Nuove misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale


Pubblicato nella GU n. 258 del 18 ottobre 2020, il DPCM 18 ottobre 2020, recante ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 maggio 2020, n. 35, recante «Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19», e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, recante «Ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19». Le nuove disposizioni entrano in vigore 19 ottobre 2020, ad eccezione per le quelle relative all’ambito scolastico che si applicano a far data dal 21 ottobre 2020, e tutte sono efficaci fino al 13 novembre 2020.

In particolare, è disposto che:
– delle strade o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento, può essere disposta la chiusura al pubblico, dopo le ore 21,00, fatta salva la possibilità di accesso, e deflusso, agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private;
– sono consentiti soltanto gli eventi e le competizioni riguardanti gli sport individuali e di squadra riconosciuti di interesse nazionale o regionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato italiano paralimpico (CIP) e dalle rispettive federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva, ovvero organizzati da organismi sportivi internazionali; per tali eventi e competizioni è consentita la presenza di pubblico, con una percentuale massima di riempimento del 15% rispetto alla capienza totale e comunque non oltre il numero massimo di 1000 spettatori per manifestazioni sportive all’aperto e di 200 spettatori per manifestazioni sportive in luoghi chiusi, esclusivamente negli impianti sportivi nei quali sia possibile assicurare la prenotazione e assegnazione preventiva del posto a sedere, con adeguati volumi e ricambi d’aria, a condizione che sia comunque assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia frontalmente che lateralmente, con obbligo di misurazione della temperatura all’accesso e l’utilizzo della mascherina a protezione delle vie respiratorie, nel rispetto dei protocolli emanati dalle rispettive Federazioni sportive nazionali, Discipline sportive associate ed enti di promozione sportiva, enti organizzatori. Le Regioni e le Province autonome, in relazione all’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori, possono stabilire, d’intesa con il Ministro della salute, un diverso numero massimo di spettatori in considerazione delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi e degli impianti; con riferimento al numero massimo di spettatori per gli eventi e le competizioni sportive non all’aperto, sono in ogni caso fatte salve le ordinanze già adottate dalle Regioni e dalle Province autonome, purché nei limiti del 15% della capienza. Le sessioni di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti, degli sport individuali e di squadra, sono consentite a porte chiuse, nel rispetto dei protocolli emanati dalle rispettive Federazioni Sportive Nazionali;
– lo svolgimento degli sport di contatto, come individuati con provvedimento del Ministro dello Sport, è consentito nei limiti di cui al precedente punto. L’attività sportiva dilettantistica di base, le scuole e l’attività formativa di avviamento relative agli sport di contatto sono consentite solo in forma individuale e non sono consentite gare e competizioni. Sono altresì sospese tutte le gare, le competizioni e le attività connesse agli sport di contatto aventi carattere ludico-amatoriale;
– le attività di sale giochi, sale scommesse e sale bingo sono consentite dalle ore 8,00 alle ore 21,00 a condizione che le Regioni e le Province autonome abbiano preventivamente accertato la compatibilità dello svolgimento delle suddette attività con l’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori e che individuino i protocolli o le linee guida applicabili idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in settori analoghi;
– sono vietate le sagre e le fiere di comunità. Restano consentite le manifestazioni fieristiche di carattere nazionale e internazionale, previa adozione di Protocolli validati dal Comitato tecnico-scientifico e secondo misure organizzative adeguate alle dimensioni ed alle caratteristiche dei luoghi e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza interpersonale di almeno un metro;
– sono sospese tutte le attività convegnistiche o congressuali, ad eccezione di quelle che si svolgono con modalità a distanza; tutte le cerimonie pubbliche si svolgono nel rispetto dei protocolli e linee guida vigenti e a condizione che siano assicurate specifiche misure idonee a limitare la presenza del pubblico; nell’ambito delle pubbliche amministrazioni le riunioni si svolgono in modalità a distanza, salvo la sussistenza di motivate ragioni; è fortemente raccomandato svolgere anche le riunioni private in modalità a distanza;
– fermo restando che l’attività didattica ed educativa per il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l’infanzia continua a svolgersi in presenza, per contrastare la diffusione del contagio, previa comunicazione al Ministero dell’istruzione da parte delle autorità regionali, locali o sanitarie delle situazioni critiche e di particolare rischio riferite agli specifici contesti territoriali, le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica, incrementando il ricorso alla didattica digitale integrata, che rimane complementare alla didattica in presenza, modulando ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9,00. Allo scopo di garantire la proporzionalità e l’adeguatezza delle misure adottate è promosso lo svolgimento periodico delle riunioni di coordinamento regionale e locale previste nel Documento per la pianificazione delle attività scolastiche, educative e formative in tutte le Istituzioni del Sistema nazionale di Istruzione per l’anno scolastico 2020/2021 (cd. “Piano scuola”). Sono