dello stesso finanziamento.
Secondo quanto specificato nella circolare del Gestore n. 1/2021, per i finanziamenti già erogati, l’adeguamento in aumento della durata fino a 15 anni può avvenire tramite l’erogazione al soggetto beneficiario finale di un nuovo finanziamento finalizzato all’estinzione di quello garantito ovvero attraverso la sottoscrizione/stipula di un addendum al contratto di finanziamento garantito, senza l’acquisizione di un nuovo Allegato 4 bis.
Il Gestore precisa, inoltre, che la durata massima di 15 anni deve sempre decorrere dalla data di erogazione del finanziamento originario. Pertanto, la durata del nuovo finanziamento deve tenere conto del periodo di preammortamento già trascorso del finanziamento precedentemente erogato e, comunque, prevedere un preammortamento della durata almeno di 24 mesi.
Il caricamento del tracciato relativo alle predette richieste deve avvenire sempre mediante la funzionalità “FdG/Flussi Elettronici/Flussi Variazioni ML” disponibile sul Portale del Fondo di Garanzia e seguendo quanto previsto dalle Specifiche tecniche pubblicate sul sito Internet del Fondo nella sezione Guide e Manuali.
Anche nel caso in cui l’adeguamento riguardi una sola operazione, si deve utilizzare la predetta funzionalità; non sono accettate richieste di adeguamento inviate tramite Allegato 5.
Tutte le modifiche sopra illustrate riguardano le richieste di ammissione all’intervento del Fondo presentate a partire dallo scorso 13 gennaio.

Misure Covid-19: Lombardia e Sardegna cambiano colore


Dal 24 gennaio 2021, la regione Lombardia dalla zona rossa passa alla zona arancione e la regione Sardegna dalla zona gialla passa alla zona arancione. Restano sempre in zona arancione le regioni Calabria, Emilia Romagna e Veneto (Ministero Salute – ordinanze 22 gennaio 2021 e 23 gennaio 2021).

In base alle Ordinanze del Ministro della salute del 22 e del 23 gennaio 2021, sono attualmente ricomprese:


– nell’area gialla: Campania, Basilicata,  Molise, Provincia autonoma di Trento, Toscana;


– nell’area arancione: Abruzzo, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Veneto, Piemonte, Puglia, Sardegna, Umbria, Valle d’Aosta;


– nell’area rossa: Provincia Autonoma di Bolzano, Sicilia.


Dichiarazione redditi pre-compilata 2021: proroga utilizzo dati sanitari


Sono stati prorogati i termini per l’utilizzo, ai fini della dichiarazione dei redditi pre-compilata 2021, dei dati delle spese sanitarie messi a disposizione dal Sistema Tessera sanitaria (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 22 gennaio 2021, n. 20765)

In deroga a quanto previsto l’anno scorso, in merito alle modalità tecniche di utilizzo dei dati delle spese sanitarie e delle spese veterinarie ai fini della elaborazione della dichiarazione dei redditi pre-compilata a decorrere dall’anno d’imposta 2019, esclusivamente con riferimento ai dati relativi alle spese sanitarie sostenute nel 2020 e ai relativi rimborsi:
– ai fini dell’elaborazione della dichiarazione dei redditi pre-compilata, il Sistema Tessera Sanitaria, dal 16 marzo 2021, mette a disposizione dell’Agenzia delle entrate i dati consolidati di cui all’articolo 3, comma 2, del decreto legislativo n. 175 del 2014, i dati consolidati comunicati dai soggetti di cui all’articolo 3, comma 3, del medesimo decreto, nonché i dati delle spese sanitarie e dei relativi rimborsi comunicati da parte degli ulteriori soggetti obbligati alla trasmissione telematica dei dati delle spese sanitarie al Sistema Tessera Sanitaria in base alla normativa vigente;
– l’opposizione a rendere disponibili all’Agenzia delle entrate i dati delle spese sanitarie e dei relativi rimborsi per l’elaborazione della dichiarazione dei redditi pre-compilata può essere effettuata:
a) con riferimento ai dati aggregati relativi ad una o più tipologie di spesa, fino all’8 febbraio 2021, comunicando all’Agenzia delle entrate, oltre alla tipologia di spesa da escludere, il proprio codice fiscale, i dati anagrafici e il numero di identificazione posto sul retro della tessera sanitaria con la relativa data di scadenza;
b) in relazione ad ogni singola voce, dal 16 febbraio 2021 al 15 marzo 2021, accedendo all’area autenticata del sito web dedicato del Sistema Tessera Sanitaria tramite tessera sanitaria TS-CNS oppure tramite le credenziali Fisconline rilasciate dall’Agenzia delle entrate.