consentiti i corsi di formazione specifica in medicina generale nonché le attività didattico-formative degli Istituti di formazione dei Ministeri dell’interno, della difesa, dell’economia e delle finanze e della giustizia. I corsi per i medici in formazione specialistica e le attività dei tirocinanti delle professioni sanitarie e medica possono in ogni caso proseguire anche in modalità non in presenza. Sono parimenti consentiti i corsi abilitanti e le prove teoriche e pratiche effettuate dagli uffici della motorizzazione civile e dalle autoscuole, i corsi per l’accesso alla professione di trasportatore su strada di merci e viaggiatori e i corsi sul buon funzionamento del tachigrafo svolti dalle stesse autoscuole e da altri enti di formazione, nonché i corsi di formazione e i corsi abilitanti o comunque autorizzati o finanziati dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. In presenza di un particolare aggravamento della situazione epidemiologica e al fine di contenere la diffusione dell’infezione da COVID-19, sentito il Presidente della Regione o delle Regioni interessate, con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti è disposta la temporanea sospensione delle prove pratiche di guida di cui all’art. 121 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 da espletarsi nel territorio regionale e la proroga dei termini previsti dagli articoli 121 e 122 del citato decreto legislativo in favore dei candidati che non hanno potuto sostenere dette prove. Sono altresì consentiti gli esami di qualifica dei percorsi di IeFP, secondo le disposizioni emanate dalle singole regioni nonché i corsi di formazione da effettuarsi in materia di salute e sicurezza, a condizione che siano rispettate le misure di cui al “Documento tecnico sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione” pubblicato dall’INAIL. Al fine di mantenere il distanziamento sociale, è da escludersi qualsiasi altra forma di aggregazione alternativa. Le riunioni degli organi collegiali delle istituzioni scolastiche ed educative di ogni ordine e grado possono essere svolte in presenza o a distanza sulla base della possibilità di garantire il distanziamento fisico e, di conseguenza, la sicurezza del personale convocato. Il rinnovo degli organi collegiali delle istituzioni scolastiche può avvenire secondo modalità a distanza nel rispetto dei principi di segretezza e libertà nella partecipazione alle elezioni. Gli enti gestori provvedono ad assicurare la pulizia degli ambienti e gli adempimenti amministrativi e contabili concernenti i servizi educativi per l’infanzia. L’ente proprietario dell’immobile può autorizzare, in raccordo con le istituzioni scolastiche, l’ente gestore ad utilizzarne gli spazi per l’organizzazione e lo svolgimento di attività ludiche, ricreative ed educative, non scolastiche né formali, senza pregiudizio alcuno per le attività delle istituzioni scolastiche medesime. Le attività dovranno essere svolte con l’ausilio di personale qualificato, e con obbligo a carico dei gestori di adottare appositi protocolli di sicurezza conformi alle linee guida di cui all’allegato 8 e di procedere alle attività di pulizia e igienizzazione necessarie. Alle medesime condizioni, possono essere utilizzati anche centri sportivi pubblici o privati;
– le università, sentito il Comitato Universitario Regionale di riferimento, predispongono, in base all’andamento del quadro epidemiologico, piani di organizzazione della didattica e delle attività curriculari in presenza e a distanza in funzione delle esigenze formative tenendo conto dell’evoluzione del quadro pandemico territoriale e delle corrispondenti esigenze di sicurezza sanitaria ed, in ogni caso, nel rispetto delle linee guida del Ministero dell’università e della ricerca, nonché sulla base del protocollo per la gestione di casi confermati e sospetti di COVID-19; le disposizioni di cui al presente punto si applicano, per quanto compatibili, anche alle Istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica;
– le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite dalle ore 5,00 sino alle ore 24,00 con consumo al tavolo, e con un massimo di sei persone per tavolo, e sino alle ore 18,00 in assenza di consumo al tavolo; resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, nonché, fino alle ore 24,00 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze; le attività di cui al primo periodo restano consentite a condizione che le Regioni e le Province autonome abbiano preventivamente accertato la compatibilità dello svolgimento delle suddette attività con l’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori e che individuino i protocolli o le linee guida applicabili idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in settori analoghi; continuano a essere consentite le attività delle mense e del catering continuativo su base contrattuale, che garantiscono la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, nei limiti e alle condizioni di cui al periodo precedente; è fatto obbligo per gli esercenti di esporre all’ingresso del locale un cartello che riporti il numero massimo di persone ammesse contemporaneamente nel locale medesimo, sulla base dei protocolli e delle linee guida vigenti;
– restano comunque aperti gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande siti nelle aree di servizio e rifornimento carburante situate lungo le autostrade, negli ospedali e negli aeroporti, con obbligo di assicurare in ogni caso il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro;
– al fine di rendere più efficace il contact tracing attraverso l’utilizzo dell’App Immuni, è fatto obbligo all’operatore sanitario del Dipartimento di prevenzione della azienda sanitaria locale, accedendo al sistema centrale di Immuni, di caricare il codice chiave in presenza di un caso di positività.