Studi di settore: quello “evoluto” prevale in sede di accertamento

In tema di accertamento basato sullo studio di settore, quello “evoluto” si applica con criterio prevalente, anche con efficacia retroattiva su annualità precedenti alla sua approvazione, se risulta più favorevole al contribuente (Corte di Cassazione – Ordinanza 22 gennaio 2021, n. 1290)

La controversia riguarda un avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle Entrate ha rettificato il reddito dichiarato da un’Associazione professionale sulla base degli studi di settore, in considerazione delle incongruenze tra i ricavi dichiarati e le risultanze dello studio di settore applicabile (TK04U).
I giudici tributari hanno affermato la legittima determinazione induttiva dei ricavi (e dei redditi) sulla base degli studi di settore, data l’assenza di idonee e legittime prove documentali contrarie, e tenuto conto dei risultati in perdita per cinque esercizi consecutivi, distintivi di una gestione antieconomica dell’attività.
L’Associazione professionale ha impugnato la decisione lamentando l’omessa pronuncia sulla richiesta di applicazione dello studio di settore evoluto, con conseguente riduzione delle somme accertate.


La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’Associazione osservando che i giudici tributari hanno omesso di pronunciarsi sulla domanda subordinata, proposta dagli appellanti (vittoriosi in primo grado) nelle rispettive controdeduzioni, di applicazione retroattiva dello studio evoluto UK04U, ad essi più favorevole.
In proposito, la Suprema Corte ha precisato che l’accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri e degli studi di settore costituisce un sistema unitario, frutto di un progressivo affinamento degli strumenti di rilevazione della normale redditività per categorie omogenee di contribuenti.
Pertanto, deve ritenersi giustificata l’applicazione retroattiva dello strumento più recente (evoluzione), che prevale rispetto a quello precedente, in quanto più raffinato e più affidabile.

Nuovi chiarimenti dall’Agenzia Entrate-Riscossione


Sul sito istituzionale dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione sono state aggiornate le faq sulle misure introdotte in materia di riscossione dai provvedimenti legislativi emanati nel periodo di emergenza sanitaria Covid-19 (Agenzia Entrate-Riscossione – faq del 20 gennaio 2021).

Di seguito le risposte alle domande più frequenti sulle misure introdotte in materia di riscossione dai decreti Covid-19.

FAQ n. 1

Fino a quando sono sospesi i pagamenti delle cartelle di Agenzia delle entrate- Riscossione?

I provvedimenti legislativi emanati nel periodo di emergenza Covid-19 hanno differito al 31 gennaio 2021 il termine “finale” di sospensione del versamento di tutte le entrate tributarie e non tributarie derivanti da cartelle di pagamento, avvisi di addebito e avvisi di accertamento affidati all’Agente della riscossione.


Pertanto, i pagamenti sospesi sono quelli in scadenza dall’8 marzo 2020 al 31 gennaio 2021.

FAQ n. 2

Ho una cartella, che mi è stata notificata tempo fa, scaduta dopo l’8 marzo 2020. Devo pagarla per evitare le procedure di recupero ovvero i termini per il pagamento sono sospesi?

I termini per il pagamento sono sospesi fino al 31 gennaio 2021. Il versamento delle somme dovute dovrà essere effettuato entro il 28 febbraio 2021.

FAQ n. 3

I pagamenti oggetto di sospensione, che dovranno essere eseguiti entro il 28 febbraio 2021, vanno effettuati in unica soluzione?

Non necessariamente. Per le cartelle di pagamento in scadenza nel periodo di sospensione puoi anche richiedere una rateizzazione. Al fine di evitare l’attivazione di procedure di recupero da parte di Agenzia delle entrate- Riscossione, è opportuno presentare la domanda entro il 28 febbraio 2021.

FAQ n. 4

Agenzia delle entrate-Riscossione può notificarmi nuove cartelle nel periodo di sospensione (dall’8 marzo 2020 al 31 gennaio 2021)?

No. Nel periodo di sospensione – dall’8 marzo 2020 al 31 gennaio 2021 – Agenzia delle entrate-Riscossione non effettuerà la notifica delle cartelle di pagamento, nemmeno tramite posta elettronica certificata (pec).