Covid-19: ultimi chiarimenti dal Fisco per l’accesso al contributo a fondo perduto


L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimento in merito all’accesso al contributo a fondo perduto COVID-19 in ipotesi di liquidazione avviata prima del 31 gennaio 2020 e sulla determinazione dei requisiti di accesso di una società di distributori di carburante ed in ipotesi di più attività svolte (Agenzia Entrate – risposte 16 ottobre 2020, nn. 476, 477 e 478).

Nell’ambito di una liquidazione societaria possono fruire del contributo a fondo perduto Covid previsto dal Decreto Rilancio i soli soggetti la cui fase di liquidazione è stata avviata successivamente 31 gennaio 2020, data di dichiarazione dello stato di emergenza sanitaria da Covid-19.
Infatti, se la fase per la realizzazione degli asset è stata avviata prima del 31 gennaio 2020, l’erogazione a fondo perduto non spetta in quanto l’attività ordinaria non è stata interrotta dall’epidemia.


Riguardo invece all’accesso al contributo da parte di un consorzio di distributori di carburante, l’Agenzia ha chiarito che il consorzio può determinare la soglia massima dei ricavi assumendo i ricavi percepiti al netto del prezzo corrisposto al fornitore dei beni.


Infine, sempre riguardo ai requisiti di accesso, l’Agenzia ha chiarito che in caso di esercizio di più attività, si deve comunque tener conto di tutte le attività esercitate ai fini della determinazione dei requisiti di accesso.


Nuova disciplina degli incarichi sindaci/revisori e risposta positiva del MEF sulla prima nomina


Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e la Fondazione nazionali dei commercialisti, hanno pubblicato il documento “Sindaci e revisori legali: la nuova disciplina degli incarichi a seguito delle modifiche dell’art. 379 del codice della crisi”. Inoltre, il Consiglio ha diffuso la risposta positiva all’interrogazione fornita dal Ministero dell’Economia e delle Finanze sulla prima nomina dei revisori (CNDCEC – Comunicati 15 ottobre 2020).

L’art. 51-bis introdotto dalla legge 17 luglio 2020 n. 77, di conversione del d.l. 19 maggio 2020, n. 34 (c.d. decreto Rilancio), prevede espressamente che “al fine di contenere gli effetti negativi derivanti dalle misure di prevenzione e contenimento connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19 sulle attività d’impresa, all’articolo 379, comma 3, del codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, di cui al decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14, le parole: «bilanci relativi all’esercizio 2019» sono sostituite da «bilanci relativi all’esercizio 2021”.
La nuova formulazione dell’art. 379 del Codice della crisi consente alle società di provvedere alle prime nomine dell’organo di controllo o del revisore legale (persona fisica o società) entro la data di approvazione del bilancio relativo all’esercizio 2021.
Si è aperto, dunque, un interessante dibattito in ordine agli incarichi in corso, laddove i sindaci (o il sindaco unico) ovvero l’incaricato della revisione legale (persona fisica o società) siano stati già nominati dalla società, in occasione dell’approvazione del bilancio relativo all’esercizio 2019, sulla base del superamento di uno dei parametri registrato in ordine agli esercizi 2018 e 2019, ovvero agli esercizi 2017 e 2018, qualora la nomina sia stata deliberata entro la data del 16 dicembre 2019, come prescriveva l’originale formulazione dell’art. 379 del Codice della crisi.
Il documento “Sindaci e revisori legali: la nuova disciplina degli incarichi a seguito delle modifiche dell’art. 379 del codice della crisi”, dopo aver esaminato la disciplina della cessazione anticipata degli incarichi in corso, si sofferma sulle soluzioni suggerite in ordine alla giusta causa di revoca del revisore legale per “sopravvenuta insussistenza dell’obbligo di revisione legale per l’intervenuta carenza dei requisiti previsti dalla legge”, di cui all’art. 4 del D.M. n. 261/2012.
Lo studio è articolato in quattro capitoli. Nel primo si approfondisce la modifica apportata con l’art.51-bis del decreto rilancio, a cui segue un’analisi delle disposizioni all’art.379 del Codice della crisi. Spazio poi all’esame dell’art.2477 c.c. e ai tipi societari interessati dalla modifica dell’art.379 codice della crisi e alla gestione degli incarichi già assegnati.
Nelle conclusioni, infine, si riflette sull’opportunità delle scelte effettuate dall’ultimo legislatore, auspicando una revisione che privilegi la dimensione dell’impresa e non la forma societaria in concreto adottata, eliminando, in tal modo, possibili disparità di trattamento quando si tratti di s.r.l. di rilevanti dimensioni e di fatturati in nulla differenti da quelle delle s.p.a. e favorendo la nomina del revisore legale o dell’organo monocratico, anche incaricato della revisione legale, nelle realtà più semplici.

Sullo stesso argomento, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, sentito quello della Giustizia, ha fornito risposta all’interrogazione parlamentare circa l’interpretazione in sede applicativa dell’articolo 51-bis del decreto legge n. 34 convertito, con modificazioni, dalla legge n.77 nel luglio di quest’anno, che posticipa ai bilanci relativi al 2021 (e quindi al periodo aprile – giugno 2022) l’obbligo delle società a responsabilità limitata e cooperative di effettuare la prima nomina del revisore o degli organi di controllo seguendo le novità introdotte dal codice della crisi d’impresa del 2019.
Secondo il MEF “si può legittimamente ritenere che chi non avesse provveduto ad adeguarsi all’obbligo entro la data di bilancio 2019 è da considerarsi rimesso in termini. Per chi avesse già provveduto, il Mef afferma che “non pare intervenire alcun elemento innovativo”. La norma, spiega nella sua risposta il Ministero, “indica infatti un termine finale entro il quale adempiere l’obbligo, ma aver provveduto anticipatamente pare perfettamente compatibile con la disposizione normativa, che non sembra possa interpretarsi come idonea a far venir meno l’obbligo medio tempore”.
La risposta del Mef chiarisce che l’articolo 51- bis consente alle società che non avevano già provveduto alla data di approvazione del bilancio relativo all’esercizio 2019, di mettersi in regola e di provvedere alle nomine entro il nuovo termine indicato. Il che non equivale a dire che revisori già nominati possano essere revocati per il solo effetto dell’entrata in vigore dell’art. 51 – bis.