FAQ n. 5

Il DL. n. 137/2020 cosiddetto “Decreto Ristori” dispone una nuova data di pagamento delle rate in scadenza nel 2020 della “Rottamazione-ter” e del “Saldo e stralcio”?

Si. Il “Decreto Ristori” ha prorogato al 1° marzo 2021 il termine di pagamento delle rate in scadenza nell’anno 2020 della “Rottamazione-ter” e del “Saldo e stralcio”, precedentemente fissato al 10 dicembre 2020 dal DL n. 34/2020 “Decreto Rilancio”.


Per le rate in scadenza nell’anno 2021 e nei successivi anni, restano confermati i termini di pagamento riportati sulla “Comunicazione” che hai ricevuto.

FAQ n. 6

Se non rispetto le scadenze di legge ma pago le rate della “Rottamazione-ter” e del “Saldo e stralcio” entro il 1° marzo 2021, quali bollettini devo usare?

Per effettuare il pagamento puoi continuare a utilizzare i bollettini contenuti nella “Comunicazione delle somme dovute” già in tuo possesso anche se effettuerai il versamento in date differenti rispetto a quelle originarie. Se hai smarrito la “Comunicazione” puoi sempre chiederne una copia con il nostro servizio servizio online.

FAQ n. 7

Saranno considerati regolari, anche i pagamenti di tutte le rate della “Rottamazione-ter” e/o del “Saldo e stralcio” in scadenza nell’anno 2020, effettuati nei 5 giorni successivi al termine del 1° marzo 2021?

No. Il “Decreto Ristori” non prevede alcun ritardo rispetto al termine del 1° marzo 2021. Quindi è necessario fare attenzione, perché il pagamento delle rate in scadenza nell’anno 2020 della “Rottamazione-ter” e/o del “Saldo e stralcio”, effettuato dopo il 1° marzo 2021, sarà acquisito a titolo di acconto sull’intero debito e il contribuente perderà i benefici delle misure agevolative.


Per le rate dell’anno 2021 resta confermato, invece, il ritardo massimo di 5 giorni per il pagamento rispetto alla scadenza della rata, senza incorrere in sanzioni o perdere il beneficio della Definizione agevolata.

FAQ n. 8

Non ho pagato le rate della “Rottamazione-ter” e/o del “Saldo e stralcio” in scadenza entro il 31 dicembre 2019 e pertanto si è determinata l’inefficacia della Definizione agevolata. Ora posso chiedere la rateizzazione del debito?

Si. Il “Decreto Rilancio” ha previsto la possibilità di chiedere la rateizzazione (ex articolo 19 del DPR n. 602/1973) dei debiti oggetto di “Rottamazione-ter” o di “Saldo e stralcio” per i quali il contribuente ha perso il beneficio della Definizione agevolata, non avendo pagato entro i relativi termini le rate che erano in scadenza nell’anno 2019.

FAQ n. 9

Se si è determinata l’inefficacia della Definizione agevolata perché non ho pagato le rate della “prima Rottamazione” (o della “Rottamazione-bis”), posso chiedere la rateizzazione del debito?

Il “Decreto Ristori” ha esteso tale possibilità di chiedere la rateizzazione (ex articolo 19 del DPR n. 602/1973) anche a coloro che avevano già perso i benefici delle misure agevolative della “prima Rottamazione” (D.L. n. 193/2016 e della “Rottamazione-bis” (D.L. n. 148/2017) non avendo pagato le rate in scadenza entro i termini previsti.

FAQ n. 10

Ho un piano di rateizzazione in corso con rate che scadono nel periodo di sospensione. Per queste rate devo rispettare le scadenze di pagamento?

Il pagamento delle rate in scadenza è sospeso dall’8 marzo 2020 al 31 gennaio 2021. Queste rate devono essere versate comunque entro il 28 febbraio 2021.

FAQ n. 11

Durante il periodo di sospensione, Agenzia delle entrate-Riscossione prenderà in esame e tratterà le mie istanze di rateizzazione?

Sì. L’operatività di Agenzia delle entrate-Riscossione prosegue anche nel periodo di sospensione e pertanto tratterà le tue istanze e ti invierà i previsti riscontri.

FAQ n. 12

Ho un piano di rateizzazione che alla data dell’8 marzo 2020 era ancora in essere, ma potrei avere difficoltà a corrispondere entro il 28 febbraio 2021 tutte le rate in scadenza. È prevista qualche agevolazione?