Public utilities: riduzione del cuneo fiscale Irap

Con l’Ordinanza n. 22156 del 15 ottobre 2020, la Corte di Cassazione ha affermato che ai fini della determinazione della base imponibile IRAP delle imprese operanti nel settore dei pubblici servizi (cd. public utilities), la riduzione del cd. “cuneo fiscale” non è applicabile se l’impresa svolge l’attività in forza di concessione a tariffa remunerativa. Viceversa il beneficio va riconosciuto alle imprese che applicano una tariffa non remunerativa.

IL CASO

La controversia trae origine dal silenzio – rifiuto formatosi sull’istanza di rimborso per IRAP presentata dalla società, esercente attività di trasporto pubblico di passeggeri.
La società riteneva di aver diritto a fruire della deduzione IRAP forfetaria per ciascun lavoratore dipendente a tempo indeterminato impiegato nel periodo d’imposta.
I giudici tributari hanno respinto il ricorso della società contribuente, ritenendo sussistenti le condizioni di esclusione del beneficio previste dalla norma per le imprese operanti in concessione ed a tariffa nel settore dei trasporti.


La decisione è stata impugnata dalla società, per non aver i giudici:
– considerato che l’agevolazione dovesse ritenersi esclusa limitatamente alle public utilities operanti in regime di concessione traslativa e di tariffa remuneratoria;
– valutato correttamente il rapporto con l’ente concedente, riconducibile ad un appalto di servizi e non già ad una concessione traslativa;
– valutato la reale natura della tariffa applicata, che non costituiva una tariffa remuneratoria.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

In riforma della decisione dei giudici tributari, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società sulla base delle seguenti considerazioni.
Secondo la disposizione normativa, nella determinazione della base imponibile IRAP, le imprese possono portare in deduzione un importo forfetario (su base annua) per ogni lavoratore dipendente a tempo indeterminato impiegato nel periodo di imposta. Sono esclusi dal beneficio le banche, gli altri enti finanziari, le imprese di assicurazione e le imprese operanti in concessione e a tariffa nei settori dell’energia, dell’acqua, dei trasporti, delle infrastrutture, delle poste, delle telecomunicazioni, della raccolta e depurazione delle acque di scarico e della raccolta e smaltimento rifiuti (cd. “riduzione del cuneo fiscale”).
Nel caso delle “public utilities” (quali le aziende di trasporto pubblico di passeggeri), l’esclusione della “riduzione del cuneo fiscale” è determinata dalla doppia condizione che l’impresa operi:
– in “rapporto di concessione traslativa”, caratterizzata dal trasferimento al concessionario di poteri propri ed originari della pubblica amministrazione da esercitare in nome e per conto dell’amministrazione concedente;
– in regime di “tariffa remunerativa”, da intendersi il prezzo fissato o regolamentato dalla pubblica amministrazione in misura tale da assicurare l’equilibrio economico-finanziario dell’investimento e della connessa gestione.


La Corte di Cassazione osserva che, nel caso in esame, i giudici tributari, nell’escludere l’applicazione del vantaggio fiscale, hanno valorizzato la circostanza che la società percepisse parte della remunerazione per il tramite della tariffa applicata all’utenza, ricavando l’esistenza di un rapporto di concessione, senza però valutare le specifiche clausole negoziali che invece erano riconducibili allo schema legale tipico del contratto d’appalto di pubblici servizi.
In tali ipotesi, precisa la Corte Suprema, diventa onere dell’Ufficio dimostrare la diversa natura del rapporto contrattuale effettivamente posto tra le parti, a prescindere dal nomen juris. In particolare, ai fini della qualificazione giuridica del rapporto deve essere valutata l’incidenza, in misura almeno significativa, del rischio sull’impresa concessionaria affinché possa configurarsi una concessione piuttosto che un appalto di servizi.


Con riferimento alla tariffa remunerativa, che si pone come condizione cumulativa, in uno alla natura di concessione traslativa del rapporto, la Corte Suprema osserva che l’esclusione del beneficio fiscale, è stata prevista dalla norma con lo scopo di evitare la potenziale sovracompensazione generata dalla misura, dato che il livello delle tariffe per i pubblici servizi in concessione risultava determinato tenendo conto dell’onere IRAP prima dell’introduzione di tali deduzioni dalla base imponibile IRAP.
In proposito, i giudici della Suprema Corte hanno precisato che la necessità d’intendere il criterio normativo della “tariffa” come “tariffa remunerativa”, cioè capace di generare un profitto, risulta coerente con la ratio giustificatrice del cd. “cuneo fiscale”. Infatti, consentire indiscriminatamente a tutte le imprese operanti nel settore dei pubblici servizi di fruire delle deduzioni IRAP darebbe luogo a un utile insperato, generando quella sovracompensazione capace di frustrare l’obiettivo perseguito dall’autorità di regolamentazione con la fissazione delle tariffe; per converso, escludere dal beneficio fiscale le imprese del settore che applicano una tariffa non remunerativa, causerebbe uno svantaggio selettivo, ossia un pregiudizio economico del tutto ingiustificato.