Sì. Il “Decreto Rilancio” estende da 5 a 10 il numero massimo delle rate, anche non consecutive, che comportano la decadenza del piano di rateizzazione in caso di mancato pagamento. Inoltre, il “Decreto Ristori” ha esteso tale agevolazione a tutti i piani di rateizzazione che verranno concessi a fronte di istanze presentate fino al 31 dicembre 2021.

FAQ n. 13

Con la fine del periodo di sospensione, fissato al 31 gennaio 2021, qual è il termine per pagare le rate dei piani di rateizzazione?

Il pagamento delle rate sospese, ossia quelle che avevano scadenza compresa tra l’8 marzo 2020 e il 31 gennaio 2021, dovrà essere effettuato entro il prossimo 28 febbraio.

FAQ n. 14

Il “Decreto Ristori” introduce delle agevolazioni per la presetazione delle richieste di rateizzazione?

Sì. Per le richieste di rateizzazione presentate a decorrere dal 30 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021, la temporanea situazione di obiettiva difficoltà deve essere documentata, ai fini della relativa concessione, solo nel caso in cui il debito complessivo oggetto di rateizzazione sia di importo superiore a 100 mila euro, in deroga alla soglia di 60 mila prevista dall’art. 19, comma 1 ultimo periodo, del DPR n. 602/1973.

FAQ n. 15

Una volta ottenuto il piano di rateizzazione, le eventuali procedure esecutive in essere prima della data di presentazione dell’istanza di rateizzazione vengono automaticamente revocate?

Per i provvedimenti di accoglimento relativi a richieste di rateizzazione presentate a decorrere dal 30 novembre 2020, l’estinzione delle procedure esecutive precedentemente avviate si determina con il pagamento della prima rata del piano di rateizzazione a condizione che non si sia ancora tenuto l’incanto con esito positivo o non sia stata presentata istanza di assegnazione, ovvero il terzo non abbia reso dichiarazione positiva o non sia stato già emesso provvedimento di assegnazione dei crediti pignorati.

FAQ n. 16

Ho una cartella i cui termini di versamento sono scaduti prima dell’8 marzo 2020. Agenzia delle entrate-Riscossione può attivare procedure cautelari o esecutive durante il periodo di sospensione?

No. Durante il periodo di sospensione, quindi fino al 31 gennaio 2021, Agenzia delle entrate-Riscossione non attiverà alcuna nuova procedura cautelare (es. fermo amministrativo o ipoteca) o esecutiva (es. pignoramento).

FAQ n. 17

Ho ricevuto alla fine del mese di febbraio 2020 un preavviso di fermo del mio veicolo (o un preavviso di ipoteca), che avrei dovuto pagare entro i successivi 30 giorni. Se non sono riuscito ancora a pagarlo posso utilizzare l’auto (o mi viene iscritta ipoteca sull’immobile)?

Dall’8 marzo 2020 al 31 gennaio 2021 le azioni di recupero, cautelari ed esecutive, dei carichi affidati alla riscossione sono sospese e pertanto, fino a quest’ultima data, Agenzia delle entrate-Riscossione non procederà all’iscrizione di fermi amministrativi (o alle iscrizioni di ipoteche).

FAQ n. 18

Ho un fermo amministrativo già iscritto per una vecchia cartella. Come posso fare per chiedere la cancellazione o la sospensione del fermo amministrativo durante il periodo di sospensione?

Puoi pagare integralmente il debito oggetto di fermo amministrativo per ottenere la sua cancellazione oppure chiedere un piano di rateizzazione del debito e, pagando la prima rata, puoi ottenere la sospensione del provvedimento.

FAQ n. 19

Ho subito il pignoramento dello stipendio prima dell’entrata in vigore del Decreto n. 34/2020. Il mio datore di lavoro continuerà ad effettuare la trattenuta nella misura prevista dalla legge?

Fino al 31 gennaio 2021 sono sospesi gli obblighi derivanti dai pignoramenti presso terzi, effettuati dall’Agente della riscossione prima della data di entrata in vigore del Decreto n. 34/2020, se relativi a somme dovute a titolo di stipendio, salario, altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego nonché a titolo di pensione e trattamenti assimilati. Pertanto, il datore di lavoro, dall’entrata in vigore del “Decreto Rilancio” e fino al 31 dicembre 2020 e dall’entrata in vigore del D.L. 3/2021 e fino al 31 gennaio 2021, non effettuerà le relative trattenute che riprenderanno, salvo l’eventuale pagamento del debito, a decorrere dal 1° febbraio 2021.