La Corte di Cassazione ha quindi affermato il principio in base al quale “il vantaggio fiscale della riduzione della base imponibile dichiarata in applicazione delle deduzioni per l’impiego di personale dipendente a tempo indeterminato (cd. riduzione del cuneo fiscale), non si applica alle imprese che svolgono attività “regolamentata” (cosiddette public utilities), in forza di una “concessione traslativa” e a “tariffa”, intendendosi per “tariffa” una “tariffa remunerativa”, capace di generare un profitto”.


Covid-19 in Campania: scuole chiuse e misure per la movida


Per il livello di contagio altissimo registrato anche nelle famiglie e derivante da contatti nel mondo scolastico, il governatore delle Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha ordinato la sospensione fino al 30 ottobre 2020 delle attività didattiche nelle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie e nelle Università. A tutti gli esercizi di ristorazione è fatto divieto di vendita con asporto dalle ore 21. Resta consentito il delivery senza limiti di orario (Regione Campania – ordinanza 15 ottobre 2020, n. 79).

In Campania, con decorrenza dal 16 ottobre 2020 e fino al 30 ottobre 2020:
– in tutte le scuole dell’infanzia sono sospese l’attività didattica ed educativa, ove incompatibile con lo svolgimento da remoto, e le riunioni degli organi collegiali in presenza;
– nelle scuole primarie e secondarie sono sospese le attività didattiche ed educative in presenza, le riunioni in presenza degli organi collegiali, nonché quelle per l’elezione degli stessi;
– a tutti gli esercizi di ristorazione (bar, ristoranti, pizzerie, gelaterie, pub, vinerie e simili) è fatto divieto di vendita con asporto dalle ore 21,00. Sono esclusi dal divieto gli esercizi di ristorazione che ordinariamente svolgono attività di asporto con consegna all’utenza in auto, i quali possono esercitare la propria attività, nel rispetto delle misure di prevenzione e sicurezza vigenti, assicurando un sistema dei prenotazione da remoto. La consegna a domicilio è comunque ammessa senza limiti di orario;
– sono vietate le feste, anche conseguenti a cerimonie, civili o religiose (matrimoni, battesimi), in tutti i luoghi al chiuso e all’aperto con la partecipazione di invitati che siano estranei al nucleo familiare convivente, anche se in numero inferiore a 30;
– è sospesa l’attività di circoli ludici e ricreativi; restano consentite le attività dei circoli sportivi, nell’osservanza dei relativi protocolli di settore;
– è fatto divieto di forme di aggregazione e/o riunioni, al chiuso e all’aperto, anche connesse ad eventi celebrativi, che si svolgano in forma di corteo (ad es., cortei funebri) e comunque non in forma statica e con postazioni fisse.


Con decorrenza dal 19 ottobre 2020 e fino al 30 ottobre 2020, sono sospese le attività didattiche e di verifica in presenza nelle Università, fatta eccezione per quelle relative agli studenti del primo anno, ove già programmate in presenza dal competente Ateneo.


Le violazioni delle suddette disposizioni sono punite con il pagamento, a titolo di sanzione amministrativa, di una somma da euro 400 a euro 1.000.


Tracciabilità degli oneri detraibili ai fini della dichiarazione dei redditi precomplilata


Il Fisco fornisce alcune indicazioni sulla tracciabilità delle spese sanitarie e veterinarie e degli oneri detraibili diversi dalle spese sanitarie e veterinarie ai fini della elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata a decorrere dall’anno d’imposta 2020 (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimenti 16 ottobre 2020, n. 329676 e 329652)

Ai fini dell’elaborazione della dichiarazione dei redditi, a decorrere dall’anno d’imposta 2020, i dati delle spese sanitarie e veterinarie forniti all’Agenzia delle entrate dal Sistema Tessera Sanitaria sono esclusivamente quelli relativi alle spese sanitarie e veterinarie sostenute con versamento bancario o postale ovvero mediante altri sistemi di pagamento di cui all’articolo 23 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, ad eccezione delle spese sanitarie di cui all’articolo 1, comma 680, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, ossia le spese sostenute per l’acquisto di medicinali e di dispositivi medici e le spese relative a prestazioni sanitarie rese dalle strutture pubbliche e da strutture private accreditate al Servizio Sanitario nazionale.
Ai fini dell’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata, a decorrere dall’anno d’imposta 2020, nelle comunicazioni da trasmettere all’Anagrafe Tributaria, vanno indicati esclusivamente i dati relativi agli oneri per cui spetta la detrazione del 19 per cento ai fini Irpef sostenuti con versamento bancario o postale ovvero mediante altri sistemi di pagamento di cui all’articolo 23 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.