FAQ n. 20

Devo ricevere il pagamento di una prestazione professionale da parte di una Pubblica Amministrazione ma ho una cartella di pagamento scaduta di importo superiore a 5 mila euro. La Pubblica Amministrazione farà le verifiche presso l’agente della riscossione e bloccherà il pagamento?

No. Nel periodo di sospensione dall’8 marzo 2020 al 31 gennaio 2021 le Pubbliche Amministrazioni non devono verificare la presenza di debiti non ancora pagati all’agente della riscossione (articolo 48-bis del DPR n. 602/1973). Le verifiche eventualmente già effettuate, anche prima dell’inizio della sospensione, che hanno fatto emergere una situazione di inadempienza ma per le quali l’agente della riscossione non ha ancora notificato l’atto di pignoramento, sono prive di qualunque effetto e le Amministrazioni Pubbliche procedono al pagamento a favore del beneficiario.

FAQ n. 21

È possibile ricevere assistenza agli sportelli di Agenzia delle entrate-Riscossione durante l’emergenza COVID-19? Posso presentarmi direttamente o devo richiedere un appuntamento?

A partire dal 15 giugno 2020 Agenzia delle entrate-Riscossione ha avviato la graduale riapertura al pubblico degli sportelli presenti sul territorio nazionale, nei giorni dal lunedì al venerdì, con orario dalle 8.15 alle 13.15. L’ingresso è consentito solo tramite appuntamento.


È possibile fissare un appuntamento tramite il servizio “Prenota ticket”, disponibile nell’area pubblica del portale e dell’App Equiclick senza necessità di pin e password.


In considerazione della sospensione fino al prossimo 31 gennaio 2021 delle attività di notifica e di riscossione, i servizi di sportello al momento disponibili sono limitati alle sole operazioni urgenti e indifferibili.


Istanza di rimborso per ritenute subite in misura maggiore: termine di decadenza

In materia di rimborso delle ritenute d’acconto indebitamente subite dal personale delle Amministrazioni dello Stato sull’intero importo delle indennità di cui all’articolo 51, co. 6 del TUIR (imponibili al 50 per cento), la decorrenza del termine di presentazione dell’istanza, stabilito a pena di decadenza, inizia dalla data in cui la ritenuta è stata operata (Agenzia delle Entrate – Risposta 22 gennaio 2021, n. 55).

Con riferimento all’errata applicazione delle ritenute d’acconto Irpef sulle indennità di cui all’articolo 51, co. 6 del TUIR (corrisposte nei periodi d’imposta 2017 e 2016), il Ministero ha posto il quesito se la decorrenza del termine decadenziale di 48 mesi per la formulazione, da parte dei dipendenti interessati, dell’istanza di rimborso, decorra da ogni singola mensilità stipendiale, nel cui cedolino risulta l’indennità e la relativa ritenuta, ovvero possa avere a riferimento il complessivo periodo di imposta.


L’Agenzia delle Entrate ha preliminarmente osservato che le Amministrazioni dello Stato che corrispondono somme e valori costituenti reddito di lavoro dipendente per il percipiente, adempiono alla riscossione delle relative imposte mediante “ritenuta diretta”.
Tale modalità di riscossione, diversamente dal “versamento diretto”, non comporta, in ragione della coincidenza tra il soggetto tenuto ad operare la ritenuta e il soggetto creditore del tributo, il materiale versamento all’Erario delle ritenute operate sulle somme erogate. La “ritenuta diretta” implica una sorta di compensazione, che lo Stato opera fra il credito fiscale ed il controcredito del contribuente e, pertanto, riguarda esclusivamente le amministrazioni statali.


Il contribuente assoggettato a ritenuta diretta può ricorrere all’Ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate nella quale ha il domicilio fiscale, chiedendo il rimborso per errore materiale, duplicazione o inesistenza totale o parziale dell’obbligazione tributaria, entro il termine di decadenza di quarantotto mesi.


Con riferimento alle indennità di cui all’articolo 51, co. 6 del TUIR (imponibili al 50 per cento), sulle quali la ritenuta sia stata applicata erroneamente sull’intero importo, il suddetto termine per l’istanza di rimborso decorre dal momento in cui la ritenuta è stata operata, considerato che, già al momento dell’erogazione dell’indennità de quo, l’obbligazione tributaria era certa e la parziale sua imponibilità legittimava il contribuente alla presentazione dell’istanza di rimborso.