La sentenza di condanna del fideiussore sconta l’imposta di registro fissa

La Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo il quale, in tema di imposta di registro sugli atti giudiziari, alla sentenza di condanna ottenuta dal creditore sia nei confronti del debitore inadempiente che del fideiussore per il recupero di somme soggette ad IVA, non è applicabile l’imposta di registro in misura proporzionale, ma l’imposta in misura fissa. A tal fine è irrilevante che senza che assuma rilievo se la stessa sia emessa contro il solo debitore principale, il solo fideiussore o entrambi, non soggetti IVA.

IL CASO

La controversia trae origine dall’avviso di liquidazione con il quale l’Agenzia delle Entrate ha richiesto il pagamento in misura proporzionale dell’imposta di registro dovuta in relazione ad una sentenza di condanna in solido, di un correntista e dei suoi fideiussori, alla restituzione di un finanziamento e relativi interessi.
La contribuente ha proposto ricorso con il quale ha dedotto, tra l’altro, l’applicazione dell’imposta in misura fissa, avendo la condanna ad oggetto corrispettivi soggetti ad IVA, quali lo scoperto di un conto corrente bancario.
I giudici tributari hanno respinto l’eccezione ritenendo l’imposta di registro correttamente applicata in misura proporzionale in quanto le prestazioni avanzate nei confronti dei fideiussori non erano soggette ad IVA.


La decisione è stata riformata dalla Corte di Cassazione che, al contrario, ha valorizzato la circostanza che le prestazioni fossero soggette ad IVA, seppur in regime di esenzione.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

I giudici della Corte Suprema hanno osservato, preliminarmente, che l’avviso di liquidazione aveva ad oggetto la tassazione, ai fini dell’imposta di registro, di una sentenza di condanna, emessa sia nei confronti del debitore principale che dei suoi fideiussori in solido, alla restituzione di un finanziamento reso nell’ambito di un rapporto di conto corrente, pacificamente soggetto ad IVA, seppure in regime di esenzione.


La disciplina in materia, assoggetta ad imposta di registro gli atti dell’Autorità Giudiziaria ordinaria e speciale riguardanti controversie civili che definiscono, anche parzialmente, un giudizio, prevedendo, in una articolata casistica, fattispecie in cui l’imposta è dovuta in misura fissa ed altre in cui è dovuta in misura proporzionale.
In particolare, sono soggetti ad un imposta proporzionale quelli recanti condanna al pagamento di somme o valori, ad altre prestazioni o alla consegna di beni di qualsiasi natura. Tuttavia, tali atti non sono soggetti all’imposta proporzionale per la parte in cui dispongono il pagamento di corrispettivi o prestazioni soggetti ad IVA; in tal caso, l’imposta si applica in misura fissa.
Si tratta, in altri termini, del principio della cd. alternatività tra l’IVA e l’imposta di registro, che esclude l’applicabilità dell’imposta di registro in misura proporzionale per la registrazione di atti relativi ad operazioni che risultano già assoggettate ad IVA.
La corretta applicazione di tale principio presuppone che in presenza della registrazione di una sentenza di condanna al pagamento di somme venga verificato, preliminarmente, se quelle stesse somme si riferiscano o meno a prestazioni di beni o servizi soggette all’imposta sul valore aggiunto.


A tal fine, nel caso esaminato, la Corte di Cassazione osserva che la sentenza ha ad oggetto un’operazione di finanziamento, che in base alla normativa IVA rientra tra le prestazioni di servizi soggetta all’imposta (prestiti di denaro). La circostanza che per tali prestazioni, la stessa normativa IVA riconosca l’esenzione, non esclude l’applicazione del principio dell’alternatività Imposta di registro – IVA.
In particolare, affermano i giudici, in tema di imposta di registro, la sentenza di condanna che un istituto di credito ottenga per il recupero delle somme dovutegli per un finanziamento, alla luce del principio di alternatività con l’IVA va sottoposta a tassazione fissa, peraltro senza distinzione tra quota capitale e quota interessi, quando questi ultimi non abbiano natura moratoria, ma siano gli interessi convenzionali, e quindi (con la commissione di massimo scoperto e la capitalizzazione trimestrale) il corrispettivo prodotto dall’operazione di finanziamento, trattandosi di prestazioni, ancorché esenti, attratte pur sempre all’orbita dell’IVA.


Rispetto a tale principio, tuttavia, il caso esaminato si caratterizza per la presenza di fideiussori, per cui si concretizzano più rapporti, ciascuno autonomo e scindibile:
– quello fra creditore e debitore principale;
– quello fra creditore e fideiussore;
– quello fra fideiussore e debitore.
Ai fini della corretta tassazione della sentenza rilevano, contemporaneamente, il rapporto creditore/debitore principale, che trova il suo titolo nel finanziamento soggetto ad IVA, ed il rapporto creditore/fideiussore, che trova il suo titolo nella fideiussione, dalla quale è derivata la prestazione di garanzia stipulata tra debitore principale e fideiussore in favore del terzo creditore.