Nel caso in esame, riguardante anche i periodi di imposta 2016 e 2017, l’Agenzia delle Entrate ha precisato, che in alternativa alla richiesta di rimborso, laddove sia stata presentata la dichiarazione dei redditi, il contribuente può recuperare le maggiori imposte versate, presentando una dichiarazione integrativa a favore per ciascuna annualità, entro i termini di decadenza dell’azione di accertamento.
In proposito, si ricorda che, qualora la dichiarazione integrativa sia presentata entro i termini di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo, il credito (o il maggior credito) è immediatamente compensabile con debiti del medesimo periodo risultanti dalla dichiarazione presentata. Qualora, invece, la dichiarazione integrativa sia presentata oltre i termini per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno d’imposta successivo, il credito può essere utilizzato in compensazione solo per pagare debiti che matureranno a partire del periodo d’imposta successivo a quello in cui è presentata la dichiarazione integrativa. In tale ipotesi, peraltro, il credito deve essere indicato nella dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui è presentata la dichiarazione integrativa e concorre alla liquidazione della corrispondente imposta, a debito o a credito.

Fisco: rideterminazione dei valori di acquisto di partecipazioni e di terreni


Il Fisco fornisce chiarimenti sulla rideterminazione del valore di partecipazioni non negoziate in mercati regolamentati e di terreni edificabili e con destinazione agricola a seguto dell’indirizzo espresso dalle Sezioni Unite della Cassazione. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Circolare 22 gennaio 2021, n. 1/E)

La legge finanziaria per il 2002 (artt. 5 e 7 della legge 28 dicembre 2001, n. 448) ha introdotto la possibilità per i contribuenti che detenevano alla data del 1° gennaio 2002 titoli, quote o diritti, non negoziati in mercati regolamentati, nonché terreni edificabili e con destinazione agricola, di rideterminare il loro costo o valore di acquisto alla predetta data.
Pertanto, le persone fisiche, le società semplici, gli enti non commerciali e i soggetti non residenti privi di stabile organizzazione in Italia possono fare riferimento al valore fiscalmente riconosciuto del costo di acquisto di detti beni posseduti al di fuori del regime d’impresa ai fini del calcolo dei redditi diversi.
Per poter utilizzare il valore rivalutato, in luogo del costo storico, il contribuente è tenuto al versamento di un’imposta sostitutiva parametrata al valore risultante da un’apposita perizia giurata di stima redatta da professionisti abilitati.
Disposizioni successive hanno modificato la data cui fare riferimento per il possesso dei beni, la misura dell’aliquota dell’imposta sostitutiva dovuta ed i termini per l’effettuazione dei richiamati adempimenti.
Nel periodo d’imposta 2020, è stata prevista la possibilità di rideterminare il valore di acquisto dei suddetti beni detenuti alla data del:
– 1° gennaio 2020, effettuando i relativi adempimenti entro il 30 giugno 2020;
– 1° luglio 2020, effettuando i relativi adempimenti entro il 15 novembre 2020.
Nel periodo d’imposta 2021 è prevista, da ultimo, la possibilità di rideterminare il costo o il valore di acquisto delle suddette partecipazioni e terreni detenuti alla data del 1° gennaio 2021, effettuando i relativi adempimenti entro il 30 giugno 2021.
Con riferimento alla rivalutazione dei terreni, si recepisce inoltre l’indirizzo espresso dalle Sezioni Unite della Corte di cassazione con le sentenze nn. 2321 e 2322 del 31 gennaio 2020, secondo cui l’indicazione nell’atto di cessione di un corrispettivo inferiore al valore rideterminato con la perizia giurata non determina la decadenza dal beneficio.
Le Sezioni Unite hanno ritenuto di dare continuità all’indirizzo sfavorevole all’Amministrazione, affermando il seguente principio di diritto: «l’indicazione nell’atto di vendita dell’immobile, di un corrispettivo inferiore rispetto al valore del cespite in precedenza rideterminato dal contribuente sulla base di perizia giurata non determina la decadenza del contribuente dal beneficio correlato al pregresso versamento dell’imposta sostitutiva, né la possibilità per l’Amministrazione finanziaria di accertare la plusvalenza secondo il valore storico del bene».
Secondo i giudici, la possibilità di avvalersi del meccanismo va intesa nel senso che, una volta verificatisi i presupposti di legge per fruire dell’imposta sostitutiva, «tale meccanismo impedisce di recuperare, ai fini del computo della plusvalenza, il valore storico del bene anteriore a quello di perizia, ancorché detto valore non sia indicato nell’atto o sia indicato un valore commerciale inferiore a quello periziato, come tale inidoneo a determinare l’insorgenza di un reddito tassabile rispetto al valore periziato maggiore».
A fondamento della decisione, le Sezioni Unite pongono la circostanza che non è ravvisabile alcun aggancio normativo da cui poter desumere l’esistenza di un obbligo del contribuente di allegazione del valore normale minimo di riferimento periziato e/o di fissazione del corrispettivo nel medesimo valore.
Inoltre, i giudici rilevano come l’interpretazione sia pienamente coerente con la posizione che la stessa Cassazione ha assunto – sul presupposto dell’assenza di limitazioni poste dalla legge – in merito al riconoscimento del beneficio nei casi in cui la perizia sia stata asseverata successivamente alla stipula dell’atto di vendita (quest’ultima posizione è stata già recepita dall’Amministrazione).
In capo all’Amministrazione permane il potere di compiere le opportune verifiche per evitare l’occultamento della base imponibile con riguardo alle imposte sui trasferimenti, come hanno avuto modo di evidenziare le stesse Sezioni Unite.


 


IVA ordinaria per le attività di progettazione

Forniti chiarimenti sull’applicazione dell’aliquota IVA prestazioni di servizi dipendenti da contratto di appalto relativi alla costruzione delle opere, ai sensi del numero 127-septies) della Tabella A, Parte terza, allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 (Agenzia delle Entrate – Risposta 21 gennaio 2021, n. 53).

Le prestazioni di servizio di progettazione definitiva, di progettazione esecutiva e di coordinamento della sicurezza in fase di progettazione siano da assoggettare ad aliquota Iva ordinaria in quanto rese “autonomamente” ovvero mediante uno specifico rapporto contrattuale diverso rispetto a quello che disciplinerà le ulteriori “prestazioni di servizi dipendenti da contratti di appalto relativi alla costruzione delle opere, degli impianti e degli edifici di cui al numero 127-quinquies”.


Contributo di vigilanza 2021 da versare alla Consob


Pubblicato nella G.U. del 21 gennaio 2021 n. 16, la delibera Consob 22 dicembre 2020 recante i soggetti tenuti al versamento del contributo di vigilanza 2021.

Sono tenute al versamento del contributo di vigilanza 2021:


– le società di intermediazione mobiliare (SIM);


– le imprese di investimento;


– le banche;


– le società di gestione del risparmio;


– gli intermediari finanziari;


– gli agenti di cambio;


– i gestori collettivi (italiani, esteri e che commercializzano azioni e/o quote di OICR);


– l’organismo dei consulenti finanziari;


– gli ideatori di PRIPs;


– gli emittenti di strumenti finanziari (italiani ed esteri);


– gli emittenti con strumenti negoziati in sistemi multilaterali;


– gli emittenti strumenti finanziari diffusi;


– i soggetti con documentazione di offerta/quotazione;


– le società di revisione e revisori;


– la Borsa Italiana s.p.a.;


– MTS s.p.a.;


– Monte Titoli s.p.a.;


– Cassa di compensazione e garanzia s.p.a.;


– i gestori di sistemi multilaterali di negoziazione;


– internalizzatori sistematici;


– i gestori di mercati regolamentati;


– i gestori di portali per la raccolta di capitali per le PMI;


– i gestori di servizi di diffusione delle informazioni regolamentate e gestori dei meccanismi di staccaggio;


– i fornitori di servizi di comunicazione dati;


– i soggetti tenuti alla pubblicazione della dichiarazione non finanziaria;


– amministratori di Benchmark;


– gli internalizzatori di regolamento.

Il contributo deve essere versato entro il 15 aprile 2021


L’avviso di pagamento e’ spedito all’indirizzo dei soggetti tenuti alla contribuzione nei quindici giorni antecedenti la scadenza. Il pagamento e’ effettuato mediante avviso PagoPA.


Le istruzioni di pagamento ed i servizi di assistenza per i casi di mancata ricezione dell’avviso PagoPA sono pubblicate in una specifica sezione sul sito istituzionale della Consob (www.consob.it).