In tali ipotesi, secondo la Corte Suprema, l’elemento dirimente ai fini impositivi è il conseguimento da parte del creditore, soggetto IVA, di un unico titolo esecutivo per il soddisfacimento del proprio diritto, a prescindere dal fatto che tale diritto trovi la sua fonte sia nel rapporto principale con il debitore che in quello di garanzia.
La delineata natura del fatto tassabile comporta, come logico corollario, l’identità del prelievo fiscale, indipendentemente dalla circostanza che l’obbligazione di uno dei debitori discenda da un contratto fideiussorio ed abbia connotazioni di sussidiarietà.
Dunque, risulta decisiva la posizione del creditore, dato che la tassazione investe il titolo esecutivo dallo stesso ottenuto.
In altri termini, se il creditore ha la qualità di “soggetto-IVA”, e se l’adempimento reclamato è riconducibile nell’ambito di una fattispecie che implichi l’insorgenza del suo obbligo di pagare l’IVA, come appunto si verifica per chi conceda un prestito di denaro di cui ha diritto alla restituzione, il provvedimento giudiziale assume la consistenza di condanna ad un pagamento sottoposto all’IVA medesima. Tanto basta per giustificare l’operatività del canone della prevalenza dell’IVA sull’imposta proporzionale di registro, atteso che la relativa regola si ricollega al mero assoggettamento di quel pagamento all’IVA, senza che assuma rilevanza la circostanza che la condanna si rivolga contemporaneamente al debitore principale ed al coobbligato solidale, per il quale la fonte dell’obbligo nasce da un rapporto distinto, quale il negozio costitutivo della fideiussione. Per il creditore la condanna ha sempre ad oggetto un pagamento sottoposto ad IVA, quale che sia il soggetto tenuto al pagamento (il beneficiario del finanziamento od il terzo che abbia offerto garanzia).

PRINCIPIO DI DIRITTO

In conclusione, la Corte di Cassazione ha affermato il seguente principio di diritto: “In tema di imposta di registro sugli atti giudiziari, alla sentenza di condanna ottenuta dal creditore sia nei confronti del debitore inadempiente che del fideiussore per il recupero di somme soggette ad IVA, non è applicabile l’imposta di registro in misura proporzionale bensì, l’imposta in misura fissa, senza che assuma rilievo se la stessa sia emessa contro il solo debitore principale, il solo fideiussore o entrambi, non soggetti IVA.”

Sì del Garante privacy allo schema di regolamento sul Cashback del MEF


Il Garante per la privacy, con il parere del 13 ottobre 2020, n. 179, ha espresso opinione positivo sulla bozza di regolamento che definisce il funzionamento del Programma di rimborso in denaro (cosiddetto “cashback”) a favore dei consumatori che effettuano acquisti con strumenti di pagamento elettronici.

In base allo schema presentato dal Ministero dell’economia e delle finanze, i consumatori potranno scegliere di aderire al Programma cashback tramite l’App IO o attraverso banche o società che emettono carte di pagamento (issuer). In questo modo i dati anagrafici e gli estremi delle carte di pagamento scelte per partecipare al Programma saranno comunicati alla PagoPA S.p.a., la società incaricata dal MEF della progettazione e della gestione del Sistema informativo cashback.
Ogni volta che la carta di pagamento registrata sarà utilizzata dal consumatore per l’acquisto in negozio, i dati necessari (ad esempio, data e importo dell’acquisto) saranno trasmessi dalla società che gestisce la transazione (acquirer) al Sistema cashback.
Al termine di ogni semestre, sarà calcolato il rimborso spettante a ciascun consumatore aderente al programma sulla base degli importi dei pagamenti effettuati. Sono inoltre previsti rimborsi speciali, sulla base di una graduatoria, per chi avrà eseguito il maggior numero di transazioni. Sarà Consap (società del Mef) ad occuparsi dell’erogazione dei rimborsi, inclusa la gestione dell’eventuale contenzioso.
Nel corso dell’istruttoria – alla luce dei rischi e delle criticità emerse nell’ambito di un trattamento di dati così massivo, riferibile ad ogni aspetto della vita quotidiana dell’intera popolazione – il Garante ha chiesto di stabilire già nel regolamento stringenti garanzie a tutela delle persone coinvolte.
È stato innanzitutto necessario individuare espressamente i ruoli e le singole responsabilità dei numerosi soggetti coinvolti nel trattamento dei dati. Sono state introdotte misure per garantire che gli acquirer trasmettano al sistema solamente i dati necessari, limitati alle transazioni effettuate attraverso gli strumenti di pagamento registrati dai soggetti aderenti. L’Autorità ha inoltre chiesto di precisare le finalità del trattamento delle diverse tipologie di dati raccolti nell’ambito del programma di rimborso, con particolare riguardo ai dati dell’esercente che potranno essere trattati solo per eventuali reclami. I dati raccolti potranno essere conservati solo per il tempo strettamente necessario.
Particolare attenzione è stata posta sulle modalità con cui l’App IO e i sistemi con i quali istituti bancari e società che emettono carte di pagamento rendono disponibili agli aderenti gli importi dei rimborsi spettanti e la posizione nella graduatoria, in modo che siano conformi al principio di minimizzazione previsto dal Regolamento Ue sulla privacy (Gdpr). Sono state, infine, previste specifiche misure di sicurezza da adottare nel trattamento dei dati, ad esempio per la protezione, mediante funzioni crittografiche non reversibili, degli identificativi degli strumenti di pagamento elettronici.
L’Autorità, prima dell’avvio del programma, verificherà le misure di sicurezza, le modalità e i tempi di conservazione dei dati da indicare nella valutazione d’impatto che dovrà essere trasmessa dal Ministero, riservandosi anche di esaminare alcuni profili di funzionamento dell’App IO.


 

DL AGOSTO: proroga versamenti da dichiarazione per soggetti ISA

Con la Legge di conversione del DL Agosto viene confermata la proroga dei versamenti da dichiarazione per i soggetti che applicano gli indici sintetici di affidabilità fiscale (art. 98-bis)

La proroga riconosciuta ai soggetti ISA consente di regolarizzare gli omessi o insufficienti versamenti a saldo o in acconto dovuti in base alle dichiarazioni, scaduti il 20 agosto 2020, per effetto della proroga già disposta con il dpcm del 27 giugno 2020.
La proroga interessa, in particolare, i soggetti che esercitano attività economiche per le quali sono stati approvati gli indici sintetici di affidabilità fiscale e che dichiarano ricavi o compensi di ammontare non superiore al limite stabilito, per ciascun indice, dal relativo decreto di approvazione del Ministro dell’economia e delle finanze, con riferimento ai versamenti risultanti dalle dichiarazioni dei redditi e dell’imposta sul valore aggiunto correlata agli ulteriori componenti positivi dichiarati per migliorare il profilo di affidabilità, nonché dalle dichiarazioni dell’imposta regionale sulle attività produttive (ove non sussistano le condizioni per l’applicazione dello stralcio dei versamenti IRAP disposto dall’art. 24 del D.L. n. 34 del 2020).


La proroga è riconosciuta anche ai soggetti che presentano cause di esclusione o di inapplicabilità dagli stessi, compresi quelli che adottano il “regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità”, nonché quelli che applicano il “regime forfetario”, ed ai soggetti che partecipano a società, associazioni e imprese aventi i suddetti requisiti di riconducibilità ai “soggetti ISA”.


Ai fini dell’accesso alla proroga i soggetti interessati devono aver subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33 per cento nel primo semestre dell’anno 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.


La reglarizzazione è riconsciuta effettuando i versamenti omessi, senza applicazione di sanzioni, entro il 30 ottobre 2020 con la maggiorazione dello 0,8 per cento delle imposte dovute. In ogni caso non si fa luogo alla restituzione di importi già versati.

Per il professore residente in Olanda l’esenzione biennale non è ripetibile


È inapplicabile la non imponibilità degli emolumenti spettanti, per l’anno accademico 2019-2020, a un docente a contratto, residente in Olanda, che ha già fruito dell’esenzione per le attività prestate negli anni accademici 2016-2017 e 2017-2018 (Agenzia Entrate – risposta 14 ottobre 2020, n. 472).

Secondo l’ordinamento tributario domestico le somme e i valori percepiti in relazione ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa costituiscono redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente. I suddetti redditi sono assoggettati a tassazione con le stesse modalità dei redditi di lavoro dipendente e, ove corrisposti da un sostituto d’imposta, sono soggetti all’applicazione delle ritenute alla fonte.


La normativa domestica deve, tuttavia, coordinarsi con le disposizioni internazionali contenute in accordi conclusi dall’Italia con gli Stati esteri.


Nel caso in esame, occorre far riferimento al Trattato tra Italia e Paesi Bassi per evitare le doppie imposizioni il cui art. 20 (Professori e ricercatori) prevede, al paragrafo 1, che “le remunerazioni che un professore (…) che è, o che era immediatamente prima di recarsi in uno degli Stati, un residente dell’altro Stato e che soggiorna nel primo Stato al solo fine di insegnarvi (. ), riceve in corrispettivo di queste attività non sono imponibili in questo Stato per un periodo non superiore a due anni”.


In sostanza, l’articolo 20 del Trattato stabilisce che le remunerazioni provenienti da uno Stato contraente e corrisposte a professori, membri del corpo insegnante e ricercatori che soggiornino in tale Stato a soli fini di insegnamento o ricerca, siano riconosciute di esclusiva pertinenza impositiva dello Stato contraente di residenza. Il Paese della fonte, quindi, rinuncia al suo potere di tassazione, seppure con un limite temporale che il Trattato stabilisce in due anni.


Esaminando il significato letterale della disposizione normativa convenzionale si rileva come la stessa, recando la locuzione “non sono imponibili in questo Stato per un periodo non superiore a due anni”, stabilisca che la non imponibilità delle remunerazioni percepite da un professore, nel medesimo Stato di soggiorno, sia limitata ad un solo periodo non superiore a due anni consecutivi dall’inizio di tale soggiorno.


Riguardo all’applicazione del limite temporale al caso di specie, ossia al professore che ha soggiornato in Italia negli anni accademici 2016/2017 e 2017/2018, e non vi ha soggiornato per l’anno accademico 2018/2019 ed è tornato nel 2019/2020, non è possibile esentare da imposta i redditi corrisposti all’insegnante residente nei Paesi Bassi a partire dall’anno accademico 2019/2020.