Il mancato pagamento del contributo entro il termine stabilito comporta l’avvio della procedura di riscossione coattiva ai sensi dell’art. 40, L. n. 724/1994 e l’applicazione degli interessi di mora nella misura legale, oltre che, delle maggiori somme previste dalla normativa vigente

Acquisto abitazione uso studio: Iva detraibile

Deve essere riconosciuto il diritto alla detrazione dell’Iva corrisposta per l’acquisto di un immobile avente catastalmente destinazione abitativa ma, in concreto, utilizzato come studio professionale. L’assenza di una cucina e il cablaggio delle stanze ad uso uffici rafforza la tesi dell’uso strumentale dell’immobile all’attività professionale, che consente la detrazione dell’IVA (Commissione Tributaria Regionale Toscana – Sentenza 16 dicembre 2020, n. 993).

IL CASO

La controversia trae origine dall’avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle Entrate nei confronti dell’avvocato, con il quale ha recuperato a tassazione spese esenti costituite contributi unificati, marche da bollo e spese di notificazione anticipati in nome e per conto dei clienti, e contestato la detrazione dell’IVA corrisposta sull’acquisto di un immobile classificato in catasto come civile abitazione (A2) ma di fatto destinato ad uso studio professionale.
Su ricorso del professionista i giudici tributari hanno rilevato l’illegittimità della pretesa tributaria.

LA DECISIONE DEL GIUDICE TRIBUTARIO

Il giudice d’appello, in particolare, ha evidenziato che:
a) le spese per le quali viene negata la qualità di “esenti” riguardano pagamenti effettuati dal professionista (avvocato) per contributi unificati, marche da bollo e notificazioni. Secondo il giudice, non essendo seriamente predicabile che il professionista abbia sostenuto questo tipo di spese per ragioni diverse da quelle inerenti la sua opera professionale, appare evidente che le stesse costituiscano, ai fini tributari, “spese esenti”. Al contrario di quanto sostenuto dall’Ufficio, ai fini dell’esenzione non è necessario il preciso riferimento di ogni pagamento a uno specifico giudizio affidato al professionista;
b) in base alla disciplina IVA, non è ammessa in detrazione l’imposta relativa all’acquisto di fabbricati, o di porzione di fabbricato, a destinazione abitativa. Secondo il giudice la norma fa riferimento alla destinazione reale del bene e non a quella, che potrebbe non corrispondere a quella reale, risultante dal Catasto.
In tema di detrazione IVA, la Corte di Cassazione ha affermato che la valutazione della strumentalità di un acquisto rispetto all’attività imprenditoriale va effettuata in concreto, tenendo conto dell’effettiva natura del bene, in correlazione agli scopi dell’impresa. In base a tale principio, infatti, i giudici della Corte Suprema hanno riconosciuto la detrazione dell’IVA in relazione a spese sostenute per la ristrutturazione di un immobile avente catastalmente destinazione abitativa ma, in concreto, utilizzato per lo svolgimento di attività di affittacamere e case per vacanza.
Pertanto, la detrazione dell’IVA non può essere negata in forza dell’astratta classificazione catastale dell’immobile, dando prevalenza sulla concreta destinazione.


Nel caso di specie, la destinazione dell’immobile a studio professionale, peraltro, risulta da alcune caratteristiche fisiche, dichiarate dal contribuente e non contestate dall’Ufficio, quali l’assenza di una cucina e il cablaggio di tutti i locali al fine di poterli utilizzare come uffici.
D’altra parte il giudice tributario ha ritenuto legittima la preoccupazione dell’Ufficio, secondo il quale, consentendo la detrazione dell’IVA in un caso come quello in esame, si avrebbe il paradosso di permettere, da un lato, l’acquisto di un fabbricato a destinazione abitativa con indebita detrazione IVA (espressamente esclusa dalla normativa) e, dall’altro lato, l’utilizzo dello stesso immobile come ufficio, in totale spregio delle regole urbanistiche e catastali.
Tuttavia, ha precisato il giudice, tale paradosso non può essere risolto attraverso un’arbitraria fictio juris, che, senza una corrispondente norma giuridica, costringa l’interprete a considerare uno studio professionale come se fosse un’abitazione, piuttosto deve essere corretto l’erroneo classamento catastale.
Pertanto, data la sussistenza di situazioni di fatto non più coerenti con i classamenti catastali per intervenute variazioni edilizie, e la mancata presentazione di atti di aggiornamento da parte del soggetto obbligato, il giudice ha disposto la segnalazione al Comune, affinché possano attivarsi le iniziative previste dalla legge, per il corretto classamento dell’immobile e la sua corretta tassazione.